[SPECIALE G20] Le nubi nere di Trump sul G20

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, arriva al vertice del G20 in Argentina con un missile sotto il braccio: si tratta del potere di veto che ha esercitato per distruggere tutte le istanze multilaterali a cui partecipa.

 


 

Al di là dell’esito che il governo di Mauricio Macri vorrà presentare, è probabile che il vertice del G20 finisca in un clamoroso fallimento o in un documento così anodino da lasciare tutti insoddisfatti.

Trump si era già reso protagonista del summit del G7 in Canada a giugno, chiamando il primo ministro Justin Trudeau, ospite dell’incontro, “disonesto e debole”. Il presidente degli Stati Uniti ha lasciato il vertice senza firmare il documento, vanificando i precedenti negoziati.

Aveva fatto lo stesso prima con la NATO, chiedendo che i paesi europei pagassero per la loro sicurezza, poi con l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che descrive come un’organizzazione per garantire il commercio disonesto nei confronti degli Stati Uniti e ha anche annunciato il suo ritiro dall’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, che ha ripetutamente descritto come una “farsa inventata dai cinesi”.

Di fronte a questa triste prospettiva, i funzionari che hanno lavorato al documento finale del G20 hanno fatto tutto il possibile per privarlo di ogni definizione che lo avrebbe condannato prima dell’inizio del Summit. La bozza di risoluzione non richiederà alcun chiaro posizionamento sul libero scambio, in un momento di forte protezionismo da parte degli Stati Uniti, non suggerirà alcun cambiamento nella WTO, né definirà alcuna posizione sui cambiamenti climatici.

Su quest’ultimo punto Trump ha inviato un messaggio inequivocabile martedì, a soli tre giorni dall’inizio del G20. Di fronte a un rapporto devastante, sostenuto da centinaia di scienziati e una dozzina di agenzie federali, che mostra gli effetti devastanti del cambiamento climatico sull’economia, la salute e l’ambiente, Trump ha dichiarato: “Non gli credo”. Una chiara affermazione del suo negazionismo, che non lascia dubbi sull’impossibilità del vertice guidato da Macri di sfoggiare anche solo un vago ambientalismo.

 

Trump contro Xi Jinping: nessun posto per i deboli

Dato lo scenario desolante che mostra il Summit nel suo insieme, tutta l’attenzione è virata sulla possibilità di accordi bilaterali tra le potenze, in particolare all’incontro che avrà Trump e il presidente cinese Xi Jinping, che ha implicazioni per l’economia mondiale.

Mentre durante le elezioni di medio termine negli Stati Uniti, all’inizio di questo mese, Trump aveva annunciato la sua intenzione di raggiungere un accordo con la Cina che sarebbe stato “vantaggioso per entrambi”, lo scenario si è fatto cupo negli ultimi giorni.

Solo una settimana fa, gli Stati Uniti hanno provocato un disastro al Forum di Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC) che, per la prima volta dalla sua fondazione nel 1989, si è concluso senza una dichiarazione di consenso tra i leader partecipanti. Al contrario, c’erano rivendicazioni incrociate tra il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence e il presidente cinese, che si sono accusati di essere ladri, disonesti e di condurre pratiche commerciali sleali.

Dopo questo disaccordo al vertice APEC, Trump ha nuovamente inviato un messaggio lunedì che ha diminuito le aspettative di coloro che almeno si aspettavano un accordo per assicurare un “controllo dei danni” tra le due economie, per evitare un approfondimento delle tariffe che influenzano in una tendenza recessiva dell’economia mondiale.

Mentre nessuno si aspettava che gli Stati Uniti tornassero indietro sui dazi che già applicano ai prodotti cinesi, l’aspettativa era di cercare di non far avanzare il piano per aumentarli dal 10% al 25% a partire dal 1° gennaio 2019, o almeno provare una negoziazione su tali tassi o sui prodotti interessati.

Anche questo scenario minimo è stato contestato da Trump lunedì, quando ha annunciato in un’intervista al Wall Street Journal che era “altamente improbabile” che avrebbe accettato una richiesta da parte di Pechino di fermare l’aumento previsto per il 2019.

Non è la prima volta che Trump cerca di negoziare colpendo il proprio rivale e, come in altre occasioni, le sue richieste sono tanto astratte quanto difficili da soddisfare: “L’unico accordo sarebbe che la Cina aprisse il suo paese alla concorrenza degli Stati Uniti”, ha detto Trump al WSJ, nel messaggio per Xi Jinping quattro giorni prima dell’incontro bilaterale.

Il salto di bellicosità prima dell’incontro con il presidente cinese è arrivato nello stesso momento in cui Trump ha ricevuto l’amara notizia che la casa automobilistica americana General Motors aveva programmato di licenziare 15.000 lavoratori e chiudere diverse fabbriche a causa delle difficoltà causate dalla guerra tariffaria scatenata contro il gigante asiatico.

