La normalità come costruzione di classe: la riforma del lavoro di Milei e il ritorno della gleba
Traduciamo questo articolo apparso per la prima volta il 17/02/2026 su La I…
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Traduciamo questo articolo di Maryam Alaniz apparso per la prima volta il 3…
A due mesi dall'inizio del governo di Rodrigo Paz ed Edmand Lara, la Bolivi…
Mentre le minacce di intervento da parte degli Stati Uniti si intensificano…
L'impatto dell'attacco di Trump al Venezuela e il rapimento di Nicolás Madu…
Trump ha dichiarato un “blocco totale” contro il Venezuela, intensificando la sua campagna militare per un cambio di regime. Dobbiamo mobilitarci per porre fine all'ingerenza degli Stati Uniti e lottare per il diritto all'autodeterminazione del Venezuela.
Dopo 5 giorni di sciopero a Genova, accompagnati da presidi e blocchi dell’…
Il quartiere di Bagnoli, nell’area flegrea di Napoli, porta sulle spalle un’eredità complessa e dolorosa: quasi un secolo di industria pesante, tra acciaierie, disastri ambientali e lotte operaie. Dalla grande fabbrica dell’ILVA, simbolo di speranza e resistenza, alla sua dolorosa chiusura nel 1992, la comunità locale si trova oggi ad affrontare le ferite di un passato difficile, con un occhio rivolto a un possibile riscatto. Tra bonifiche mai completate, emergenze sanitarie e progetti di riqualificazione che sembrano spesso sfuggire al controllo dei cittadini, il quartiere si sforza di trovare una via diversa: quella di una partecipazione attiva, di un recupero sostenibile e di una nuova idea di futuro. In questo contesto, il racconto di Bagnoli diventa un simbolo delle sfide di una classe che si scontra con l’Italia e tenta di riscrivere il proprio rapporto con l’ambiente, il lavoro e la partecipazione democratica.
Il 26 ottobre a Colleferro si è tenuta una mobilitazione che ha coinvolto centinaia di persone provenienti da tutto il circondario della Valle del Sacco. Un’occasione per denunciare il genocidio in Palestina, ma soprattutto per contrastare le industrie di armamenti che in tutta la Valle stanno ampliando le produzioni e acquisiscono sempre più controllo del territorio. Una mobilitazione importante e necessaria, ma che ha bisogno di un ruolo più centrale della classe lavoratrice di tutta la Valle e di una rottura totale contro chi queste politiche le sta avallando.
Riceviamo e pubblichiamo il seguente appello, che invita la CGIL e tutti i sindacati di base a scioperare unitariamente il 28 novembre, convergendo sulla data convocata da USB. Come già espresso nell'ultimo editoriale pubblicato, è della massima importanza sprigionare la forza della classe lavoratrice per combattere la manovra finanziaria del riarmo e dei tagli allo stato sociale che il governo sta per approvare. Le giornate del 3-4 ottobre ci hanno dimostrato come l'unità nella lotta sia possibile sfruttando appieno l'autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici e sfidando le burocrazie sindacali.
Nell’editoriale dell’ottavo numero di Egemonia abbiamo illustrato come l’im…
Lunedì 27 ottobre è stata chiamata una assemblea dal collettivo di fabbrica GKN dal titolo “Una Sana Disobbedienza” a cui abbiamo partecipato. L’assemblea è stata un momento di restituzione ufficiale della manifestazione organizzata dal collettivo il 18 ottobre ma anche di riflessione sul futuro della vertenza e della mobilitazione a cui stiamo assistendo in Italia, che avrà come passaggio importante lo sciopero generale dei sindacati di base del 28 novembre. In questo breve articolo riportiamo i punti principali dell’assemblea e dei suoi interventi.
È notizia della scorsa settimana che il parlamento greco a maggioranza conservatrice, con i 153 seggi su 300 controllati dalla destra di Neo Dimokratia, ha approvato la legge che permette la giornata lavorativa di 13 ore sotto alcune condizioni. La scelta è stata contestata da sindacati e opposizione: si apre ora una durissima lotta contro questo barbaro provvedimento che riporta indietro l’orologio della Storia di più di cento anni.
