Attivista rumena della lotta per la casa rischia l’espulsione dall’Italia per cinque anni

Pubblichiamo una conversazione con Madalina Gavrilescu, un’attivista del movimento per il diritto all’abitare di Roma nei Blocchi Precari Metropolitani, cittadina rumena, abitante dell’occupazione di Casal Boccone, che è stata raggiunta da un provvedimento di espulsione nell’arco di 30 giorni dall’Italia, per un periodo di 5 anni. Una misura repressiva gravissima che creerebbe un precedente molto pericoloso per tutti gli immigrati nel paese. Madalina ha ricevuto questa misura da parte della Prefettura di Roma per “motivi di sicurezza pubblica non imperativi” non meglio specificati che però “evidenziano la mancanza d’integrazione”: lo Stato la ritiene “fastidiosa” e dunque la espelle.

Invitiamo tutte le realtà di movimento, sindacali, politiche degli sfruttati e degli oppressi a far conoscere la situazione di Madalina e ad attivarsi in solidarietà a lei e al movimento per la casa romano.


La struttura di Casal Boccone.

Parliamo un po’ di Casal Boccone, di questa occupazione. Quando è nata?

L’8 gennaio 2012.

Ed era prima una residenza di pensionati…

Era un centro per malati di Alzheimer, un centro anziani. Al tempo, questi anziani, insieme ai dipendenti impiegati qui, furono spostati fuori Roma perché il Comune non pagava più l’affitto alla proprietà; chi lavorava qui ha condotto una battaglia negli ultimi mesi di attività del centro, chiedendo di mantenere aperto il centro.

Per circa un anno lo stabile è stato vuoto; lo stato d’abbandono era evidente, sembravano passati dieci anni, non uno. Abito lì circa da quel periodo.

Il giardino recuperato dopo l’abbandono del 2011.

Nessuno più faceva lavori, nessuno più lo manteneva pulito…

Certo, anche perché negli ultimi anni non avevano più rinnovato il contratto con la cooperativa che si occupava di manutenzione, dei lavori di giardinaggio… Perciò si era smesso persino di far scendere in giardino gli anziani ospitati nel centro. Questo giardino che abbiamo qui è famoso perché è stato il primo giardino per malati di Alzheimer aperto a Roma.

Adesso quanti inquilini abitano in questa struttura?

Siamo circa 130 nuclei familiari, in minoranza persone singole, perlopiù famiglie con figli.

C’è una gestione piuttosto organizzata dello spazio. Arrivando qui, ho trovato tre compagni che erano appena tornati in auto con una spesa collettiva…

Sì, in particolare per fare la spesa ci è necessario organizzarci perché il supermercato più vicino non è particolarmente distante, ma per venire qui è tutta in salita e la vecchia fermata dell’autobus che avevamo è stata soppressa, ed è impensabile trasportare certi pesi in salita per tutto quel tratto; chiaro che, non avendo certo tutti la macchina, ci si organizza per fare queste spese collettive.

Da quanto tempo fai parte del movimento per il diritto all’abitare di Roma?

Già prima del 2012: abitavo prima nell’occupazione di via Spalla. Qui a Casal Boccone noi inquilini, dopo 7 anni, speriamo di rimanere…

Quando ti sei trasferita in Italia?

Mi sono trasferita nel 2009. Prima abitavo in Spagna, raccoglievo frutta in campagna, ma i contratti stagionali non permettevano di mettere da parte nulla. Per cui mi sono trasferita poi in Italia, dove viveva già mio fratello: inizialmente era solo una visita, poi ho deciso di rimanere e provare a farmi una vita qui a Roma: in Romania non ho una casa, non ho dei cari che mi aspettano non ho nulla, vengo da un matrimonio finito malissimo.

Venuta qui, mi sono iscritta a scuola per imparare bene l’italiano.

