La Lega dell’Emilia-Romagna chiede repressione contro il SI Cobas

  • Category: Lavoro
  • Date: Aprile 6, 2019

Riportiamo il comunicato apparso ieri a firma dei coordinamenti di Modena e di Bologna del SI Cobas, in risposta ai recentissimi attacchi rabbiosi della Lega emiliana contro il sindacato, colpevole di “adescare” ignari lavoratori stranieri per destabilizzare il grande sistema di sfruttamento dell’industria padana, e quindi “meritevole” d’essere escluso da qualsiasi tavolo sindacale, e impossibilitato a tenere manifestazioni pubbliche, a partire dal corteo di oggi a Modena.

Confermando la sua natura di fedele sgherro politico di padroni e padroncini (prima solo del nord, ora di tutta Italia), la Lega continua a lanciarsi contro il movimento operaio ogni volta che esso, lottando, rovina i piani di assoluta pace sociale della borghesia e dei suoi partiti. In questo, alla faccia della “alternanza” fra partiti al governo, non potrebbe avere maggiore sintonia col Partito Democratico, pilastro politico e istituzionale del sistema di potere economico, tra padroni “progressisti” e finte cooperative, che regna in Emilia.


La Lega Nord, con un’interrogazione alla Regione Emilia Romagna depositata il 27 marzo, chiede di fatto che venga messo fuorilegge il sindacato S.I. Cobas. “La strategia del “Si Cobas”, scrivono i leghisti, sarebbe quella di “insinuarsi nelle aziende ritenute solide attraverso il rapporto con lavoratori connazionali impiegati nelle cooperative, intercettando, fra i lavoratori culturalmente più deboli (quasi tutti stranieri), potenziali iscritti” e “fare proselitismo per poi cogliere un pretesto sindacale e aprire lo stato di agitazione proclamando scioperi”. Detto in altri termini: facciamo il lavoro proprio del sindacato. E quel che è peggio siamo quasi tutti lavoratori stranieri!

L’attacco della Lega è diretto anche verso “movimenti e liste civiche della sinistra radicale” solidali con le nostre lotte “al punto di avere tra loro autorevoli rappresentanti considerati come portavoce”. A preoccupare Lega-Montanini forse c’è anche la lunga lista di adesioni all’appello per la piena assoluzione di Aldo Milani, sottoscritta da importanti giuristi, avvocati, esponenti del mondo accademico, della cultura e dello spettacolo.

A pochi giorni di distanza Antonio Montanini – di per sé irrilevante consigliere comunale, ma rappresentante di specifici interessi economici del territorio – chiede, mediante un OdG presentato al Comune di Modena, con le medesime motivazioni, addirittura le dimissioni dalla commissione antimafia dell’onorevole Stefania Ascari, colpevole di aver favorito un tavolo di confronto al Ministero del Lavoro sulla vertenza Italpizza e di pretendere di fare luce sul torbido sistema modenese degli appalti. In un perfetto balletto pre-elettorale con le motivazioni leghiste, Montanini finisce poi per chiedere che venga vietata la manifestazione indetta dal sindacato per domani a Modena, richiesta che riporta la memoria ai tempi oscuri precedenti alla Repubblica, nei quali erano permessi solamente i sindacati corporativi.

Tralasciando le accuse infondate, diffamatorie e razziste della cordata Lega-Montanini, il tentativo evidente è quello di fare terra bruciata attorno al sindacato, suggerendo alle figure istituzionali che le vertenze sindacali in cui siamo coinvolti non vengano affrontate con tavoli di confronto, ma con l’uso della forza e della magistratura. Di cosa hanno paura questi signori? Che interessi rappresentano? Perché sono così preoccupati del coinvolgimento delle istituzioni nelle vertenze sindacali?
La risposta è scritta nelle premesse dell’interrogazione: “In Emilia Romagna (…) molte imprese ed enti pubblici hanno particolari esigenze di flessibilità in ambito lavorativo” e quindi devono “applicare, in parte o in toto, contratti d’appalto per la forza lavoro”. Questo è il punto centrale delle preoccupazioni Lega-Montani: mantenere intatto il sistema di sfruttamento basato sugli appalti, distruggere il sindacato che maggiormente lo contrasta, ottenendo crescenti vittorie a beneficio dei lavoratori.

Riteniamo la richiesta di mettere fuorilegge il nostro sindacato contraria all’ordine costituzionale, ai più basilari principi democratici – in primis quello della libertà di associazione sindacale, sancito dalla Costituzione – e la definiamo quindi, senza mezzi termini, eversiva.

Domani, sabato 6 aprile, torneremo in piazza a Modena per difendere il diritto allo sciopero, in difesa delle lotte sociali e contro la repressione.
Anche alla luce del gravissimo attacco antidemocratico in atto contro il nostro sindacato, rinnoviamo l’invito a collettivi, movimenti, sindacati, partiti e comitati del territorio a partecipare al corteo, a tenere alta la guardia e a non arretrare di un passo: UNITI SI VINCE!

 

Coordinamenti S.I. Cobas di Modena e Bologna

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