Picchi di lavoro nel commercio: non è mai “festa” per i lavoratori

Luci abbaglianti nelle vetrine,musiche natalizie sparate a palla, frenesia generale, questo è il clima che più o meno si respira nel periodo natalizio nei grandi centri commerciali, nei supermercati e nei negozio di ogni genere. Se tutto ciò può sembrare allegro e gradevole agli occhi di un consumatore, ci siamo mai chiesti cosa vivono i lavoratori del commercio in questo periodo particolare dell’anno e, similmente, nei picchi di lavoro che coincidono con le feste più importanti e col periodo dei saldi?

Il periodo di Natale per i lavoratori del settore del commercio è una vera e propria tortura, che parte più o meno dal mese di novembre, per terminare nel caso dei più fortunati nel mese di gennaio: non succede altrettanto per chi in seguito si trova a vivere il fantastico periodo dei saldi, ma mi concentrerò qui sul Natale. Il contratto nazionale del commercio prevede un orario settimanale (per i contratti full time) di 40 ore totali, spalmate su sei giorni lavorativi ed un giorno di riposo a recupero della domenica. Nel periodo di Natale la mole di lavoro aumenta notevolmente, e ci si ritrova ad affrontare turi settimanali che variano dalle 60 alle 70 ore settimanali, quindi ben 20/30 ore in più saltando, nella maggior parte dei casi, il giorno di riposo. Tante aziende non pagano queste ore in più come straordinari in busta paga, ma le aggiungono al monte ore del dipendente, ore quindi in più che dovrebbero essere recuperate durante il corso dell’anno ma che nella maggior parte dei casi vengono illecitamente cancellate e perse anche perché non compaiono in nessun documento che sia visionabile dal lavoratore, ma solo nei computer aziendali, a cui gli operai non hanno accesso. Inoltre va considerato anche il fatto che svolgendo un orario settimanale così prolungato, il lavoratore si ritrova ad avere un tempo di stacco tra un turno e l’altro molto esiguo, mentre il contratto nazionale prevede un riposo continuativo di 11 ore fra un turno di lavoro e l’altro. Insomma, concretamente, non si fa in tempo ad arrivare a casa che già si deve tornare sul luogo di lavoro con poche ore di sonno e molte stress accumulato.

Dobbiamo tenere conto che molti lavoratori della grande distribuzione svolgono anche dei compiti che richiedono una certa presenza mentale e fisica, come la movimentazione di pedane molto pesanti tra i clienti, come l’uso di coltelli per disossare la carne, come la gestione e la responsabilità dei soldi alle casse; insomma gli esempi potrebbero susseguirsi a non finire, ma la cosa fondamentale e che per svolgere un qualsiasi compito c’è bisogno di riposo fisico e mentale, e questo viene assolutamente negato ai dipendenti nei periodi di picchi di lavoro, e sembra che nessun padrone si preoccupi di far lavorare i propri dipendenti in sicurezza, ma che piuttosto si preoccupino solo e sempre di accrescere il proprio capitale e sfruttarci fino all’osso, ignorando ogni norma o legge vigente che tutela la nostra salute. Anche il caro Luigi Di Maio, a fine estate per accaparrarsi la simpatia e il voto dei lavoratori, ha ritirato fuori con aria solenne il discordo delle domeniche di chiusura, per rispetto alla sacralità della famiglia, e per rispetto al tempo che ogni lavoratore dovrebbe poter passare con essa, ma sembra del tutto ignorare il fatto che la vita dei lavoratori del commercio viene ridicolizzata e bullizzata ogni giorno dell’anno sul proprio posto di lavoro: con contratti sempre più precari, ogni lavoratore è pressoché obbligato a chinare il capo e subire soprusi e ingiustizie dai vari direttori per potersi assicurare quel poco che gli spetta a fine mese.

Una situazione senza uscita? Sicuramente non cambierà magicamente da sola, e neanche con delle false speranze seminate qui è là dal partito al governo di turno: la situazione può cambiare solo con la lotta dei lavoratori stessi, e di questo ci danno un esempio brillante i nostri compagni facchini nel settore della logistica in tutta Italia. Finché non troveremo anche noi questo tipo di coraggio…al prossimo natale sarà la solita storia.

 

Matilda

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