È uscito il secondo numero di HUB, bollettino di inchiesta contro la militarizzazione dei territori, nato dalla collaborazione tra movimenti anti-militaristi e lavoratori portuali e ferroviari di Livorno, Pisa, Firenze e La Spezia. Nelle prossime settimane inizieranno le presentazioni del bollettino in varie città.
Il progetto HUB continua a rappresentare un importante esempio di coordinamento tra realtà di movimento e lavoratori che sono direttamente coinvolti nella macchina di produzione e trasporto bellico: se gli attivisti organizzati in movimenti possono mettere a disposizione il proprio radicamento nel territorio e le proprie competenze editoriali, i lavoratori sono gli unici che possono conoscere i meccanismi dell’economia bellica dal suo interno.
Sostenere questo tipo di realtà è importante per sviluppare la consapevolezza necessaria a favorire processi di mobilitazione che abbiano al centro il blocco operaio della macchina bellica, finanziata dai governi (con i soldi pubblici) a favore di multinazionali e fondi di investimento, che traggono profitti dall’industria militare. Per questo, come Voce delle Lotte sosteniamo HUB, al quale partecipa un nostro compagno ferroviere che scrive questo articolo.
Per organizzare una presentazione di HUB nella tua città contatta il Movimento No Base o una delle altre realtà che partecipano alla realizzazione del bollettino.
Il secondo numero di HUB si concentra sugli investimenti riversati nel potenziamento delle infrastrutture al fine del loro utilizzo militare, e sulla produzione bellica. Se, quindi, nel primo bollettino venivano mappate le principali dorsali e i nodi della logistica militare su un territorio strategico come quello tosco-ligure, questa volta viene denunciata la penetrazione dell’industria militare nel tessuto produttivo, infrastrutturale e perfino culturale.
Come riportato nel bollettino, ammonta a 40 milioni di dollari l’investimento congiunto di esercito e marina USA per il potenziamento della base militare di Camp Darby, situata all’interno del Parco Naturale di San Rossore. Il progetto prevede un nuovo tronco ferroviario di collegamento con la stazione di Tombolo (PI), un ponte metallico girevole sul Canale dei Navicelli e un terminal di carico/scarico con quattro binari da 175 metri.

Figura 1 – In basso a sinistra i binari della stazione di Tombolo, al centro il ponte girevole sul Canale dei Navicelli, in alto all’interno della pineta il terminal per il carico/scarico di armamenti (immagine estratta dal bollettino HUB n. 2)
A questo denaro proveniente dal portafoglio USA, si aggiungono complessivi 42 milioni di euro pubblici italiani stanziati per il consolidamento degli argini del canale e per lavori idraulici, di cui beneficiano i cantieri navali ma, insieme ad essi, anche il trasporto militare. È infatti attraverso il linguaggio della “sicurezza” e dello “sviluppo economico” che spesso le amministrazioni locali cercano di far passare inosservata la loro complicità ai piani di riarmo.
Anche il porto di Livorno, tra i più importanti snodi logistici del Mediterraneo, è al centro di progetti di ampliamento: per la Darsena Europa sono previsti 800.000 m2 di espansione, oltre 3 km di nuove banchine e il dragaggio di 17 milioni di m3 di materiale (il dragaggio è un’operazione di scavo dei fondali per permettere alle navi di non incagliarsi). I lavori, che dovrebbero terminare entro il 2030, consentiranno un incremento del traffico navale e l’arrivo di navi container più grandi. Nel contesto in cui il porto di Livorno si trova ad essere un nodo strategico del trasporto merci mediterraneo, viene da sé che di questo ampliamento beneficerà anche il traffico di materiale bellico.
Allo stesso modo, a La Spezia Marittima viene potenziato lo scalo ferroviario portuale, con la finalità di implementare il trasporto dei container su rotaia, anziché su gomma. Ma tra i finanziamenti stanziati per i lavori, 9 milioni di euro provengono proprio dal bando europeo “CEF Military Mobility”. Anche a La Spezia, così come a Pontedera e a Palmanova – entrambe stazioni comprese nei corridoi logistici civili e militari TEN-T – il potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria consente di ospitare convogli più lunghi (fino a 740 metri) e più pesanti, come previsto dallo standard logistico europeo che fa del dual-use una prerogativa.
A partire da La Spezia – città la cui economia è strettamente dipendente dalle commesse belliche e in cui almeno l’8% delle persone lavoratrici civili sono occupate nel settore militare – il secondo numero di HUB fa poi una dettagliata rassegna dei principali siti produttivi bellici del territorio tosco-ligure, mostrando come vi si trovi una delle maggiori concentrazioni di industrie belliche italiane: Leonardo, Rheinmetall, Fincantieri, MBDA, CIMA, Renk Group, e ancora DRASS, WASS e Pierburg Pump Technology.
Viene inoltre denunciata la penetrazione dell’industria militare all’interno del tessuto produttivo civile, in Italia formato prevalentemente da Piccole e Medie Imprese (PMI) – che non a caso costituiscono l’80% della base industriale della filiera aerospaziale italiana. Ne è un esempio l’industria galvanica fiorentina, specializzata in lavorazioni di ricoprimento metallico di oggetti di materiale vario, al fine di proteggerli dalla corrosione e di renderli più resistenti, oppure a fini estetici. Ma se di norma le aziende che svolgono questo tipo di trattamento lavorano con settori come l’elettronica o la chirurgia, sempre più spesso stanno ricevendo commesse statali ad alta priorità per il trattamento di proiettili.
Infine, a più riprese il secondo numero del bollettino denuncia gli stretti legami dell’industria bellica con le università. Ne è un esempio l’accordo quadro sottoscritto tra Leonardo e l’Università di Pisa nel 2021, che prevede, tra le altre cose, borse di dottorato finanziate dall’azienda e mobilità del personale tra ateneo e impresa, andando a costituire una forte integrazione tra le due attraverso un rapporto di collaborazione costante. Viene citato anche uno studio di Altreconomia del 2025, secondo cui almeno 8 atenei sui 34 presi in esame (24%) hanno legami con l’azienda bellica MBDA in Italia.
Proprio sul filone della militarizzazione delle università crediamo che sarebbe interessante sviluppare un terzo numero del bollettino, coinvolgendo direttamente il movimento studentesco che lo scorso autunno è stato protagonista del Blocchiamo Tutto in risposta alla chiamata dei lavoratori portuali. A partire da esperienze di coordinamento come HUB, è possibile strutturare percorsi di lotta alla militarizzazione che abbiano al centro la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici direttamente coinvolti/e nel riarmo.
Nelle prossime settimane verranno organizzate iniziative di presentazione di HUB sui territori. Chiunque abbia interesse a organizzare una presentazione nella propria città può contattare il Movimento No Base o una delle altre realtà che partecipano alla realizzazione del bollettino.
Roberto Marchese
Roberto Marchese
Nato a Prato nel 1996, ferroviere e studente di filosofia all'università di Firenze. Collabora con La Voce Delle Lotte approfondendo sul campo le dinamiche sindacali e le lotte dei lavoratori