Oggi come cento anni fa: CasaPound contro i braccianti in sciopero

  • Category: Lavoro
  • Date: novembre 6, 2018

Da una parte i bracciati, che hanno proclamato lo sciopero. Dall’altra il padrone, che paga i salari con mesi di ritardo, spesso con ore di lavoro che spariscono dalla busta paga.

Secondo la CUB, una situazione “totalmente normale nella sua oscenità” nell’Azienda Angeleri di Guazzora, nell’alessandrino. I lavoratori si sono quindi rivolti alla CUB per contrattare contro il padrone. Dopo che ogni altro sforzo è risultato inutile, l’assemblea dei lavoratori ha deciso di indire lo sciopero, in concomitanza con lo sciopero generale del 26 ottobre. Hanno deciso di lottare, sacrificando in partenza giornate di un salario già basso, al posto di continuare a essere truffati dal padrone.

È quando la situazione sembra sbloccarsi (e la CUB ci tiene a sottolineare: “sembra”) con un incontro in Prefettura che compare CasaPound. Decisi a dimostrare la loro servilità al padrone, una delegazione neofascista visita l’azienda agricola e porta la sua solidarietà all’imprenditore in difficoltà (un mito trito e ritrito, ma buono per ogni occasione). Secondo la loro logica, se un imprenditore dice di trovarsi in difficoltà, è ovvio che a pagare per lui debbano essere i lavoratori. Se invece decidono di scioperare sono degli egoisti.

Specificano che lo sciopero va bene, ma solo se non causa danni economici all’azienda. Insomma, il padrone può tranquillamente decidere di non pagare e licenziare, ma i lavoratori non possono decidere di non lavorare e quindi colpire il padrone dove gli fa male, cioè il portafogli. In caso contrario, bisogna che ci sia l’intervento del manganello per impedirglielo.

Ecco quindi la sintesi del fascismo del terzo millennio (l’ideologia di CasaPound): “i lavoratori sono dei cretini che si fanno strumentalizzare dalla CUB che avrebbe non si capisce quali “scopi politici”; lo sciopero non deve danneggiare l’azienda, un modo viscido per dire che lo sciopero va vietato visto che non si vede come possa avere effetto se è fittizio; il bene dell’azienda è il bene dei lavoratori anche se l’azienda, nei fatti, non rispetta gli obblighi contrattuali.”

La vertenza si è nel frattempo conclusa con un accordo che ha costretto il padrone a pagare gli arretrati. Ma il segnale che i fascisti hanno provato a lanciare è stato interpretato del sindacato nella maniera migliore possibile: “La CUB del Piemonte ha immediatamente organizzato un presidio che si svolgerà sabato 10 alle 11,00 di fronte alla Prefettura di Alessandria in solidarietà ai braccianti dell’Azienda Angeleri e alla CUB di Alessandria e al quale invita tutti coloro che vogliono difendere sul serio la libertà di organizzazione e di lotta dei lavoratori e l’unità della nostra classe.”

CasaPound tira fuori la retorica del corporativismo, cioè imporre la “collaborazione” tra le classi per “il bene di tutti”, ma non c’è bisogno di dimostrare ancora che è tutta una truffa e che il corporativismo in realtà significa solo sofferenza per i lavoratori e profitti per i padroni. Il problema è ancora più concreto: i militanti di CasaPound sono sempre disposti ad aggredire i lavoratori e a caricare i picchetti con mazze, tirapugni e manganelli.

Il caso dell’Angeleri è particolare perché, invece di presentarsi direttamente al picchetto e cercare di intimidire i braccianti, i neofascisti hanno preso pubblicamente posizione dalla parte dell’imprenditore, rispolverando l’alleanza tra agrari e fascisti di quasi un secolo fa. I grandi proprietari terrieri finanziavano gruppi di squadristi affinché aggredissero fisicamente i braccianti, distruggendo le sedi delle Leghe, delle cooperative e del Partito Socialista. Agli agrari si unirono i grandi industriali e fu così possibile reprimere nel sangue quanto ancora restava del Biennio Rosso, il periodo di due anni seguito alla prima guerra mondiale contrassegnato da scioperi e occupazioni di fabbriche durante il quale sembrava veramente possibile la rivoluzione sociale in Italia e la fine del capitalismo, fallito per colpa dei riformisti che allora dirigevano il movimento operaio.

In molti speculano su un ritorno al ventennio non appena viene varata una riforma ancora più reazionaria e a favore dei capitalisti di quella precedente. Il fascismo tuttavia non è una semplice “reazione”, ma un fenomeno storico-sociale con le sue specificità [1]. Per questo La Voce delle Lotte non ha mai definito il governo Salvini-Di Maio come fascista, nonostante sia estremamente reazionario e repressivo nei confronti dei lavoratori. E’ evidente tuttavia che il razzismo alimentato dal governo innegabilmente incoraggia i neofascisti ad aumentare le violenze e gli attacchi fisici.

Per quanto, insomma, non stiamo assistendo a un fenomeno organizzato e su larga scala, come fu invece lo squadrismo negli anni ’20, le aggressioni a militanti di sinistra e immigrati rappresentano un problema sempre più incipiente. Bisogna rispondere colpo su colpo, non solo con manifestazioni di piazza, ma anche e soprattutto mettendo all’ordine del giorno il tema dell’organizzazione dell’autodifesa di classe contro queste aggressioni. È fondamentale promuovere un’opposizione anticapitalista e di massa contro leggi repressive come il Decreto Sicurezza-Immigrazione e contro un governo che non può fare altro che fomentare il clima di odio e intolleranza, essendo incapace di risolvere i problemi sociali dei settori popolari che l’hanno votato.

Gabriele Bertoncelli

 

NOTE

[1] Non si può parlare di trasformazione della società attuale in società fascista, e questo non per avanzare stupide tesi sull’inutilità dell’antifascismo militante, ma per motivi oggettivi. Il fascismo nacque in un periodo in cui l’ascesa delle classe subalterne (operai e braccianti) era inizialmente inarrestabile, e tutti erano convinti che da un momento all’altro ci sarebbe stata la rivoluzione, si è conclusa nel fallimento a causa della direzione riformista. I grandi capitalisti avevano bisogno della violenza per ristabilire l’ordine e di annullare le conquiste fatte dai lavoratori nel Biennio Rosso, come le otto ore al giorno e i fortissimi aumenti salariali, tutte annullate da Mussolini una volta che giunse al potere. Il movimento operaio attuale è in una fase di ritirata che sta durando trent’anni, i grandi capitalisti ottengono tutto quello che vogliono (Jobs Act, riforma Fornero ecc.) grazie anche alla collaborazione delle burocrazie sindacali: non hanno bisogno del fascismo per garantire la loro sopravvivenza e i loro profitti. Per approfondire le specificità del fascismo storico e rendersi conto delle differenze con la fase attuale, si veda l’articolo di Marxpedia su La nascita del PCI e l’ascesa del fascismo.

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