Questo sabato 12 settembre si terrà in Via Zamboni 38 un’assemblea per rilanciare la mobilitazione che chiede giustizia per Fakir, barbaramente ucciso dalla polizia lo scorso 29 luglio. Contro le opzioni istituzionaliste, sarà importante in questo solco mettere al centro la mobilitazione indipendente degli immigrati come lavoratori e l’autorganizzazione nei quartieri contro i decreti sicurezza, le politiche razziste e repressive di Meloni & co. Nell’articolo articolo approfondiamo la prospettiva politica sottolineando come queste parole d’ordine vadano integrate da un’analisi dell’incrocio tra processi di riarmo e militarizzazione ‘interni’ e la militarizzazione delle frontiere ai danni dei migranti promosse dagli stati europei nel quadro dell’UE. Un quadro imperialista da rompere a vantaggio dell’apertura delle frontiere e dell’unità della classe lavoratrice internazionale.


Il caso dell’assassinio di Fakir, per cui si svolgerà una giornata di solidarietà al 38 di Via Zamboni il 12 settembre, a partire dalle 9:30, continua certamente ad essere impattante da un punto di vista umano, ma ancora di più a livello politico. L’impunità delle forze dell’ordine, ora più protette che mai grazie all’annotazione preliminare prevista dal Decreto Sicurezza,1 si inquadra in una cornice ben più fosca di modifica dello stato di diritto delle cosiddette democrazie occidentali. Tale lenta ed inesorabile modifica è legata a doppio filo al razzismo, ormai istituzionalizzato, portato ideologico di una crescente militarizzazione che non nasce tanto, o almeno non solo, dalla crisi Ucraina che, certo, ha comportato un aumento vertiginoso delle spese militari in tutta Europa e in Italia,2 fenomeno su cui torneremo con prossimi articoli. Un fenomeno di ben più lunga durata è infatti la progressiva militarizzazione delle frontiere, specie a partire dalla riforma e l’aumento di potere di Frontex come Agenzia europea della guardia di frontiera e di costiera, nel 2016. L’Italia, naturalmente, è uno dei paesi al centro della militarizzazione delle frontiere europee.3

Fuori da ogni diritto. La militarizzazione della politica migratoria europea

Quando uno Stato, espressione del dominio di classe borghese, affronta una crisi storica, per il giurista nazionalsocialista C. Schmitt incontra un caso limite «non descritto nell’ordinamento giuridico vigente» e, per questo, «nel caso di eccezione, lo stato sospende il diritto»:4 tale stato d’eccezione produce norme fuori dalla logica dello stato di diritto precedente, divenendo poi la nuova normalità e lo caratterizza ab origine, machiavellicamente, la completa arbitrarietà del potere sovrano. È difficile non pensare a Schmitt pensando alle modalità con cui l’Unione Europea e l’Italia hanno risposto alla crisi migratoria, in special modo a partire dal naufragio di Lampedusa del 2013, che portò ad «una nuova era nella SAR [International Convention on Maritime Search and Rescue] nel Mediterraneo Centrale, che risultò in un’aumentata cooperazione tra UE, Libia e le ONG legate alla SAR e Frontex».5 Frontex in questo senso ha svolto un ruolo fondamentale nella militarizzazione delle frontiere e dell’approccio alle politiche migratorie: aggirando ogni obbligo di salvataggio del SAR, infatti, gli stati UE (e l’Italia attraverso l’operazione Mare Nostrum e derivazioni successive) e Frontex hanno iniziato ad accordarsi bilateralmente con la Libia,6 ad esempio, ed altri paesi dallo stato di diritto alquanto dubbio (come il Marocco), in cambio di aiuti militari, dall’addestramento delle marine alla fornitura di imbarcazioni da guerra per il controllo delle frontiere (in generale tra il 2016 e il 2022 gli accordi bilaterali sono aumentati del 46%). Frontex è stato tra gli attori che soprattutto «ha giocato un ruolo chiave nel rafforzamento di un approccio militare al sistema SAR»:7 è noto come in Italia, ad esempio, vi sia stata dopo Lampedusa una continua criminalizzazione delle ONG civili operanti il salvataggio in mare, tanto che nel 2022, ad esempio, vi erano dieci navi di ONG facenti parte di accordi col SAR, mentre ben 11 erano bloccate ai porti del Mediterraneo Centrale per contenziosi con gli Stati. Tutto ciò è avvenuto mentre Frontex vedeva un aumento dei finanziamenti e, con questi, anche gli abusi dovuti a questo corpo militare europeo. Militarismo e violenza razzista e sessista vanno sempre assieme.

