I ‘sovranisti’ di Lega&Cinque Stelle: perfettamente allineati al militarismo del Pentagono

Condividiamo questo articolo da Il pungolo rosso, che ci riporta “coi piedi per terra” al quadro più generale della politica internazionale del governo Conte, oltre la propaganda a tamburo battente su sovranità e emergenza migranti.


Chi ci conosce sa – chi non ci conosce, lo apprende ora – che siamo nemici giurati del cosiddetto “sovranismo” perché la sua unica sostanza è questa: intensificare la brutale concorrenza tra paesi imperialisti per la spartizione del mercato mondiale, intensificare l’aggressività nazionalista di paesi che imperialisti non sono, ma cercano comunque un maggiore spazio in questo stesso mercato. Ed in entrambi i casi si tratta di una prospettiva antagonistica agli interessi dei lavoratori, perché eccita in tutti i paesi uno spirito di competizione all’ultimo sangue tra proletari (che in questa competizione ci rimettono la pelle), e alimenta nei paesi più ricchi sentimenti colonialisti e razzisti nei confronti degli sfruttati del Sud del mondo e degli immigrati. Il “sovranismo” del duo Salvini&Di Maio è esattamente di questo tipo.

Nello stesso tempo, a differenza di certi super-strateghi della ultra-sinistra ultra-sinistrata, abbiamo definito il “sovranismo” di Lega&Cinquestelle, oltre che un pericolo e un veleno, anche una truffa ai danni dei lavoratori (al pari della Brexit). Perché lascia intendere ai lavoratori che “ribellandosi” alle regole dell’UE (posto che lo facesse davvero), il governo in carica diventerà “sovrano”, potrà cioè agire libero da ogni altro condizionamento del mercato mondiale e delle alleanze inter-statali. E di conseguenza, tanto per dire: se gli altri stati europei continueranno con le politiche di austerità, il nuovo governo le archivierà per sempre, spazzando via Jobs Act, riforma Fornero e quant’altro; se gli altri stati continueranno a proteggere banche e grande capitale, già quasi ovunque esentasse, il prode governo legastellato, invece, le toserà per, magari, dare a tutti i precari e i disoccupati (meno che a quegli scrocconi degli immigrati, s’intende) un “reddito di cittadinanza” incondizionato di 780 euro, e anche più; se dappertutto si tagliano le spese sociali a favore di quelle militari, Roma sovrana farà l’esatto contrario, e chi se ne frega dei vecchi impegni di quelli del Pd con la NATO e i produttori di F-35, e così via sovraneggiando. Appunto: una vera e propria truffa!

Quando questo governo si formò, ci parve perfino banale far notare a chi non vuole chiudersi gli occhi a tutti i costi, che la postura anti-UE, anti-tedesca e anti-francese dell’attuale esecutivo non conteneva nulla di tutto ciò. E conteneva invece – perfettamente nel solco della tradizionale politica estera italiana da De Gasperi a Renzi – l’allineamento del cosiddetto “governo del cambiamento” agli interessi e al primato dell’imperialismo n. 1 nel mondo, quello yankee. Che è, lo ricordiamo en passant, il sistematico violatore della “sovranità” della stragrande maggioranza degli stati e nazioni del pianeta – mettiamo tra virgolette il termine “sovranità”, tipico del lontano passato feudale e tornato assurdamente di moda, per la sua totale inadeguatezza a rendere la realtà effettiva dei rapporti tra gli stati nazionali e il capitale globale nel mondo d’oggi.

Ebbene, il recente viaggio del cosiddetto premier Conte a Washington è stato la piena conferma della nostra tesi, spettacolare per la rapidità con cui è arrivata e per il suo carattere incontrovertibile. Il giornale degli industriali francesi, i concorrenti che più temono d’esser danneggiati dal tradizionale e riconfermato asse Roma-Washington, va giù pesante: l’incontro Trump-Conte testimonia “i legami storici di vassallaggio tra USA e Italia” (Les Echo, 30 luglio). In modo un po’ più sobrio Il Foglio (1 agosto) scrive: “Conte ha indubbiamente incassato un successo diplomatico per il riconoscimento da parte degli Stati Uniti di un ruolo di leadership nella stabilizzazione della Libia. Ma su tutto il resto – spese militari, politiche commerciali, sanzioni alla Russia e Tap – il premier indicato dal M5S ha fatto indietro tutta”. Infatti, Conte si è dichiarato d’accordo con la “giusta” richiesta di Trump di “riequilibrare” la spesa bellica in sede NATO, “molto sproporzionata” ai danni degli Usa. Dunque: sì all’aumento delle spese belliche italiane, perfino oltre il +4% (nel 2018) previsto dal governo Gentiloni, perché con quel +4% non ci si avvicina affatto alla soglia pretesa da Trump. E nessuna sospensione dell’acquisto dei bombardieri F-35, “smentendo un’altra battaglia del M5S” (battaglia???? tutt’alpiù una promessucola elettorale). Sull’inter-scambio Italia-Usa Conte si è impegnato a “lavorare” d’intesa con Trump per ridurre l’attuale surplus di 31 miliardi di dollari, e rafforzare l’economia statunitense alla ricerca di nuovi sbocchi garantiti. Sulle sanzioni alla Russia ha convenuto: “non è pensabile rimuoverle oggi”. Dunque, restano lì dove sono, con i relativi danni al capitale made in Italy pur di arginare il rilancio della Russia di Putin, che – al Pentagono non lo dimenticano mai – è la sola grande potenza nucleare comparabile agli Usa. Anche sul Tap, caro a Washington sempre in funzione anti-russa, Conte ha dato le rassicurazioni richieste. Il commento conclusivo del Foglio è: “In sintesi: più spese militari, meno surplus commerciale, mantenimento delle sanzioni commerciali alla Russia e Sì Tap”. Un commento che si ritrova pressoché identico su altri giornali, perché è andata esattamente così. Il sito Formiche aggiunge un particolare di rilievo: anche sul “muso duro con l’Iran di Rohani” Conte si è allineato, e in questo quadro si è decisa a Washington “la nascita di una cabina di regia Italia-Usa per il Mediterraneo contro il terrorismo e il traffico di esseri umani”. Insomma, dalle parti del Pentagono si è assegnato all’Italia un ruolo militare di prima fila nella “guerra al jihadismo”, nella guerra agli emigranti dall’Africa – Trump si è detto entusiasta “per il pugno duro dell’Italia nel Mediterraneo” – e nella crescente occupazione militare dell’Africa (e del Medio Oriente) da parte delle potenze occidentali. Il “governo del cambiamento” si colloca dunque “allineato e coperto” sulla linea del militarismo, militarismo, militarismo. Pentagono+Nato, tanto per … cambiare. Del resto i rapporti del segretario della Nato Stoltenberg con l’attuale governo sono eccellenti, come testimonia il recente incontro con il ministro degli esteri Moavero. Ci possono essere frizioni tra il Quirinale (i suoi ministri nel governo) e Salvini-Di Maio su questo o su quello, mai però sul militarismo – Mattarella era ministro della guerra di D’Alema ai tempi dell’aggressione alla Jugoslavia, mai dimenticarlo!

