Dalla mancanza di insegnanti alle classi sovraffollate, dalle condizioni fatiscenti degli edifici alla selezione sociale del sistema Parcoursup: negli ultimi giorni decine di licei dei quartieri popolari dell’Île-de-France sono entrati in mobilitazione. Un movimento partito da Créteil (banlieu dell’area urbana di Parigi) e rapidamente estesosi negli “arrondissement” (zone amministrative della capitale francese) 93, 94 e 95, che ha incontrato fin dai primi giorni una dura repressione poliziesca. Venerdì 25 settembre, a Saint-Denis, un centinaio di persone si sono riunite davanti al commissariato in solidarietà con gli studenti arrestati. In Francia come in Italia, gli studenti sono alla testa delle proteste contro la scuola di classe, la militarizzazione e il razzismo.
Decine di licei in mobilitazione contro il sotto-finanziamento dell’istruzione
La mobilitazione è cominciata lunedì al liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella Val-de-Marne. Dall’inizio dell’anno scolastico il personale denunciava la mancanza di risorse e di personale e le classi sovraffollate, chiedendo quindi maggiori mezzi per garantire condizioni di insegnamento adeguate. Di fronte all’assenza di risposte da parte del rettorato, gli studenti hanno ripreso le rivendicazioni degli insegnanti, aggiungendone di proprie, e hanno organizzato il blocco dell’istituto.
Le immagini della protesta si sono rapidamente diffuse sui social network. Nel giro di pochi giorni, gli appelli al blocco si sono moltiplicati a Sarcelles, Saint-Denis, Champigny, Saint-Ouen, Rosny, La Courneuve, Gonesse, Stains e Drancy, coinvolgendo decine di istituti.
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Al centro della protesta ci sono innanzitutto le condizioni materiali nelle quali gli studenti sono costretti a studiare. Classi che arrivano a 35 alunni, edifici con infiltrazioni d’acqua, presenza di amianto o ratti e, in alcuni casi, aule nelle quali non ci sono neppure abbastanza posti per sedersi. A questo si aggiunge la mancanza di personale: insegnanti, infermieri, assistenti sociali e AESH.
Una studentessa del liceo Jean-Jacques Rousseau di Sarcelles ha spiegato che il blocco riguarda «molti problemi», dalla mancanza di personale alle classi sovraffollate, fino al costo della mensa, che arriva quasi a cinque euro mentre non tutti gli studenti hanno accesso alle borse di studio.
A pesare è anche l’organizzazione della giornata scolastica, con studenti costretti a rimanere negli istituti dalle 8 alle 18. Un problema che aveva già suscitato un ampio dibattito in Francia, con una petizione contro le giornate scolastiche 8-18 che aveva raccolto centinaia di migliaia di firme.
A questo si aggiunge la crescente pressione disciplinare. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i controlli di polizia nei pressi delle scuole e gli investimenti nella videosorveglianza, mentre con l’inizio del nuovo anno scolastico si è aggiunto il divieto dei telefoni cellulari nei licei.
Ma nelle mobilitazioni emerge soprattutto la paura per il futuro. Al centro delle proteste c’è anche Parcoursup, la piattaforma nazionale attraverso cui gli studenti francesi dell’ultimo anno delle superiori presentano le proprie candidature per accedere all’università e agli altri percorsi di istruzione superiore, denunciata dagli studenti mobilitati come uno strumento di selezione sociale. La contestazione di Parcoursup accompagna così quella delle condizioni quotidiane di studio e della mancanza di prospettive per il futuro.
Al liceo René Cassin di Gonesse, ad esempio, gli studenti denunciano contemporaneamente le giornate dalle 8 alle 18, il sovraffollamento dell’istituto, la pressione scolastica e la paura della selezione universitaria. Qui il racconto della mobilitazione di studenti e personale del René Cassin.
«Non abbiamo il diritto di sognare un futuro migliore» è una delle frasi diventate simbolo della protesta. In diversi istituti, il sentimento espresso dagli studenti è quello di essere «abbandonati» e «dimenticati».
Une des multiples interpellations violentes ce matin aux lycées de Sarcelle. Nos élèves ce sont fait arracher leurs pancartes, insulter, plaquer – par la police, la bac, les crs. Une répression implacable pour essayer de stopper le réveil de la jeunesse des quartiers populaires https://t.co/wnlet03P9i
— Louis McKinson (@louismckinson) September 24, 2026
Arresti, lacrimogeni e intimidazioni contro gli studenti
Di fronte ai blocchi, la risposta è stata immediatamente repressiva. In diversi istituti sono intervenute la polizia nazionale, quella municipale e le squadre mobili di sicurezza del rettorato. Gli studenti denunciano cariche, uso di lacrimogeni, intimidazioni e arresti. In questo articolo RP (Revolution Permanente – il nostro giornale fratello e organizzazione politica sorella in Francia) ricostruisce gli interventi della polizia contro i blocchi nei diversi licei della banlieue parigina.