Nel rapporto 2023, Statewatch ha documentato le numerose violazioni dei diritti umani operate da militari e sbirri afferenti a Frontex.8 L’integrazione dei vari database nazionali rispetto ai sistemi dei visti, dei viaggi dentro e fuori l’area Schengen ed altro, tutte istanze richieste e portate avanti da Frontex, costituiscono un magazzino di profilazioni contro ogni diritto alla privacy ad uso e consumo della repressione poliziesca e che usa metodi i quali, una volta adoperati per il controllo delle frontiere, possono facilmente essere estesi alla popolazione tutta, come già emerge dal dibattito pubblico per quanto riguarda il controllo biometrico mediante Intelligenza Artificiale. L’approccio militare, oltre a Frontex, vede il dispiegamento delle truppe Nato e del resto la stessa dottrina militare dell’Alleanza Atlantica dal 2022 «considera la strumentalizzazione dei migranti come parte delle tattiche ibride degli stati autoritari [salvo poi, come si è visto, aiutarli militarmente]. Infatti, gli alleati dell’Europa meridionale -soprattutto la Spagna, supportata da Portogallo, Italia e Francia- hanno spinto per l’inclusione dell’immigrazione come un pericolo di guerra ibrida nello Strategic concept [della Nato], sperando di generare un effetto deterrente per proteggere i confini dell’Europa del sud».9 Nato ed Europa, attraverso il Maritime Security Strategy,10 dunque, aggirano i diritti civili trattando il problema migratorio come una questione militare, violando direttamente o indirettamente qualsiasi stato di diritto e ciò si accompagna ad una demagogia razzista che ha anche i suoi effetti sul fronte interno. Non solo i decreti sicurezza aumentano l’impunità degli sbirri, specie quando ammazzano gente non “orgogliosamente italica”, ma, come sottolinea Statewatch, si è scoperto che almeno dal 2021 la Lamorgese sull’argomento migrazione e violazione dei diritti umani, per decreto, ha stretto le maglie della libertà di informazione, includendo i documenti che toccano la cooperazione internazionale tra quelli il cui accesso è ristretto per la sicurezza nazionale11 e, del resto, ciò è diretta conseguenza delle dottrine militari appena citate, a ben pensarci.

Tecnologie militari e soldi

Gli stati di eccezione, per ciò che si è detto ora, non possono che essere la mangiatoia dell’industria militare e delle tecnologie del controllo sociale. Dalla registrazione biometrica dei richiedenti asilo, dal 2016 raccolta nel database dell’EURODAC, alla raccolta di impronte digitali e foto per gli entranti nell’area Schengen attraverso i controlli automatici di visti e passaporti, fino alla legislazione sull’obbligo di includere impronte digitali e immagini facciali nelle carte di identità europee, i controlli automatici e le tecnologie utilizzanti l’IA per il monitoraggio di flussi migratori, ma anche della popolazione autoctona, sono esplosi, specie a partire dal secondo decennio del 2000. Questo aumento del securitarismo e del controllo poliziesco nella libera civiltà occidentale, elementi apparentemente quasi ossimorici, si è accompagnato dal molto più tradizionale foraggiamento pubblico all’industria militare europea: insomma, se ai baffetti e alle pelate del secolo passato si son sostituiti gli algoritmi, i flussi, questa volta di miliardi, van sempre nelle stesse mani, al grande capitale. Il budget europeo per il comparto militare e della sicurezza, attraverso i programmi Horizon, è stanziato di sette anni in sette anni e dagli stanziamenti del periodo 2014-20 a quelli del 2021-27 vi è stato un aumento di fondi del 123% (da 19,7 miliardi a 43,9), mentre per le tecnologie in rapporto ai flussi migratori in particolare vi è stato un aumento di fondi del 97%, come nota sempre Statewatch in un suo report.12 Naturalmente, vista la natura degli accordi bilaterali con paesi democratici come Libia e Marocco, anche molti soldi di voci come Aid and development funds vanno alle tecnologie per il controllo delle frontiere. Di seguito una lista elaborata da Statewatch13 di come questi fondi per le tecnologie del controllo delle frontiere sono ripartiti tra i progetti elaborati dalle industrie belliche europee:14

In particolare, «c’è un significativo entusiasmo in UE e nelle istituzioni degli stati membri per l’ulteriore sviluppo delle nuove tecnologie»,15 in special modo l’IA, per automatizzare i controlli e l’analisi dei rischi rispetto ai flussi migratori. Come gli algoritmi di queste intelligenze artificiali possano essere ce lo si può immaginare dai report statistici elaborati da Frontex, che partono da presupposti e classificazioni razziste e classiste, ma che naturalmente sono presentati come scientifici ed imparziali.16 Secondo un dirigente della compagnia francese IDEMIA

Attraverso l’uso di servizi da remoto, i viaggiatori possono iniziare il proprio viaggio comodamente da casa. Per esempio, possono completare in modo sicuro il check-in biometrico tramite un selfie. Il software all’avanguardia dell’app include sistemi di rilevamento degli attacchi di presentazione. Cresce inoltre l’interesse per le tecnologie biometriche senza contatto: i dispositivi touchless possono identificare i viaggiatori anche mentre sono in movimento, aumentando l’efficienza e migliorando l’esperienza dell’utente, nel rispetto della loro privacy17