Il concetto principale dell’accusa che ti è stata mossa e che “giustifica” il provvedimento della Prefettura, è che tu non ti sei integrata nella società italiana e per questo sei un pericolo per la sicurezza pubblica. In realtà tu hai studiato l’italiano e lo parli bene, e in questi anni per mantenerti hai lavorato onestamente, non sei una delinquente. Vuoi parlarmi di questo?

Sì, infatti! Diciamo che nei primi anni è stato un po’ difficile perché venivo assunta in nero; mi dicevano: “tu sei rumena, a te non serve un contratto e per assumerti regolarmente abbiamo troppi costi, ci sono tante tasse eccetera, se vuoi il lavoro così va bene, se no…”. Siccome mi serviva lavorare per vivere, accettavo. Poi, finalmente tramite un’amica ho trovato un lavoro con contratto: ero felicissima perché iniziavo subito dopo la firma del contratto; non prendevo molti soldi, era con una cooperativa delle pulizie nei supermercati; con un lavoro del genere non guadagni tanto, ma avevo un’entrata mensile più stabile che mi permetteva di sopravvivere. Dopodiché la cooperativa ha chiuso.

Quanto tempo fa è avvenuto, questo fatto?

L’anno scorso, a fine aprile. In questi mesi, non riuscendo a trovare subito un altro contratto di lavoro, ne ho approfittato per dedicare tempo a curare una malattia che ho, una stenosi multipla sull’esofago che non mi permette di mangiare normalmente e che necessita di interventi chirurgici particolari, perciò ho seguito tutta una terapia all’ospedale Cisanello. Quindi ho avuto il “vantaggio” di non dover chiedere permessi per andare in ospedale, anche se prima erano stati disponibili rispetto a queste mie richieste. A breve dovrei fare altri controlli per vedere se è il momento di riprendere la terapia che ho già cominciato.

Per adesso non la stai facendo, giusto, c’è una pausa?

Per ora no, l’abbiamo interrotta a novembre, perché non si può farla più di tanto in modo continuato, c’è da impazzire a stare sotto anestesia ogni mese, è pesante.

A proposito di vita quotidiana e sopravvivenza, la Prefettura di Roma ti vuole cacciare dall’Italia, ma non tiene conto che tu in Romania non hai una famiglia che può mantenerti, non hai una casa, non c’è un welfare che ti permette perlomeno di sopravvivere, non puoi andare là e dire “sto tranquilla, in qualche modo ce la faccio”.

Non hanno voluto verificare il contesto della mia vita come persone, il contesto di lotta comune, sociale di cui faccio parte qui: non è che Madalina convoca presidi e fa assemblee da sola, isolata… Non si è voluto prendere in considerazione la “normalità” della vita privata di Madalina come singola persona.

La notizia di questo provvedimento contro di te è arrivata quasi in contemporanea con l’apertura del processo a Mohamed Arafat, coordinatore del SI Cobas Piacenza, per manifestazione non organizzata e violenza privata – capi d’accusa che sono usati arbitrariamente contro i lottatori nel movimento operaio e negli altri movimenti, che ti puoi prendere anche se non sei un organizzatore…

Sono ancora sconvolta, ieri in piazza [al presidio di fronte alla prefettura dedicato alla “emergenza occupazioni”, ndr] ero incazzata perché non sono riuscita a spiegarvi meglio la situazione nel mio intervento al megafono. Questa motivazione assurda mi lascia sconvolta, perché tra trenta giorni, anzi di meno perché i giorni stanno passando, dovrei lasciare l’Italia per cinque anni dopo che ho vissuto qui dieci anni…