Al liceo Jean-Jacques Rousseau di Sarcelles quattro studenti sono stati posti in stato di fermo, per essere poi liberati alcune ore dopo. A Saint-Denis, tre studenti del liceo Paul Eluard sono stati arrestati venerdì mattina durante la mobilitazione. Nello stesso istituto, già nei giorni precedenti, il personale aveva denunciato intimidazioni da parte della nuova direzione e il deterioramento delle condizioni di lavoro e di studio. RP aveva raccontato la mobilitazione del personale del Paul Eluard contro queste intimidazioni.
Proprio questi arresti hanno portato, la sera del 25 settembre, a un presidio davanti al commissariato di Saint-Denis. Circa cento persone – studenti, universitari, personale scolastico e genitori – si sono riunite per denunciare la repressione e sostenere le rivendicazioni dei liceali.
🔴 SARCELLES | « On est là pour soutenir nos camarades enfermés injustement, alors qu’ils se mobilisaient pour de meilleures conditions d’étude »
Des lycéens et des enseignants de Jean-Jacques Rousseau et de Maryse Condé sont rassemblés devant le commissariat de Sarcelles, dans l’attente de jeunes violemment interpellés ce matin, pendant un blocus.
— Révolution Permanente (@RevPermanente) September 24, 2026
Durante il presidio sono intervenuti diversi partecipanti per denunciare le violenze contro gli studenti. Elsa Marcel, avvocata, militante del Collectif d’action judiciaire ed eletta di Révolution Permanente nel consiglio municipale di Saint-Denis, ha denunciato in particolare il ruolo della polizia municipale, ricordando le intimidazioni contro gli studenti del liceo Bartholdi e denunciando gravi violenze avvenute all’interno del commissariato.
Al presidio erano presenti anche LFI (La France Insoumise), rappresentata dall’assessore comunale Landry Ngang, la FCPE dei genitori degli studenti e la CNT (Confederation Nationale du Travail – sindacato anarchico). Per il Poing Levé (organizzazione giovanile collegata a RP) di Paris 8, Alexis ha sottolineato come la protesta sia direttamente legata alla mancanza di prospettive vissuta dagli studenti: molti, ha spiegato, temono di non riuscire neppure a trovare un posto all’università.
Studenti e personale scolastico insieme contro la repressione
In diversi istituti, gli insegnanti hanno iniziato a mobilitarsi al fianco degli studenti. Al liceo Paul Eluard alcuni docenti hanno interrotto il lavoro in solidarietà con gli studenti arrestati. Al René Cassin di Gonesse, una parte degli insegnanti è entrata in sciopero e ha partecipato al blocco, mentre studenti e personale hanno organizzato riunioni comuni per discutere come proseguire la mobilitazione.
Anche a Sarcelles alcuni membri del personale hanno cercato di creare un cordone di protezione davanti alla polizia e hanno successivamente raggiunto gli studenti davanti al commissariato per chiedere la liberazione dei fermati. Sono inoltre in corso tentativi di coordinamento tra gli istituti della stessa città.
Le rivendicazioni avanzate dagli studenti – più personale e risorse, migliori condizioni di studio e opposizione alla crescente pressione scolastica – coincidono in larga parte con quelle portate avanti da anni dal personale dell’istruzione contro le conseguenze dell’austerità.
Dopo una settimana di blocchi e mobilitazioni, gli studenti stanno ora chiamando a estendere il movimento. Nuovi blocchi sono previsti lunedì e martedì, insieme ad assemblee generali in diverse città del 93 e del 95.
Il prossimo appuntamento sarà quello del 29 settembre, per il quale gli studenti stanno preparando una nuova importante giornata di mobilitazione. Dopo una settimana di blocchi e proteste, diversi collettivi studenteschi chiamano a proseguire ed estendere la mobilitazione, con nuovi blocchi e assemblee nei licei. Tra i motivi della giornata c’è anche la difesa delle APL (Aides personnalisées au logement), gli aiuti pubblici destinati a sostenere il pagamento dell’affitto, minacciati da nuovi tagli che colpirebbero centinaia di migliaia di studenti. La mobilitazione si rivolge inoltre contro «Bienvenue en France» e l’aumento delle tasse universitarie per gli studenti extraeuropei.
Le prime esperienze di mobilitazione comune tra studenti e personale mostrano la possibilità di allargare il sostegno alla protesta. Come avvenuto durante la mobilitazione per il “plan d’urgence 93”, quando studenti, insegnanti e genitori si erano mobilitati insieme, la questione posta oggi è quella di sostenere gli studenti di fronte alla repressione e rafforzare una mobilitazione che, partita dai licei dei quartieri popolari, continua ad allargarsi.
In Francia come in Italia, gli studenti medi sono oggi tra i protagonisti delle mobilitazioni sociali. È una nuova generazione che si mobilita contro un futuro segnato da precarietà e selezione sociale, contro la militarizzazione della società, che nelle scuole assume sempre più anche la forma della repressione e del controllo poliziesco, e contro il razzismo. Dalle mobilitazioni in solidarietà con la Palestina alle lotte contro la selezione e le discriminazioni che colpiscono studenti e giovani stranieri, gli studenti si stanno ponendo all’avanguardia di queste battaglie. Le mobilitazioni di questi giorni nei licei dei quartieri popolari francesi mostrano ancora una volta la volontà di questa generazione di organizzarsi e lottare per il proprio futuro.
Mara Anzalone
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