Il magnate di New York non ha lasciato spazio alla notizia per essere sfruttata dalla Cina e ha minacciato: “Se non raggiungiamo un accordo, allora aggiungerò tariffe addizionali per 267 miliardi di dollari”, lasciando un margine ristretto per una qualsiasi negoziazione e spargendo dubbi sull’unico incontro rilevante che il vertice avrà in Argentina.

 

I leader nei guai

Il G20 potrebbe essere definito come il “vertice degli odiati”, che include xenofobi, razzisti, golpisti, guerrafondai, aggiustatori e assassini.

Tralasciando Trump che, nonostante l’economia a suo favore, subisce una battuta d’arresto nelle elezioni di medio termine che lo rimette in discussione, il Summit sarà composto da una maggioranza di presidenti e leader che sono già in ritirata o che soffrono problemi di politica interna.

Uno dei casi più estremi è quello del principe ereditario saudita Salman Bin Mohamed, accusato dalla stessa CIA dell’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, e responsabile del genocidio in Yemen, attraverso una brutale guerra condotta con armi americane. Il principe arriva in Argentina avendo sul capo una denuncia di Human Rights Watch per i crimini contro la popolazione dello Yemen e per la violazione dei diritti umani dei cittadini sauditi.

Da parte sua, il leader del golpe brasiliano, Michel Temer, parteciperà al summit nello stesso momento in cui si congederà dalla presidenza con il punteggio minimo di consenso nella storia del paese, vicino al 3%. Nel frattempo, il presidente eletto di estrema destra Jair Bolsonaro ha rifiutato l’invito di Temer a partecipare per evitare di esporsi prima del tempo.

Due di quelli che si stanno ritirando sono la tedesca Angela Merkel, che ha annunciato che non avrebbe cercato la rielezione, scatenando una diatriba interna alla ricerca del suo successore, dopo essere stata responsabile per i tagli brutali imposti alla Grecia, la quale ha lasciato la sua popolazione nel miseria, e il primo ministro del Regno Unito Theresa May, che è in linea dopo la negoziazione della Brexit con l’Unione Europea, che potrebbe essere il suo ultimo atto in carica.

Per l’Italia parteciperà il Primo Ministro Giuseppe Conte, eletto dall’alleanza tra Movimento 5 Stelle e l’ultradestra Lega Nord, la quale è salita al governo promettendo di espellere 500.000 rifugiati e migranti.

Macron d’altra parte ha appena affrontato due giorni massicci di blocchi e proteste in Francia contro l’aumento dei carburanti, che si aggiungono al malcontento per le riforme contro lavoratori e pensionati, che hanno ridotto il suo consenso nei sondaggi al 25%.

È quindi possibile che al di fuori dell’incontro tra Trump e Xi Jinping, il resto dei (pochi) incontri bilaterali passi senza alti né bassi per il Summit argentino.

Di fronte a questo scenario, l’ospite Mauricio Macri si aspetta alcuni modesti risultati in investimenti, e sogna con la promessa di Trump di concedergli l’ammissione all’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Trump aveva perso la possibilità di fare questo annuncio durante il G20, e persino il ministro delle Finanze Nicolás Dujovne è stato la settimana scorsa in Europa nel tentativo di “rimediare”. Ma l’OCSE ha pubblicato un rapporto lapidario che mostra che il PIL dell’Argentina diminuirà almeno dell’1,9% nel 2019.

Con la possibilità ora ben lontana di entrare in questa organizzazione, Macri dovrà rispettare l’annuncio degli investimenti che Trump ha già anticipato e con l’eventuale ingresso della Cina in progetti di partecipazione pubblica-privata. Con la tempesta che esiste tra i due paesi, non è difficile indovinare che le promesse degli investimenti saranno variabili e che, come sempre, saranno accompagnate da condizioni a carico dello Stato argentino.

 

Per le strade contro il vertice

Per difendere questo Summit, che non risolverà nulla e in cui i leader più odiati del mondo mostreranno il loro potere, il governo argentino ha ordinato la militarizzazione della città di Buenos Aires con più di 20.000 soldati delle forze repressive e una spesa di 3 miliardi di pesos.

Come in tutti i Summit del G20, sono state convocate manifestazioni per ripudiare questi leader e le loro politiche, e in solidarietà con i popoli del mondo che subiscono la loro oppressione quotidianamente.

Il PTS nel Frente de Izquierda partecipa con contenuti anti-imperialisti e anti-capitalisti a questa mobilitazione.

In questa occasione, spetta ai lavoratori dell’Argentina essere in prima fila, sul posto per ripudiare questo Summit, come hanno fatto migliaia di giovani per anni, dalle manifestazioni contro l’OMC a Seattle nel 1999, fino al vertice ad Amburgo l’anno scorso. Ecco perché venerdì [oggi per chi legge] dobbiamo essere tutti nelle strade e sconfiggere la blindatura che il governo Macri vuole imporci. Abbiamo l’opportunità di unire le nostre rivendicazioni contro il FMI e per il mancato pagamento del debito estero, le bandiere di tutti gli oppressi del mondo.

 

Juan Andrés Gallardo

Traduzione da La Izquierda Diario

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