Banderillas sul corpo delle donne. Come definire altrimenti la decisione della giunta regionale umbra guidata dalla leghista Donatella Tesei che ha abrogato la possibilità del day hospital per la pillola abortiva? È come dire che, poiché non si può abrogare la legge 194, allora si burocratizza la degenza.


La legge che sancisce il diritto delle donne all’autodeterminazione viene applicata a macchia di leopardo secondo un federalismo ideologico ed esasperato. RU 486 è ormai un farmaco antico, i protocolli per il suo utilizzo sono sperimentati e diffusi in Europa e nel resto del mondo. Il day hospital è la procedura standard, la misura di cautela adottata è che alla donna deve essere garantito il contatto immediato con la struttura sanitaria per fare fronte rapidamente a eventuali complicanze.

Invece no, nell’Umbria conquistata dalla destra si impone l’obbligo di tre giorni di ospedale, sacrificando all’ideologia misogina più retriva non solo il diritto di scelta delle donne ma anche la spesa sanitaria che potrebbe essere meglio impiegata. Siamo appena usciti dall’emergenza ospedaliera legata alla pandemia, sono di ieri e dell’altro ieri i casi di donne che non hanno avuto accesso ai servizi ospedalieri, ai reparti per l’interruzione di gravidanza.

Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è un attacco frontale ai diritti delle donne. Non ci sono altre parole per descrivere le recenti decisioni del nuovo governo della Regione Umbria, che ha intrapreso una strada che ci riporta indietro negli anni e che vuole negare la libertà alle donne. La decisione di abolire la delibera del 2018 sull’interruzione volontaria di gravidanza è un atto gravissimo, intrapreso in una Regione che era all’avanguardia in tema di salute, non solo riproduttiva, dagli anni ’70.

In Umbria l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) farmacologica è consentita solo negli ospedali di Pantalla, Orvieto e Narni, mentre non è mai stata organizzata a Terni e Perugia, i principali ospedali della Regione e gli unici universitari, dove poche IVG sono possibili solo tramite intervento chirurgico e con attese medie di 3 settimane. Con la delibera approvata nel 2018, dopo 8 anni di battaglie, era possibile ottenere l’IVG medica con un percorso meno invasivo e più facile per le vite delle donne. Alcuni giorni fa la Giunta leghista di Donatella Tesei ha abrogato quella delibera: ora le donne saranno costrette ad un ricovero ospedaliero di 3 giorni e non avranno ancora nulla a Perugia o Terni.

Ciò genererà un percorso complesso e ristretto solo alle 7 settimane, aumentando di 5 volte i costi per il sistema sanitario. Per questo chiediamo l’immediato ripristino della delibera del 2018, ampliando la somministrazione dell’IVG farmacologica anche agli ospedali di Perugia, Terni, Foligno, e Città di Castello.

Pretendiamo inoltre che si dia piena applicazione alla legge 194, che all’art 2 garantisce la contraccezione GRATIS; che negli ospedali venga sempre garantita la presenza di medici non obiettori e che vengano aumentati gli organici nei consultori, di cui chiediamo il ripristino visto che sono stati ormai sotto-finanziati e quasi del tutto abbandonati a loro stessi da anni. Al Governo nazionale chiediamo che si possa dare la RU nei Consultori ben organizzati (art 8/194) estendendo il trattamento farmacologico da 7 a 9 settimane come nel resto d’Europa.

Pretendiamo che siano garantiti alle donne il diritto all’autodeterminazione e alla libera scelta, non siamo dispost* a tollerare la retromarcia imposta da Simone Pillon, che da anni lavora per rimuovere i diritti duramente conquistati dalle donne, o l’On. Franco Zaffini, incapace di distinguere un trattamento di IVG dalla contraccezione d’urgenza (pillola del giorno dopo). La stessa Presidente delle Regione si è mostrata più volte impreparata sui servizi e sulla situazione in cui versa la Regione che dovrebbe governare.

Non siamo disposti a far pagare alle donne l’incapacità e l’inadeguatezza dell’attuale maggioranza, né tanto meno siamo disposti a cedere a spinte reazionarie che vorrebbero far tornare l’Umbria nel passato, ad un tempo in cui le donne non erano libere di decidere sulla propria vita. Questa classe politica non è all’altezza del compito che dovrebbe ricoprire. A partire da queste ragione, giovedì 25 giugno siamo scese in piazza come Non Una Di Meno transterritoriale Marche, in concomitanza con il Consiglio Regionale, per contestare le recenti delibere della Giunta Tesei, per rivendicare che nessuno deve osare toccare i diritti delle donne.

 

Ylenia Gironella