Ha destato scalpore il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo. La famiglia di Regeni ha denunciato la completa debacle del governo Gentiloni ad al-Sisi. In effetti, nonostante non vi sia stata collaborazione alcuna tra le autorità italiane e quelle egiziane, il governo italiano ha “improvvisamente” deciso di riprendere le relazioni diplomatiche col paese nordafricano. Alcuni ambienti della borghesia liberale di sinistra recriminano al Governo di aver indebolito la propria posizione dinanzi al generale egiziano. Rimproverano, in sostanza, di attuare una politica di potenza non abbastanza aggressiva. La realtà, se analizzata, dice, però, il contrario.

La mossa di Gentiloni di ristabilire i rapporti diplomatici col Cairo è parte di una strategia complessiva per favorire il rafforzamento dell’imperialismo italiano in Africa settentrionale.

L’ISTAT ha rivelato alcune info commerciali sul paese egiziano, che rappresentano uno spunto di riflessione importante per capire le trame strutturali che vi sono dietro le politiche del governo Gentiloni.
Ad oggi, le esportazioni dall’Italia all’Egitto rappresentano un affare di ben 3.081,11 milioni di euro. Gli investimenti diretti all’estero (IDE) delle imprese italiane in Egitto sono pari a 7.936 milioni di euro. Ci sono 130 aziende italiane in Egitto, tutte considerate “grandi aziende” sotto il profilo economico, i cui affari ammontano a 2,5 miliardi di dollari.

La società ENI, oggi multinazionale e un tempo azienda pubblica, sta investendo in Egitto circa 7 miliardi di dollari. Dopo la scoperta del mega giacimento di gas Zohr – ENI sul proprio sito ufficiale la definisce “sensazionale” (https://www.eni.com/it_IT/attivita/storie-persone/zohr.page) – la società oggi guidata da Emma Marcegaglia, ex Presidente di Confindustria, ha messo le mani su un affare da 850 miliardi di metri cubi di gas, un bottino che permetterà alla multinazionale di conquistare la leadership del settore del gas naturale sia in Egitto che in Europa. Allo stesso tempo, l’Egitto potrà esportare energia nel mondo per rilanciare la propria economia.

L’Italia, inoltre, esporta proprio in questo paese circa 2450 chili di armi e munizioni, per un ritorno economico di oltre 1 milione di euro.

Questi aspetti rappresentano elementi fondamentali per capire le trame politico diplomatiche che si celano dietro i punti oscuri del caso Regeni.

L’Italia, infatti, ha riaperto le collaborazioni diplomatiche con il governo egiziano per la questione migranti e i propri affari in Libia. Il Generale al-Sisi è legato politicamente ed economicamente ad Haftar, generale che oggi controlla una parte del territorio libico ostile all’Italia.

Minniti, in una delle sue recenti conferenze, ha spiegato che vi sono reciproche collaborazioni e reciproca fiducia con le autorità libiche. Dopo l’affiancamento della guardia costiera italiana a quella libica, gli oppositori di Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj, presidente del Consiglio Presidenziale e riconosciuto dalla comunità internazionale, lo hanno attaccato considerandolo subalterno a politiche coloniali. Il generale Haftar, leader del parlamento di Toruq, ha un controllo importante nel paese e ha legami con l’Egitto importanti, essendo finanziato da questi, dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Russia. Costui ha emanato un decreto che impedisce alle società italiane di fare impresa nel suo territorio.

Per l’imperialismo italiano si rendeva, quindi, necessaria una mediazione al fine di garantire gli affari delle proprie società capitalistiche nella regione maghrebina.

Per questi motivi il caso molto probabilmente non troverà mai chiarezza e mai sarà fatta “giustizia” per Giulio, ricercatore italiano, sostenitore delle lotte del movimento operaio, venduto dalla burocrazia sindacale e sacrificato sull’altare degli interessi dell’imperialismo targato Italia. Ma è proprio per questo che è necessario rivendicare che la verità venga fuori. Inchiodare Gentiloni dinanzi a queste responsabilità servirà a smascherare la natura imperialista del suo Governo dinanzi alle masse.

Douglas Mortimer