Tutto questo dà l’impressione di un “via libera” ricevuto da questori e prefetti, per cui già prima, già coi governi più o meno targati PD, ci sono stati tanti arresti e denunce, però adesso possono permettersi misure più “aperte”, senza tanti limiti e dubbi anche nella repressione mirata, caso per caso. In questo senso, sono particolarmente colpiti due settori di lotta particolarmente attivi e significativi, come il movimento romano di lotta per la casa e l’organizzazione sindacale combattiva nella logistica, specie per quanto riguarda il SI Cobas. Per cui, approvato il decreto, via!: processo ad Arafat, che organizza un tipo di lotte che ci sono “da sempre”, in una Repubblica dove il diritto allo sciopero è addirittura tutelato a parole dalla Costituzione, facendo il discorso: “guarda, forse una condanna a qualche anno di galera te la do”; a compagni che hanno semplicemente partecipato a scioperi e picchetti si danno uno, due anni di condanna; a te invece dicono: “questa signora qui ci dà particolarmente fastidio perché è rumena, non è italiana, noi siamo per ‘prima gli italiani” eccetera eccetera” (in un paese dove è difficile prendere la cittadinanza) e usano delle leggi e delle procedure giudiziarie che sono spesso le stesse che erano in vigore con Mussolini, sotto il fascismo, che permettono fogli di via ed espulsioni senza motivi specifici, oggettivi; ti si espelle “per motivi di sicurezza pubblica non imperativi”: non è specificato un vero motivo, non è che tu sei una piromane, un’assassina. Semplicemente sei una persona che abita in un’occupazione, organizza presidi, porta altre persone in piazza, critica le politiche del governo a partire dal mancato diritto a una casa per tutti; dunque dicono: “vediamo se possiamo fare paura a chi fa queste lotte per la casa, soprattutto agli immigrati: questa la cacciamo per cinque anni, per lei sarà molto difficile campare questi cinque anni perché un conto è avere una rete di compagni e amici a Roma, un conto è dover sopravvivere senza alcun appoggio in un altro paese e rischiare una condanna se tentassi di tornare in Italia prima della scadenza.

Sì, una condanna da un mese a un anno, quindi magari un anno di carcere in Italia e poi, chiaro, ti espellono di nuovo. Certo, un po’ di tempo in più in territorio italiano… [sorride]

Certo, nelle belle carceri italiane!

Ci tengo a specificare che qui mi dipingono come una criminale ma io non sono mai arrestata, non ho nessun tipo di condanna penale, nessun processo in corso; ho subito alcune denunce a piede libero, come succede a tanti che partecipano alle lotte sociali. Questo è troppo, come misura e come discorso su di me, su Madalina. Non vengo condannata io, ma la lotta sociale di cui faccio parte: per questo è una condanna assurda sul piano della legge.

Sì, colpiscono te come potrebbero colpire qualunque altro straniero qui dentro con la stessa misura…

Certo, certo.

Giovedì prossimo ci sarà una mobilitazione a Roma, e immagino che dalla prossima settimana una questione importante dentro le iniziative del movimento per la casa sarà quella di difendere il tuo diritto a rimanere in Italia. Se passa questa misura, si crea un precedente molto grave che può colpire qualsiasi immigrato in Italia, anche i cittadini dell’Unione Europea, non solo gli extracomunitari. Un provvedimento così mette in mostra la fragilità delle leggi europee, se si può stravolgere così la libertà di movimento dei cittadini UE all’interno dell’unione.

Sì. Io mi appellerò infatti ai diritti previsti dalla legge europea, che in questo caso è interpretata contro di me senza alcun fondamento: non ci sono i fondamenti per definirmi un soggetto che minaccia la pubblica sicurezza.

Peraltro a Roma questo attacco a te è compreso nell’attacco concentrato che si vuole muovere al movimento, a tutte le occupazioni abitative, per sgomberarle velocemente una dopo l’altra, come si è discusso ieri in prefettura, con una graduatoria stilata e aggiornata “scientificamente”. Un’impresa enorme, visto che ci sono parecchie decine di occupazioni dove vivono molte migliaia di persone.

