9 settembre elezioni in Svezia: previsto boom per nazionalisti e sinistra riformista

Domani, domenica 9 settembre, in Svezia si tengono le elezioni nazionali per eleggere un nuovo parlamento e un nuovo governo. Le scorse elezioni del 2014 avevano visto la vittoria dei socialdemocratici che avevano ottenuto il 31.8% e l’elezione a Primo Ministro di Stevan Löfven.

In questi quattro anni, però, anche nel Paese scandinavo i partiti borghesi tradizionali (Socialdemocratici e Moderati) sono entrati in crisi, mettendo in discussione il bipolarismo e spostando i loro consensi sulla sinistra di Vänsterpartiet, ma soprattutto sulla destra populista di Sverige Demokraterna (che ha raddoppiato i suoi voti in quattro anni e, secondo gli osservatori più pessimisti, rischierebbe di diventare il primo partito).

 

I sondaggi della stampa borghese: i numeri

L’esperienza insegna che i sondaggi pre-elezioni vanno letti con una gran dose di scetticismo, non solo perché possono essere e, spesso, sono pilotati da questo o quell’interesse di fazione, ma anche e soprattutto perché il “fattore vergogna” in certe circostanze gioca un ruolo fondamentale. In un Paese come la Svezia, più “conformista” e formalmente più politically-correct di altri, questo è ancora più vero. Se nell’Italia giallo-verde il razzismo è stato sdoganato a tal punto che non è più un tabù- e comunque quasi nessuno si vergognerebbe di dichiararsi elettore di Salvini o tantomeno dei 5S-, in Svezia molti sono ancora restii a dichiararsi pubblicamente elettori di Sverige-Demokraterna e alcuni addirittura dei Moderaterna (il centrodestra). Tenuto conto di ciò, dobbiamo  aspettarci risultati elettorali delle destre (Moderaterna, ma soprattutto Sverige Demokraterna) tristemente superiori alle aspettative. Di seguito, una tabella con la previsione più bassa (sulla sinistra) e quella più alta (sulla destra) e nei paragrafi successivi alcune considerazioni più politiche.

Social Demokraterna (Socialdemocratici) 22-28%

Precedenti elezioni (2014) 31.8%

Moderaterna (Destra conservatrice “moderata”) 16-19%

Precedenti elezioni (2014) 23.3%

Sverige Demokraterna (Destra populista anti-migranti) 16-24%

Precedenti elezioni (2014) 12.8%

VänsterPartiet (Sinistra riformista, paragonabile a RifondazioneComunista) 9-11%

Precedenti elezioni (2014) 5.7%

Liberalerna (Destra liberale) 5-6%

Precedenti elezioni (2014) 5.4%

FI (Iniziativa Femminista, nato da una costola di Vänsterpartiet) 1-2%

Precedenti elezioni (2014) 3.12%

*Altri partiti qui non menzionati sono Mijopartiet (partito ambientale), KD(Cristiano Democratici) e C(Partito di centro)

 

Sverige-Demokraterna

Jimmie Åkesson, leader di Sverige Demokraterna.

