Movimento delle donne: rischiamo di perdere un appuntamento con la storia!

Il Collettivo Nadezhda riflette sulla seria possibilità di un mancato rilancio del movimento delle donne in Italia, quando nel mondo continua l’ondata di mobilitazioni di massa contro i grandi processi reazionari e patriarcali, lo sfruttamento e l’oppressione.


Da mesi in varie parti del mondo si sta vedendo il fermento dei movimenti femminili e lgbtqi, primo su tutti l’enorme movimento per l’aborto legale, sicuro e gratuito che è partito dall’Argentina e poi si è diramato conquistando tutto il Sud America. Abbiamo visto una risposta molto forte delle donne negli USA all’elezione di Trump, la depenalizzazione dell’omosessualità in India dopo anni di lotte, la rabbia e la solidarietà delle donne spagnole contro la violenza di genere. Queste esperienze, però, non ci dicono solo che il movimento delle donne oggi assume sempre di più un ruolo centrale nella scena politica mondiale intersecandosi con la lotta di classe, ma ci insegnano, in particolare i movimenti del Sud America, come questo movimento non può più chiudersi nelle proprie rivendicazioni, ma connettersi e fare da spinta propulsiva ad altri settori specifici di sfruttati e oppressi. Questo il movimento femminile può farlo a partire dalla consapevolezza che la violenza di genere non è un mero discorso “uomo contro donna”, di violenza fisica, ma anche di violenza sociale: di disparità strutturale nel salario e nei livelli di disoccupazione e uso del part-time, di relega al lavoro di cura domestica, di esclusione da interi ambiti professionali e di studio. Per non parlare della mancanza delle condizioni sociali minime per tante, diritto all’aborto incluso, per poter scegliere serenamente di diventare madre.

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Questa consapevolezza permette di intersecare i movimenti di genere con tutti gli altri settori in lotta, che siano studenti, lavoratori, pensionati, ecc. ed è proprio questa unità che sta permettendo grandi vittorie e un grande radicamento del movimento delle donne in tutto il mondo.

Ad esempio, seppur in Argentina al Senato non sia passata la legge per il diritto all’aborto, il movimento, che continua e riaccende la sua lotta con la rivendicazione radicale della separazione della Chiesa dallo Stato, non si è limitato a lottare solo per le proprie necessità ma, davanti alla grande crisi economica e le soluzioni proposte da Macri, ha sostenuto e infoltito le già grosse file del movimento degli insegnanti e studenti contro i tagli all’istruzione pubblica e le lotte di tutti i lavoratori contro il governo.

 

Che ruolo gioca l’Italia in tutto questo?

In Italia non ci sono un prolungamento e un’estensione della mobilitazione di massa delle donne scoppiata nel 2016 e alimentata dal riuscito sciopero dell’8 marzo 2017 e dal corteo nazionale dello scorso novembre.

L’ascesa del governo populista e reazionario Lega-M5S ha significato da subito un attacco aperto agli oppressi e agli sfruttati: mantenimento e ove possibile peggioramento della “linea dura” Minniti-PD su immigrazione e sicurezza interna; piena disponibilità a rimanere dentro parametri “ragionevoli” di politica economica e al pagamento degli smisurati interessi sul debito pubblico; retorica oscurantista e clericale contro le donne e le minoranze sessuali.

Di fronte a questa situazione drammatica, è necessaria l’articolazione di una risposta organizzata e di massa. Si è tenuta da pochissimo a Bologna l’assemblea nazionale di NUDM che ha proclamato lo “stato di agitazione permanente” proprio in risposta agli ultimi attacchi che la classe lavoratrice femminile si trova a dover fronteggiare, nella veste di lavoratrici e casalinghe. Appoggiamo la proposta delle compagne della riappropriazione del metodo dello sciopero femminista e saremo a fianco a loro nella lotta.

Crediamo però che la pratica dello sciopero femminista debba andare oltre alle esperienze degli anni passati – convocazione di poche date nazionali – diventando davvero una prassi politica in grado di coinvolgere al suo interno tutti i settori che si stanno organizzando, portando la conflittualità in primo luogo nelle fabbriche e nei posti di lavoro. Crediamo inoltre che lo stato di agitazione permanente si debba sostanziare in un percorso di lotta che miri a coinvolgere al suo interno l’intera classe in modo tale che i contenuti sviluppati dalle lavoratrici possano essere oggetto di discussione e sviluppo di tutto il movimento operaio.

Tale evoluzione è tanto più necessaria perché all’interno del capitalismo anche il ben più antico rapporto patriarcale e di riproduzione assume forme peculiari tali da adattarsi allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: per queste ragioni non si possono slegare le istanza femministe alla lotta di classe. Proprio per questo come Collettivo Nadezdha appoggiamo e rilanciamo le parole d’ordine del Fronte Anticapitalista ed invitiamo le compagne ed i compagni a partecipare alla mobilitazione nazionale contro il governo che si terrà a Roma questo sabato. Mobilitazione che vede come protagonisti proprio i lavoratori e le lavoratrici, immigrati ed immigrate, gli studenti e le studentesse, unici soggetti a partire dai quali è possibile articolare la risposta oggi necessaria.

Oggi, noi donne appartenenti a tutti i settori della società dobbiamo assumerci la responsabilità storica di non tirarci indietro davanti alla forza di tutte le donne che nel mondo stanno lottando giorno per giorno come le nostre madri, le nostre nonne hanno fatto in passato; affinché non ci strappino quello che è già nostro tramite il decreto di politici reazionari come Salvini, Fontana o l’estremista cattolico e maschilista Pillon.

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È indispensabile assumere la stessa consapevolezza delle donne argentine, spagnole, messicane, brasiliane, indiane; è importante capire che la loro lotta è la lotta di tutte le persone sfruttate e oppresse di tutto il mondo e che è indispensabile costruire unitariamente un movimento che riesca a rispondere all’attacco di questo governo.

 

 

Riprendiamoci le nostre vite!

Collettivo Nadezhda

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