Martedì 21 ottobre, alle ore 18 presso la fermata Metro EUR Palasport, è prevista a Roma una mobilitazione contro Cybertech Europe. L’iniziativa nasce in Israele e da anni promuove partnership tra governi, eserciti e aziende produttrici di tecnologie utilizzate in contesti di guerra e repressione, come Gaza o i Territori Palestinesi Occupati. Si tratta di una fiera che, pur presentata come evento sulla “sicurezza digitale”, in realtà favorisce la promozione di tecnologie per l’industria militare, la sorveglianza e l’intelligence, mettendo in relazione imprese tecnologiche, governi e forze armate. L’appuntamento è un emblema del crescente intreccio tra settore tecnologico e produzione di armamenti e repressione statale, con il complesso militare-industriale e l'intelligence che stanno man mano fagocitando sempre più forza lavoro impiegata nell’industria tech. Dietro questo appuntamento c’è la regia di Leonardo spa, capofila della militarizzazione dell’industria tech italiana, di recente formalmente accusata di complicità con il genocidio dei palestinesi in virtù dei dispositivi che fornisce a Israele. Nel quadro del riarmo imperialista e la digitalizzazione della repressione statale la battaglia contro la conversione bellica dell’industria tecnologica è fondamentale per il ruolo strategico che svolge.
Il prossimo 18 ottobre a Firenze si terrà una grande manifestazione a sostegno del piano di reindustrializzazione di GKN. Nell'articolo proviamo a ricostruire la storia e le caratteristiche delle fabbriche recuperate dai lavoratori, mettendola in contrappunto con la vicenda del presidio operaio di Campi Bisenzio. Se è vero che le fabbriche recuperate hanno un enorme valore prefigurativo, il loro potenziale trasformativo è limitato dal fatto di rappresentare delle isole nel capitalismo. La vertenza GKN può però dare dei suggerimenti per andare oltre questo modello, fornendo un programma per l'interno movimento dei lavoratori, ecologista e contro le politiche di riarmo; per lottare per la Palestina e con la Palestina.
Con una inedita convergenza USB-CGIL, due scioperi generali e una manifestazione nazionale oceanica, oltre che innumerevoli cortei territoriali, nelle ultime settimane l’Italia si è fermata più volte per la Palestina. Porti, stazioni ferroviarie, strade, scuole e università bloccate, cortei di massa ovunque. Milioni di lavoratori, lavoratrici e giovani hanno invaso le strade italiane in giornate di mobilitazione che segnano l'inizio di una nuova fase della lotta di classe. Questa esplosione di lotta colpisce per il cambio di passo che determina rispetto al passato recente, in particolare per l’irruzione di un rinnovato protagonismo operaio, tramite i collettivi dei portuali, e la sinergia con settori giovanili e studenteschi. Ora si pone la grande sfida di dare una strutturazione e un orientamento strategico a queste nuove energie liberate, per frenare il traffico di armi verso Israele e sanzionare lo stato sionista, ma anche sedimentare nuovi rapporti di forza nella società a favore della classe lavoratrice. Volevamo aiutare la Palestina a liberarsi, ma la Palestina sta aiutando a liberare noi.
Il piano presentato da Trump alla Casa Bianca ha ricevuto sin da subito il benestare di gran parte dei regimi arabi, un segnale chiaro che vede soprattutto i paesi del Golfo in prima fila ad inchinarsi dinanzi all’imperialismo occidentale. Non una novità. Infatti se c’è un filo comune che lega l’intera storia palestinese e le sue vicende è quello relativo alla complicità dei regimi arabi nell’avallare le scelte dell’imperialismo. Fu così nel 1937, durante la Grande Rivoluzione, quando invitarono la borghesia palestinese ad arrestare uno dei più lunghi scioperi della Storia, e fu così nelle fasi del cosiddetto processo di pace, soprattutto dopo il 1973. Il comunicato del 29 settembre da parte di Arabia Saudita, Egitto, Emirati e Qatar, con il beneplacito silenzioso dell’Iran, confermano questa regola. I regimi arabi sono i primi alleati dell’entità sionista e soltanto l’azione della classe lavoratrice può cambiare le carte in tavola. Non vi è alcun asse della resistenza che possa in una qualche maniera portare avanti una politica alternativa che punti a una vera emancipazione dei palestinesi e dei popoli arabi.
Dopo la riuscita giornata del 22 settembre, il movimento operaio italiano cresce di intensità. Una giornata di sciopero negli aeroporti avrà luogo venerdì 26 settembre, per i salari e per Gaza, in preparazione della giornata nazionale del 4 ottobre.
Lo sciopero generale di lunedì ha avuto successo ben oltre il previsto, segnando un punto di svolta carico di potenziale per il movimento contro il genocidio in Palestina. A sorprendere non è stata solo l’ampiezza della partecipazione, ma il protagonismo di giovani, studenti, lavoratori non sindacalizzati. Ora la sfida è strategica: evitare derive avventuriste, contenere le competizioni interne rafforzando la democrazia del movimento e costruire un fronte unico di lotta. In questo senso, spingere Usb e Cgil a convocare uno sciopero generale unitario è una priorità cruciale.
Il 22 maggio i vertici delle confederazioni dei trasporti di CGIL, CISL, UI…
In decine di migliaia si stanno presentando alle manifestazioni “Contro l’O…
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Pubblichiamo il comunicato stampa del Coordinamento Specializzand* Organizz…