I Gilet Gialli e le elezioni europee

Il 26 maggio si terranno le elezioni per il Parlamento Europeo, mentre in Francia continuano le proteste dei Gilet Gialli e il governo Macron è in una profonda crisi. In questo contesto, pubblichiamo in italiano un appello al voto critico a Lutte Ouvriére dei compagni della Courante Communiste Révolutionnaire (CCR), che animano il giornale online Révolution Permanente e fanno parte del Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA), che alle scorse elezioni presidenziali francesi aveva candidato l’operaio Philippe Poutou. Alle elezioni europee l’NPA non sarà presente perché non si può permettere di pagare la quota prevista, e ha dato il suo appoggio alla lista presentata dal partito operaio Lutte Ouvriére.


Il movimento dei Gilet Gialli e le elezioni europee

Dal 17 novembre dello scorso anno, il movimento dei Gilet Gialli ha scosso la situazione politica in Francia, rimettendo le questioni sociali al centro dei dibattiti politici. Ripensando ai media che fino a quel momento centravano i dibattiti sull’immigrazione, la sicurezza e il terrorismo, è chiaro che il movimento ha focalizzato l’attenzione sulla tassazione ingiusta, sull’alto costo della vita e sui salari bassi e le pensioni. Alla fine di novembre, ciò che era iniziato come una serie di proteste spontanee si è trasformato in un movimento consistente con richieste più ampie, mettendo in discussione le istituzioni antidemocratiche del paese. Il movimento ha ispirato anche un’ampia discussione sul presidente Macron, sulle forze militari repressive e persino sullo Stato in quanto tale. Ancor più, la loro radicalizzazione, i loro metodi e le loro aspirazioni che hanno restituito alla borghesia dopo tempo un certo timore per la rivoluzione.

,Dopo essere stato costretto alla ritirata il 10 dicembre, il governo del presidente Emmanuel Macron ha iniziato una grande operazione per screditare il movimento. Il governo ha reagito con una repressione eccezionalmente violenta, uccidendo un manifestante e ferendone centinaia di altri. Nonostante tutto, il movimento è ancora forte dopo 22 proteste consecutive, materializzando la rabbia avvertita dalla gran parte della società, anche di fronte ad un certo stallo strategico.

In risposta al movimento, il governo ha organizzato il cosiddetto Grande Dibattito, una serie di incontri locali (e online) con funzionari governativi, nel tentativo di incanalare le richieste ricevute dal movimento. Il governo di Macron è riuscito a mobilitare solamente un settore minuscolo (un settore più vecchio, più ricco e più urbano rispetto ai gilet gialli) mentre si occupava solo delle questioni più convenienti al presidente. Nel grande dibattito non è stata detta una sola parola sulla tassa sulla ricchezza e non sono state fornite risposte riguardo alle richieste di abbassare le tasse sul consumo per i lavoratori. Questa cortina di fumo ha avuto un duplice scopo: contenere il danno subìto da Macron dalla nascita dei gilet gialli e fare il primo passo per la campagna elettorale di Macron per le elezioni europee. Tutto questo è costato 12 milioni di euro di denaro pubblico.

 

Una falsa scelta tra Macron e Le Pen

Nonostante la crisi del suo governo, Macron e il suo partito, La République en Marche, sono in testa nei sondaggi sondaggi, seguiti da vicino dal partito di estrema destra di Le Pen, il Rassemblement National (ex FR, Fronte Nazionale). Questo dimostra il grande contrasto tra il clima generale di crisi sociale che il paese ha vissuto negli ultimi cinque mesi e come la crisi si esprime nel piano politico ed elettorale.

Tutte le richieste politiche in Francia negli ultimi mesi hanno riguardato questioni sociali, come salari e pensioni, mentre i politici dell’establishment discutono quasi esclusivamente di immigrazione o se lasciare o meno l’UE.

Inoltre queste domande sono poste come binari: uno o è favorevole o contro l’Unione Europea, a favore o contro l’accoglienza di immigrati. Macron spera di ripetere lo scenario dell’ultima elezione presidenziale, che si è tradotta in un faccia a faccia tra Rassemblement National (i nazionalisti) e La République en Marche (i progressisti, almeno secondo Macron).

Non si può negare che la sinistra abbia la sua parte di responsabilità per questa situazione. Lasciando da parte la frammentazione delle liste elettorali della “sinistra” (senza entrare nella discussione sull’eventuale presenza di elementi di sinistra nelle liste verdi o dei socialdemocratici), tutte queste liste si sono adattate a questa polarizzazione. Da Génération (ex membri del partito socialista) al Partito Comunista, così come la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, tutti hanno fallito nel presentarsi come terzo polo, come alternativa alle opzioni reazionarie offerte.

Il caso di La France Insoumise (LFI) merita di essere esaminato. Mélenchon ha ottenuto il 20% dei voti nel primo turno delle ultime elezioni presidenziali, diventando così la principale speranza per i giovani e i lavoratori. Dopo la vittoria di Macron, Mélenchon ha rappresentato la più forte opposizione al programma neoliberale del governo, e ha sostenuto molti movimenti e manifestazioni. Ma LFI limita la sua opposizione alle istituzioni della repubblica borghese, subordinata a una strategia elettorale per il 2022 [quando si terranno le elezioni presidenziali]. Quando si parla di questioni europee, LFI ha dato molto terreno ai partiti nazionalisti mantenendo una posizione ambigua a favore della “sovranità di sinistra”.

