Con l’avallo di Trump e della destra americana, Guaidó si autoproclama presidente del Venezuela

A coronamento dell’escalation di tensione politica nel paese, ieri sia il governo venezuelano sia l’opposizione di destra hanno convocato cortei e concentramenti: il presidente dell’Assemblea Nazionale, in mano all’opposizione, ha fatto giuramento come presidente incaricato del Venezuela, essendo riconosciuto dopo pochi minuti dagli Stati Uniti, che contestualmente hanno invitato “gli altri governi dell’emisfero occidentale” a fare lo stesso; sono stati seguiti a ruota da Luis Almagro, segretario generale in carica dell’Organizzazione degli Stati Americani.

Pubblichiamo un articolo scritto nella serata di ieri, a fatti ancora in pieno svolgimento, dal compagno venezuelano Milton D’León della Liga de Trabajadores por el Socialismo (LTS). Seguiranno altri articoli che approfondiranno e seguiranno il contesto della crisi venezuelana.


In un discorso, dopo aver menzionato una serie di argomenti generici e che nel paese erano stati fatti 53 raduni in diverse città, Juan Guaidó si è rivolto alle Forze Armate rafforzando la sua chiamata a che giochino un ruolo nella situazione attuale, ricordando loro che c’è la legge di amnistia per “coloro che decidono di schierarsi con la Costituzione”, e che dalla prima settimana di febbraio verranno stampate migliaia di copie del testo di questa legge per essere distribuite nelle caserme. Un discorso tutto lanciato verso il giuramento come presidente in carica.

Ha poi dichiarato: “Oggi, 23 gennaio 2019, nella mia veste di presidente dell’Assemblea nazionale, invocando gli articoli della Costituzione (…) davanti a Dio onnipotente, (…) giuro di assumere formalmente i poteri dell’Esecutivo Nazionale come presidente in carica del Venezuela”.

Durante il giorno ci sono state marce di entrambi gli schieramenti, in cui era chiaro che le mobilitazioni chiamate dall’opposizione di destra superavano quelle chaviste, almeno nella città di Caracas e altre come Maracaibo o Barquisimeto , solo per citarne alcune. È interessante notare che, fino al momento in cui abbiamo scritto questo articolo [ieri per i lettori italiani, ndt], la marcia dell’opposizione si è svolta normalmente, fatta eccezione per alcuni atti di repressione a Caracas e in due città dell’interno, dove sono stati segnalati almeno due decessi.

Anche al momento in cui scriviamo, le mobilitazione continua a svolgersi e Maduro non ha fatto alcun discorso. Sebbene sia degno di nota che pochi istanti prima che Guaidó prestasse giuramento come presidente in carica, il presidente della Camera costituzionale della Corte Suprema di Giustizia (fedele al governo) ha esortato l’Ufficio del Procuratore a “agire” in modo “immediato” di fronte alla “condotta criminale” “della dirigenza del Parlamento. Ha dichiarato testualmente: “Questa camera esorta il Ministero pubblico a determinare le responsabilità che possono avere i membri dell’Assemblea Nazionale di fronte all’oggettiva pratica di di comportamenti di tipo delittuoso”: tutto ciò che rende queste ore ancora più tese.

Pochi minuti dopo che Guaidó aveva prestato giuramento come presidente in carica, come in un libretto teatrale scritto in precedenza, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il suo riconoscimento del capo dell’Assemblea Nazionale come “presidente legittimo”, compiendo un salto di qualità nella sua interferenza sulla politica locale.

Per l’opposizione di destra, che rilancia il discorso della sovranità popolare, sembra che questa risieda negli uffici del governo degli Stati Uniti, poiché è più che chiaro a chi stanno conferendo la sovranità di designare legittimo presidente del Venezuela.

Molto similmente, il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA), Luis Almagro, ha dichiarato che “il conto alla rovescia sull’uscita [dalla crisi] del Venezuela” dell’organismo si è fermato. “L’orologio si è già fermato, già da tempo” , ha concluso, sulla stessa linea di Whashington e alludendo al “nuovo presidente in carica” come si è proclamato Guidó. Nel suo discorso, quest’ultimo “nominava”  Gustavo Tarre Briceño come ambasciatore “speciale del paese” presso l’OSA.

E sulla stessa linea è atteso il riconoscimento ufficiale dell’argentino Macri e del brasiliano Bolsonaro [già arrivato, ndt], che aveva già anticipato che, se il presidente dell’Assemblea nazionale si fosse dichiarato presidente ad interim, lo avrebbero riconosciuto. Il Paraguay ha fatto lo stesso, e ci si deve aspettare reazioni simili dagli altri paesi del gruppo di Lima [blocco di 12 paesi americani associatisi nell’agosto 2017 “per una risoluzione pacifica”, cioè filoamericana e imperialista, della crisi venezuelana, ndt] e da tutta la destra continentale.

È più che chiaro che ciò che si manifesta oggi è il carattere golpista del governo di Guaidó e di tutta l’ala destra che lo sostiene, incoraggiato dall’imperialismo, e che fa parte dell’escalation dell’ingerenza degli Stati Uniti e della destra della regione, che usano la demagogia “democratica” per la propria crociata nella regione. Di certo, e lo diciamo chiaramente, ci opponiamo a questo presunto governo di Guaidó.

Ma diciamo anche chiaramente che è il fallimento e crollo del chavismo ad aver portato la situazione a una grande catastrofe economica senza precedenti, di calamità per i lavoratori, avanzando verso un bonapartismo reazionario e repressivo; tutto ciò ha fatto da leva perché questa crociata reazionaria prendesse piede più facilmente.

Inoltre, aprendo la strada alla diffusione delle idee più di destra e apertamente reazionarie, mentre l’attuale regime era sconfitto e s’incrinava sempre più, ha finito con l’imbastardire e alterare concetti socialismo, rivoluzione, persino qualsiasi idea di nazionalizzazione.

La piena responsabilità del chavismo e del suo progetto fallito ha finito col facilitare tutta questa offensiva reazionaria che è stata scatenata da tutto il destrismo continentale e dall’imperialismo per mano della destra creola, raggiungendo livelli sfacciati di interventismo, incoraggiando il colpo di stato come soluzione politica alla crisi del paese, e cioè, tirare fuori un’altra volta gli stivali militari come modo per mettere “ordine” nella crisi nazionale.

Senza dare alcun appoggio politico a Maduro, chiamiamo ad affrontare questo exploit golpista della destra e dell’imperialismo.

(da Caracas) Milton D’León

Traduzione da La Izquierda Diario

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