Abbiamo sempre rifiutato di ridurre l’imperialismo, fase storica di sviluppo globale del capitale, allo stato imperialista n. 1, polemizzando con quanti hanno in passato piagnucolato sull’Italia “colonia degli Usa” sognando da sinistra, anche con argomenti pseudo-rivoluzionari, un posto al sole per un’Italia svincolata dagli Usa, e divenuta la guida (al posto di comando, ovvio) di un’alleanza con i paesi dominati della sponda Sud del Mediterraneo. E certo non scopriremo ora la “battaglia anti-coloniale” di un paese imperialista quale l’Italia, che, pur con tutti i suoi problemi, resta ottavo paese al mondo per super-profitti estratti dal super-sfruttamento dei proletari fuori dai confini italiani. Per noi internazionalisti, la lotta contro il “nostro” governo, il “nostro” stato, la “nostra” borghesia è al primo posto dei compiti del movimento proletario. In unità con i proletari di tutta Europa, dei paesi direttamente dominati dall’Italia e dall’UE, a cominciare da quelli costretti all’emigrazione, e di tutti i paesi del mondo. Contro il militarismo del capitale di “casa nostra”, contro la NATO, e incondizionatamente dalla parte dei movimenti che si battono contro l’uno e contro l’altra. Vecchi fondamentali principi di azione politica, attualissimi.

Proprio a partire da questa inequivocabile posizione, diciamo a quel mix di mascalzoni matricolati e utili idioti che propongono di appoggiare “da sinistra” il governo fascio-stellato a motivo del suo “sovranismo”: la vostra linea politica ha fatto bancarotta totale in 60-70 giorni anche e proprio sul tema a voi più caro. Datevi al gioco d’azzardo on line! Tranquilli, non avete nulla da temere dalle nuove norme introdotte da Giggino. La “guerra” alla criminalità organizzata che ne ha il monopolio, è solo l’ennesima bufala grillo-leghista. A Washington e a Roma si hanno in mente ben altri tipi di guerre…

Post-scriptum

Abbiamo scritto queste rapide note un paio di settimane fa, a caldo. Nel frattempo emergono alcuni dati precisi sul rapporto Usa-Italia del governo Lega-Cinquestelle e su “Conte l’americanista”. Ne parla il sito Business Insider del 24 agosto, riprendendoli dall’agenzia di “shipping intelligence” Kpler. Riferisce di una crescita spettacolare delle importazioni in Italia di petrolio statunitense: 1,9 milioni di barili in aprile, 3,3 milioni di barili in maggio, ben 4,9 milioni di barili in giugno – a sottolineare “la nuova dipendenza italiana dal petrolio Usa, figlia legittima di scelte geopolitiche” anti-Russia. E collega tale crescita alla decisione strategica del Congresso Usa di rendere “possibile le esportazioni di petrolio estratto dai basin di scisto in West Texas, Oklahoma e North Dakota sui mercati europei e asiatico, normalmente dominati da OPEC e Russia”. Logici gli interrogativi che ne conseguono: “come la prenderà Putin, il nostro principale fornitore?”, “come reagiranno i partner europei a questa svolta dichiaratamente filo-statunitense del nostro Paese?“. Giriamo le domande ai sovranisti “di sinistra” de noantri.

La risposta è contenuta in un titolo cubitale di “Libero” del 23 agosto, un giornale che ha il merito di non mandarle a dire. Lo trascriviamo integralmente: “Aria di attacco all’Italia. Può salvarci solo Trump. Tutti si aspettano la speculazione su Borsa e titoli di Stato. La Ue e Draghi non muoveranno un dito per noi. Ci serve la protezione di un alleato forte: piuttosto che chiamare Putin o i cinesi, è meglio affidarsi all’America“. Come sempre, del resto. Il “cambiamento” nel segno della più perfetta continuità. A muso duro contro i “poteri forti” (l’insopportabile strapotere degli 150 sequestrati sulla Diciotti, ad esempio), ma bene al riparo – si capisce – dei più forti tra tutti i poteri: Wall Street, Pentagono, NATO.

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