Il problema è proprio questo: si tratta di migliaia e migliaia di persone. In particolare, lo dico da persona che vive da sola in appartamento, non c’è nessun riguardo verso chi vive per conto suo, da solo, lo Stato ci tratta come se non fossimo persone, come se non avessimo diritti; siamo visti come persone inutili, non abbiamo marito, non abbiamo figli che abitano con noi. Su questo ci siamo sempre impuntati, perché i diritti devono essere per tutti.

Questo tentativo di “farla finita” con le occupazioni mi ricorda quello che è successo a Bologna negli ultimi 4-5, con governi locali, regionali e nazionali PD, dove si stabilì la priorità dello sgombero delle occupazioni abitative in tempi “brevi”, una per una…

Sì, mi ricordo.

… Le hanno prese, le hanno sgomberate, senza offrire soluzioni a chi perdeva quella sistemazione. Il massimo che si è offerto a tante famiglie era la divisione del nucleo familiare: magari i bambini con la madre per un po’ di tempo in un alloggio del comune, e il padre sotto un ponte o rispedito in patria.

Sì, in solidarietà con le famiglie dell’ex-telecom, quando furono sotto sgombero a Bologna, scendemmo in piazza a Porta Pia – anche per quello ho una denuncia! Era il minimo, perché questo noi siamo: se non siamo solidali, chi altro lo sarà? Il PD sarà solidale con noi? Il PD che ci ha affondato? Salvini ha la strada libera perché gli ha facilitato il lavoro Renzi.

Sì, lui per primo, con Minniti, ha detto che chi occupa è un delinquente e va buttato fuori a prescindere; chi non ha un lavoro è colpa sua – in questo senso, Maria Elena Boschi, di fronte al reddito di cittadinanza che di sicuro non garantirà a nessuno di vivere senza lavorare, ha detto addirittura che chi prende questo reddito sta “una vita in vacanza”. C’è un immaginario condiviso da tutti i grandi partiti politici per cui i disoccupati e i lavoratori, gli immigrati, le donne, gli studenti che osano criticare questa miseria sociale, che osano lottare contro lo sfruttamento sono persone che non hanno voglia di fare niente, che vogliono stare in vacanza, che non dovrebbero lamentarsi, che sono pericolosi comunisti (magari “terroristi”) e quindi vanno repressi.

Esatto. Guarda (mostra un documento del centro per l’impiego del 2010): fatta la domanda, andavo sempre a informarmi, ormai mi conoscevano tutti in ufficio, ma non mi è arrivata nessuna offerta di lavoro. E come me tantissimi altri. Sono riusciti solo a darmi una dritta per la scuola per adulti a cui iscrivermi.

In questi prossimi giorni, a fianco delle mobilitazioni del movimento, si tenterà di fermare un’ingiustizia così grave tramite un ricorso…

Infatti, ho già preparato tutti i materiali per dimostrare chi sono, cosa ho fatto in questi dieci anni, perché non sono pentita per quello che ho fatto. Se esci per strada per rivendicare un diritto, per criticare i politici, non è un crimine. Se sostieni la lotta dei lavoratori del Si Cobas, di quelli Almaviva, di tanti altri, non è un crimine. Loro stanno condannando la mia vita sociale, la mia attività sociale.

Sì, loro hanno il bisogno di affermare che chi fa queste attività sociali sia un delinquente, un farabutto, un criminale.

Chi sta lottando deve essere colpito con una misura “anti-sociale”.

Penso che questo punto sia molto importante. Se ci pensi, il discorso di fondo oggi sugli immigrati è “sono troppi, non possiamo farli entrare”. Cosa falsa: da una parte, moltissimi giovani italiani emigrano e si fanno pochi figli, per cui c’è una crisi demografica che gli immigrati aiutano a mantenere sotto controllo; dall’altra, e questo interessa molto di più ai padroni, è più economico avere lavoratori per cui non hai avuto spese di istruzione, sanità eccetera quando erano piccoli, che hanno meno diritti, che lavorano in nero, che sono pagati di meno, che hanno paura di perdere tutto ed essere espulsi, così che non partecipino alle lotte…

… che possono vivere in baracche, tanto lavorano nei campi!