Conclusioni

L’impunità degli sbirri nel caso di Fakir, come in molti altri casi, deve incoraggiarci all’analisi di come il crescente militarismo delle società occidentali, e dell’Italia in particolare, sia necessariamente accompagnato a una maggiore repressione, che passa per un razzismo istituzionalizzato, tecnologico e militare. In un momento di instabilità politica ed economica senza precedenti, non solo le industrie pesante e militare traggono vantaggi da sanzioni, protezionismo e prebende pubbliche, come tipico delle epoche sull’orlo della guerra, ma tutto ciò si accompagna ad uno stato di eccezione che lo stato borghese non può che risolvere con repressione ed autoritarismo, come è evidente nel caso dei migranti. Ma il caso diventa norma e l’aggiramento dello stato di diritto per il controllo dei flussi migratori è sempre più presente anche nel lato ‘interno’, come si è visto nelle limitazioni della libertà di informazione o nella repressione arbitraria e violenta dei movimenti politici. Lo Stato borghese ed imperialista, insomma, si mostra sempre più col suo vero volto non solo nei paesi dipendenti del ‘Sud globale’, ma anche verso la propria popolazione: un manipolo di uomini armati a difesa della proprietà privata. Per questo come comunisti pensiamo che la lotta al capitalismo debba passare anche attraverso la lotta contro lo Stato e, dunque, innanzitutto lottando contro ogni restrizione delle libertà individuali e collettive per classi e ceti oppressi. Bisogna quindi chiedere l’abolizione di Frontex e delle missioni Nato alle frontiere e, perciò, lottare per la rottura di quel baraccone imperialista che è l’Unione Europea, quella cosiddetta ‘fortezza Europa’ che sempre più ricorda gli anni ’20, sì, ma del secolo scorso. E allora riprendiamo anche noi, oggi più che mai, la vecchia parola d’ordine ‘pace tra gli oppressi, guerra agli oppressori’: ovverosia, siano aperte le frontiere ai compagni e ai lavoratori di tutto il mondo e, invece, la si faccia finita con chi ne determina lo sfruttamento ed il massacro, loro e nostro.

Matteo Pirazzoli

Note

1Cf. https://www.lastampa.it/cronaca/2026/07/21/news/fakir_bologna_nuova_norma_scudo_penale_cosa_e-15695339/

2Cf. https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/29/spesa-militare-aumento-miliardi-difesa-notizie/8176244/

3Cf. G. Compesi, Italy and the Militarisation of Euro-Mediterranean Border Control Policies, in E. Burroughs, K. Williams (ed. by), Contemporary Boat Migration: Data, Geopolitics, and Discourses, Rowman & Littlefield, Lanham, 2018, pp. 51-72.

4C. Schmitt, Teologia politica, G. Miglio e P. Schiera (a c. di), C. Schmitt, Le categorie del “politico”, Il Mulino, Bologna, 1972, p. 33.

5L. Vives, A. Banos, Maritime Sar Systems in the EU: Convergence and Co-optation into the Anti-Immigration Border, in Journal of Borderline Studies, XL, 3 (https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/08865655.2024.2356775#abstract). Mia traduzione.

6Come tale approccio permetta di aggirare gli accordi internazionali per quanto riguarda i diritti umani, acconsentendo ad un controllo indiretto dei flussi migratori attraverso il sostegno de facto di bande armate, di mafie e di lager dove si assassinano e torturano persone, si veda Is Italy Internationally Responsible for the Gross Human Rights Violations against Migrants in Libya? (https://www.qil-qdi.org/is-italy-internationally-responsible-for-the-gross-human-rights-violations-against-migrants-in-libya/).

7L. Vives, A. Banos, Maritime Sar Systems in the EU, cit.

8Cf. Statewatch et al, Frontex and Interoperable Databases: Knowledge as Power? (https://unredacted.uk/documents/20230201-STW-Report-8165), p. 2.

9M. Kinacioglu, Militarized governance of migration in the Mediterranean, in International Affairs IC, 6 (https://academic.oup.com/ia/article/99/6/2423/7280010). Traduzione mia.

10Cf. Ibid.

11Cf. https://statewatch.org/news/2022/august/italy-migration-borders-and-freedom-of-information-decree-aims-to-nullify-any-glimmer-of-transparency/

12Cf. Statewatch, Europe’s techno border, July 2023, pp. 5-13.

13Ibid.

14Ivi, p. 19.

15Ivi, p. 28.

16Cf. Statewatch et al, Frontex and Interoperable Databases: Knowledge as Power?, cit.,

17Ivi, p. 41.

Nato nelle terre dei Pico nel 1989, ha studiato economia a Modena e filosofia a Bologna. Attualmente è dottorando in storia della filosofia alla fondazione San Carlo di Modena.