Sei proposte per mettere in piedi in Europa un movimento anti-imperialista e di indipendenza di classe contro l’aggressione al Venezuela
Le mobilitazioni contro l'aggressione imperialista di Trump devono anche pu…
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Nelle ultime settimane, il movimento italiano a sostegno della Palestina ha compiuto un balzo in avanti nella lotta internazionalista contro il genocidio in corso, contro l'economia di guerra e la militarizzazione, contro la crescente precarietà e il peggioramento delle condizioni materiali di vita della classe operaia. I nostri compagni francesi di Revolution Permanente hanno avuto l'opportunità di intervistare Cinzia Della Porta, membro dell'esecutivo nazionale e responsabile del dipartimento internazionale dell'Unione Sindacale di Base, nonché membro della segreteria mondiale della WFTU (Federazione Sindacale Mondiale), e José Nivoi, leader del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali e rappresentante dell'USB per il porto di Genova, imbarcato sulla Global Sumud Flotilla e recentemente rientrato in Italia.
Con una inedita convergenza USB-CGIL, due scioperi generali e una manifestazione nazionale oceanica, oltre che innumerevoli cortei territoriali, nelle ultime settimane l’Italia si è fermata più volte per la Palestina. Porti, stazioni ferroviarie, strade, scuole e università bloccate, cortei di massa ovunque. Milioni di lavoratori, lavoratrici e giovani hanno invaso le strade italiane in giornate di mobilitazione che segnano l'inizio di una nuova fase della lotta di classe. Questa esplosione di lotta colpisce per il cambio di passo che determina rispetto al passato recente, in particolare per l’irruzione di un rinnovato protagonismo operaio, tramite i collettivi dei portuali, e la sinergia con settori giovanili e studenteschi. Ora si pone la grande sfida di dare una strutturazione e un orientamento strategico a queste nuove energie liberate, per frenare il traffico di armi verso Israele e sanzionare lo stato sionista, ma anche sedimentare nuovi rapporti di forza nella società a favore della classe lavoratrice. Volevamo aiutare la Palestina a liberarsi, ma la Palestina sta aiutando a liberare noi.
Lo sciopero generale di lunedì ha avuto successo ben oltre il previsto, segnando un punto di svolta carico di potenziale per il movimento contro il genocidio in Palestina. A sorprendere non è stata solo l’ampiezza della partecipazione, ma il protagonismo di giovani, studenti, lavoratori non sindacalizzati. Ora la sfida è strategica: evitare derive avventuriste, contenere le competizioni interne rafforzando la democrazia del movimento e costruire un fronte unico di lotta. In questo senso, spingere Usb e Cgil a convocare uno sciopero generale unitario è una priorità cruciale.
Il 20 giugno è sciopero generale indetto dai sindacati di base, a cui aderiscono i ferrovieri con una manifestazione a Roma. Lo stesso giorno scade la riserva per approvare o meno l’ipotesi di CCNL Attività Ferroviarie che le burocrazie sindacali confederali e autonome hanno firmato lo scorso 22 maggio. Ancora non è ufficiale una data per il referendum che sottoporrebbe il contratto al giudizio dei lavoratori, ma secondo indiscrezioni si svolgerà agli inizi di luglio. In questo scenario è nato il Comitato dei ferrovieri per il NO a questa ipotesi di contratto, un coordinamento unitario tra le assemblee autorganizzate dei ferrovieri di vari settori, i sindacati di base e le riviste militanti di settore che stanno sostenendo la mobilitazione dal basso dei lavoratori. Si tratta di un’esperienza importante, che vede per la prima volta uniti i lavoratori dei settori dell’esercizio ferroviario che si sono maggiormente mobilitati da un anno e mezzo a questa parte, contro una contrattazione a perdere e un peggioramento significativo delle condizioni di lavoro e di vita, che sta riguardando tutti i ferrovieri, così come i lavoratori dell’intero comparto trasporti (significativa la situazione simile di portuali e lavoratori del TPL). Nella stessa data si svolgerà uno sciopero di 8 ore indetto da FIOM-FIM e UILM per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici, un altro settore strategico, come quello dei ferrovieri, nella lotta per forti aumenti salariali e riduzione dell'orario di lavoro, contro riarmo ed economia di guerra.
Lo sciopero non deve rimanere una data isolata: trasformiamolo in un primo momento di convergenza intersindacale tra lavoratori e di alleanza col movimento studentesco e per la Palestina, per costruire un piano di lotta contro il governo.
Per domani venerdì 2 dicembre i sindacati di base hanno indetto uno sciopero nazionale di tutte le categorie e hanno chiamato per sabato una manifestazione nazionale a Roma, con ritrovo Piazza della Repubblica alle ore 14:00.
Ieri il sindacalismo di base ha scioperato contro la guerra e il carovita, con manifestazioni in decine di città, con lo slogan centrale “abbassare le armi, alzare i salari”. Una prima giornata di lotta verso un movimento per la pace basato sulla lotta di classe.
Mentre la guerra russo-ucraina e l’escalation militarista della NATO in Europa continuano, il sindacalismo di base ha promosso una giornata di sciopero generale a partire dal ripudio della guerra e dell’aumento delle spese militari.
Domani si terrà uno sciopero per l’intera giornata in tutto il paese, chiamato unitariamente dai sindacati di base. Una data di mobilitazione che nasce contro la nuova stagione di attacchi alla classe lavoratrice a partire dallo sblocco dei licenziamenti, a cui si è aggiunta ieri l’aggressione alla sede nazionale della CGIL.
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