Penso che questa condanna voglia ribadire che, sia che sei dell’Unione Europea, sia che sei extracomunitario, in Italia devi lavorare e stare zitto, devi stare in nero se a me padrone conviene, e la cittadinanza te la devi sudare, tu come i tuoi figli nati in Italia. Questa condanna è un frutto del clima politico xenofobo generale, dove anche il PD su immigrati e sicurezza dice cose molto simili, se non uguali, alla Lega. Ora c’è disillusione anche rispetto al mancato “cambiamento” che doveva portare il M5S, anche qui a Roma dove ha vinto le elezioni comunali. Però finché non si rompe in qualche modo la bolla mediatica “populista”, chi si impegna nelle lotte sociali rimane isolato dalla massa della popolazione, e l partiti politici dei padroni, lo Stato e la polizia ci schiacciano ancora più facilmente.

Sì, questo pensiero più o meno lo condividiamo tutti qui, su questo parlano i fatti: il M5S è un partito debole, che non porta un cambiamento favorevole, Di Maio ogni giorno si alza ne dice una. E tanti dei 5 stelle sostengono Salvini…

Noi come FIR e Voce delle Lotte in queste settimane stiamo sottolineando l’importanza, come data di sciopero generale internazionale, dell’8 marzo, che può fare da perno per una convergenza delle lotte, per l’unità tra movimento dei lavoratori e donne in lotta, così come con gli altri movimenti. Per questo sosteniamo che sia importante che ci sia una pressione sociale sui sindacati perché organizzino questo sciopero, a differenza dell’anno scorso: non solo quelli di base, ma anche la CGIL che sta per fare il suo congresso nazionale. Il nuovo segretario, quasi sicuramente sarà Maurizio Landini, rischia di fare una figuraccia appena eletto, se non fa nulla contro questo governo, anche se lui personalmente non è interessato a partecipare al conflitto sociale, proprio come la Camusso in questi anni. Per noi, se questo sciopero avesse un grande seguito, ci sarebbero condizioni migliori per rompere l’isolamento di chi lotta nei posti di lavoro e nelle città, per rilanciare una lotta politica molto più larga contro il governo e i padroni.

Sì, personalmente ho partecipato a questa nuova ondata del movimento da quando è nata, e ricordo i limiti che ci sono stati rispetto a sciopero e sindacati.

Proprio per questo abbiamo organizzato un dibattito martedì 29 all’occupazione di Province qui a Roma, e ci è sembrato interessante fare questo dibattito coinvolgendo i BPM e il SI Cobas, che sono settori in lotta che secondo noi dovrebbero convergere l’8 marzo con Non Una Di Meno, col movimento femminile, portando e collegando le proprie rivendicazioni.

Tornando a noi, è già stata fissata l’udienza per il ricorso?

Ancora no, entro pochi giorni capiremo come dovremo muoverci precisamente.

È una cosa davvero grave…

Sì, è molto grave, per quello che hanno scritto su di me, per l’imputazione contro di me. Hanno tirato fuori cose del 2014 che non hanno nessuna rilevanza oggi. Guarda la data in cui è stato firmato questo provvedimento… [mostra il foglio]

Ah, 27 febbraio 2018: è passato quasi un anno!

Sì, per consegnarmelo hanno aspettato il decreto sicurezza, non so, tanto come vedi è valido fino al 2020…

Ricorda molto gli anni di Mussolini, del fascismo: con “leggi speciali” si colpiscono i movimenti organizzati degli sfruttati in quanto tali. Molte leggi vigenti ancora oggi sono le stesse di quegli anni, e i bisogno di reprimere i lavoratori, i poveri, è lo stesso. Si puniscono le persone in quanto attivsti sociali, oppositori.

Sediziosi!

 

A cura di Giacomo Danielevic

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