Sverige Demokraterna, fondato a Stoccolma nel 1988 è l’unico partito che vorrebbe abolire il diritto all’aborto (in un Paese in cui esiste dal 1938 e non c’è possibilità di obiezione di coscienza da parte dei medici). Vorrebbe inoltre abolire le adozioni per le coppie LGBT, la “pedagogia di genere” nelle scuole e eliminare il congedo parentale maschile (che in Svezia, lo ricordiamo, è di 480 ore retribuite, 90 per il padre, 90 per la madre e le restanti da dividere liberamente. Nel caso delle coppie dello stesso sesso sono tutte divisibili liberamente). Per non parlare delle campane di odio razziale contro i migranti e per la chiusura delle frontiere. In altre parole è un partito apertamente razzista, xenofobo e contro i lavoratori: un simile partito, che vorrebbe rendere la Svezia il Paese che non è mai stato sostiene spesso nella sua propaganda che il crescente peggioramento delle condizioni di vita degli svedesi (come l’aumento della disoccupazione e il problema degli alloggi) sia dovuto ai migranti e al fallimento, al tempo stesso, del famoso welfare scandinavo colpevole di “punire la ricchezza” e bloccare così la crescita mediante l’eccessiva tassazione. Il bacino elettorale di questa organizzazione è variegato e simile a quello del M5s e della Lega in Italia (piccoli e medi imprenditori, pensionati, etc…), ma ciò che più preoccupa è che è costituito anche da molti lavoratori ceduti all’inganno della guerra al più debole, lavoratori che in seguito ai tradimenti dei socialdemocratici, a causa dei limiti del riformismo di Vänsterpartiet anziché spostarsi a sinistra sono finiti nelle braccia del populismo di destra.

Vänsterpartiet

*Jonas Sjöstedt, portavoce di Vänsterpartiet

Una parte dei delusi dalla socialdemocrazia si è spostata verso Vänsterpartiet che appare come la “grande speranza” del “popolo della sinistra” svedese e che ha visto, almeno secondo i sondaggi, raddoppiare i suoi consensi elettorali dal 5 al 10% (se ci riusciranno sarà il miglior risultato dal 1998). V è una organizzazione riformista, erede dello Sverige kommunistiska parti (SKP, il PCI svedese) fondato nel 1921 e che ha visto nel 1990 (dopo la caduta del Muro di Berlino) eliminare il riferimento al comunismo nel nome. L’organizzazione è attualmente guidata da Jonas Sjöstedt e si caratterizza per alcuni punti programmatici (tassazione sui grandi capitali, investimenti pubblici, riduzione della giornata lavorativa a sei ore), per i compromessi coi governi di centrosinistra (Miljöparti e Socialdemocratici) e per l’appartenenza alla famiglia europa di GUE/NGL, la stessa di Rifondazione Comunista. Proprio come l’italiana RC, V è un partito interclassista la cui base militante e elettorale è riconducibile perlopiù a ceti medi e dipendenti impiegatizi (intellettuali, studenti, professori universitari, ecc.), e la cui presenza nella classe operaia è debole e rarefatta, generando di fatto riferimenti e pressioni politico-sociali piccoloborghesi. Nonostante Vänsterpartiet abbia organizzato una raccolta fondi per i lavoratori in lotta del porto di Göteborg (seconda città del paese), non è né pretende di essere un partito operaio né tanto meno rivoluzionario, ma si auto-definisce più genericamente “socialista”, “femminista”, “ecologista”.

La sinistra “radicale” cresce, ma è di un partito rivoluzionario che i lavoratori hanno bisogno

Ѐ enorme il lavoro che attende i rivoluzionari in Svezia. Infatti, a sinistra di Vänsterpartiet nel Paese scandinavo non esiste alcun partito operaio consistente, né tantomeno uno rivoluzionario, dove il principio di autonomia politica della classe lavoratrice sia fondamentale ed indiscutibile; di questo tipo di partito le masse oppresse svedesi hanno bisogno. Un partito in opposizione anche a Vänsterpartiet, abbandonando l’illusione che sia possibile cambiare la natura di quest’ultimo, come sostenuto da Marxistiska Studenter, la sezione svedese della International Marxist Tendency (IMT).

Nessun voto a un partito piccoloborghese “radicale”, a maggior ragione se si è compromesso con la socialdemocrazia rancida al governo, può preparare il terreno al risveglio del movimento dei lavoratori, ma solo la loro organizzazione e politicizzazione in senso rivoluzionario!

 

*Lo spot elettorale dei Socialdemocratici, in cui il Primo Ministro uscente per cercare di recuperare i delusi di sinistra si permette di dire al minuto 0.27 che i soldi delle tasse devo finire nelle periferie e “non ai ricchi capitalisti”.

Matteo Iammarrone

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