Nel 2015, Mélenchon ha sostenuto Syriza nelle elezioni greche. Il governo Syriza ha mostrato l’impotenza del riformismo contro il capitalismo e le istituzioni europee. Mélenchon in seguito ha detto che l’errore del leader Syriza Alexis Tsipras era quello di non avere un piano B per l’uscita dall’Eurozona. Al giorno d’oggi, per ragioni ellettorali, il suo piano A è quello di rinegoziare i termini dell’UE, e il piano B (che difficilmente cita) è di lasciarla.

 

La classe lavoratrice ha bisogno di una rappresentanza rivoluzionaria e internazionalista

In un contesto come questo, è difficile vedere un’alternativa a questa polarizzazione, un terzo polo che difenda gli interessi dei lavoratori e offra una risposta politica rivoluzionaria alle richieste sollevate dai Gilet Gialli. Le aspirazioni per cambiare il sistema ricevono risposte di riforma. Il radicalismo e la rabbia che è scoppiata sono accolti con proposte di compromesso con chi ci sfrutta. Mentre lo spettro della rivoluzione sta tornando, ci vengono offerti cambiamenti marginali al regime esistente.

Ma questo terzo polo esiste: l’unità della classe operaia di tutti i paesi europei contro l’Europa del capitale. I capitalisti di tutti i paesi europei continuano a competere tra loro e allo stesso tempo cercano di formare un’alleanza che consenta loro di tenere il passo con grandi potenze come Stati Uniti, Cina o Russia. I capitalisti fanno del loro meglio per diffondere il mito secondo cui “gli idraulici polacchi vengono a rubare il lavoro ai lavoratori francesi”, ma non ci facciamo ingannare: le classi lavoratrici di ogni paese hanno interessi comuni e solo loro possono unire tutti i popoli d’Europa. Sono gli unici che possono porre fine al capitalismo, organizzando la produzione in base ai bisogni sociali ed ecologici della maggioranza, non a beneficio di una piccola minoranza.

In queste elezioni, alcuni candidati presentano l’immigrazione come un problema. Sia che vogliano combatterlo e paragonarlo al terrorismo, o risolverlo “alla radice” rafforzando l’interventismo e l’imperialismo francese, siamo contrari ai loro punti di vista xenofobi. Questi sono i nostri fratelli e sorelle di classe, con i quali condividiamo interessi e nemici. Dobbiamo quindi chiedere libertà di movimento e migrazione, senza distinzioni tra “rifugiati” e “migranti economici”.

 

Il fallimento di una lista comune di sinistra

Solo l’estrema sinistra difende costantemente queste idee e può usare le elezioni come tribuna per presentarle. I due principali partiti di sinistra in Francia, Lutte Ouvrière e l’NPA, hanno unito le forze in passato. Nel 1999, LO e la Lega rivoluzionaria comunista (LCR) hanno formato un’alleanza che ha ottenuto il 5% dei voti, postando per la prima volta nella storia rappresentanti trotskisti al Parlamento europeo. La partecipazione alle elezioni europee costa circa 1,5 milioni di euro [in Francia], fatto che costituisce un ulteriore ostacolo antidemocratico per le piccole organizzazioni finanziate esclusivamente dai contributi dei loro membri. Questo è solo un altro motivo per l’estrema sinistra di unire le proprie forze.

Dopo che l’NPA (compresi i militanti di Révolution Permanente) ha proposto un accordo con Lutte Ouvrière, la dirigenza di quest’ultimo non ha voluto presentare una lista congiunta. Di conseguenza, l’NPA non è riuscito a raccogliere le risorse finanziarie necessarie per presentare i propri candidati. Lutte Ouvrière ha presentato i propri candidati, essendo però esclusa dai due grandi dibattiti televisivi, con il pretesto della “libertà di stampa”, cioè della libertà di togliere lo spazio mediatico all’estrema sinistra.

 

Votare per Lutte Ouvrière e organizzare contro il governo Macron

Anche se i rivoluzionari non vedono la partecipazione alle elezioni come la questione cruciale per ottenere un cambiamento radicale nella società, crediamo tuttavia che il modo in cui i nostri lettori sceglieranno di votare il 26 maggio sarà significativo.
Il malcontento sociale che oggi viene espresso dai Gilet Gialli ha portato per anni all’astensione o, peggio ancora, ai voti per il Rassemblement National, il peggior nemico della classe operaia. In un momento in cui i Gilet Gialli mettono in discussione le istituzioni della Quinta Repubblica, discutendo di rivoluzione e cercando di schivare la trappola che è il dibattito sull’immigrazione, è necessario trasformare questa rabbia in un progetto internazionalista e rivoluzionario che difenda gli interessi della sfruttati. Anche se abbiamo divergenze con LO e il suo candidato, Nathalie Arthaud, essi presentano un chiaro programma internazionalista che difende la libera circolazione e la migrazione, e che chiede alla classe operaia di organizzarsi e lottare con un prospettiva rivoluzionaria contro i capitalisti. Sarebbe settario lasciare che le nostre differenze, anche maggiori, siano una barriera all’unità dei partiti che si definiscono rivoluzionari. Questo ci aiuterà ad esprimere le nostre idee nel modo più ampio possibile. Con l’NPA impossibilitato a partecipare, lo diciamo forte e chiaro: i lavoratori, questo 26 maggio, dovranno votare per Lutte Ouvrière!

 

Articolo originariamente apparso su Révolution Permanente, traduzione di Crow

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