Ieri è morto, ammazzato dalla polizia presso il quartiere Pilastro di Bologna, Abderrahim Fakir, un uomo di 42 anni, immobilizzato, ammanettato e soffocato da due sbirri sotto lo sguardo degli operatori del 118. Ieri sera è stato indetto immediatamente un corteo cittadino presso il quartiere dai famigliari, e oggi ci sarà un presidio alle 19 in piazza Nettuno. Rimandiamo inoltre all’appuntamento alle 22 all’interporto, dove il SI Cobas ha proclamato uno sciopero regionale con il blocco di tutte le merci e di tutti i magazzini.


L’assassinio di stato, barbaro, di un uomo soffocato mentre chiede aiuto, è immortalato da un video di parecchi minuti che fa rabbia e lascia spaesati: l’impunità di cui gode o pensa di godere la polizia (e la deresponsabilizzazione degli operatori del 118!), la bava alla bocca dei reazionari, protetti dai vari disegni di legge e decreti sicurezza, come quelli 2025 e 2026, promossi dal governo e dal rinverdito razzismo di stato portato avanti dal Vannacci della remigrazione, sono tutti registrati nella libertà di assassinio che traspare da quelle riprese. Che, inoltre, lo stato di polizia, in risposta anche alle lotte dello scorso autunno, si sia fatto più duro nella repressione contro lotte e movimenti è tanto necessario da denunciare quanto drammaticamente evidente.


Basta guardare a Seano, alle porte di Prato, tre settimane fa: alla Acca l’azienda annuncia la chiusura e il licenziamento di un centinaio di lavoratori, quasi tutti migranti, e il presidio del Sudd Cobas viene prima caricato da oltre duecento padroncini del pronto moda, poi sgomberato all’alba del 3 luglio dai reparti in assetto antisommossa, con operai e sindacalisti trascinati via e portati in questura perché la merce potesse uscire. L’azienda è indagata per sfruttamento, caporalato ed evasione fiscale; gli indagati per “violenza privata”, però, sono i sindacalisti.

Questo, in un quadro di crescente criminalizzazione del diritto di sciopero, fortemente limitato dalla legge 146, che la Commissione di Garanzia vorrebbe estendere anche al settore della logistica.

Non è un’anomalia: in Italia lo sfruttamento del lavoro migrante è  la prassi. Non si facilita la regolarizzazione, si legano i permessi al contratto e si allungano a dismisura i tempi delle questure, perché un lavoratore senza documenti è un lavoratore senza diritti, senza tutele, che non può denunciare né scioperare.  Pensiamo a Satnam Singh, bracciante indiano di 31 anni, in Italia senza contratto e senza permesso di soggiorno, che dopo che gli era stato tranciato il braccio da un macchinario nelle campagne pontine, è stato caricato su un furgone dal padrone e scaricato davanti casa con l’arto amputato dentro una cassetta della frutta, senza che nessuno chiamasse i soccorsi. È morto dissanguato.

Il clima politico attuale vede nel vannaccismo una “primizia” tutta italiana: una destra iper-reazionaria attraversata da evidenti rigurgiti fascisti, la cui funzione è fare per l’ennesima volta della fascia più sfruttata della popolazione il capro espiatorio del malessere provocato dallo sfruttamento del capitalismo in crisi. Remigrazione, decoro, sicurezza: un vocabolario che serve a stabilire chi conta e chi no, e che, come mostra il caso Roggero, innalza la proprietà privata  a valore sacro, difendibile anche con l’omicidio.

Per il gioielliere di Grinzane Cavour, condannato a quattordici anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo fuori dal negozio, quando, lo dicono i giudici, non noi, il pericolo era ormai cessato e di legittima difesa non si poteva più parlare, la reazione della classe dirigente è stata immediata e compatta.


Salvini che invoca pubblicamente la grazia, Tajani che aderisce, i capigruppo di Camera e Senato di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati che raccolgono firme fra i parlamentari, il ministro della Giustizia Nordio che apre l’istruttoria per la clemenza a sentenza ancora calda. Tanto zelo per un omicidio accertato in tre gradi di giudizio; e nemmeno una parola quando a morire è un bracciante lasciato dissanguare, o un uomo soffocato a terra dalla polizia in un quartiere popolare.

La proprietà privata va difesa fino a chiedere la grazia per chi ha sparato a pericolo cessato; la vita di chi la proprietà non ce l’ha, chi è povero, precario, migrante, è una variabile, e più quella vita è ricattabile, meno vale. L’emergenza reale è sì la sicurezza, ma quella sul lavoro, dove ci sono sempre meno diritti, sempre più morti sul lavoro, e a morire sono soprattutto i lavoratori migranti. Dove chi cerca di organizzarsi e lottare per migliori condizioni di vita e di lavoro viene criminalizzato attraverso i decreti sicurezza, che rendono blocchi stradali e resistenza passiva un reato.

È chiaro che solo un movimento di classe e di massa, indipendente dal centro-sinistra – che ha preparato il terreno a varie misure di criminalizzazione del dissenso e dell’immigrazione odierne – ma anche contro una borghesia sempre più reazionaria e improntata alla militarizzazione dell’economia e della società intera può salvarci da questa barbarie. Il legame tra lotta di classe e stato di polizia deve essere il nesso da fare affiorare alla coscienza in ogni lotta, specie con la prospettiva, a breve, della scadenza di vari contratti nazionali e delle lotte per i loro rinnovi.

Abbiamo al contempo bisogno di pensare una strategia che ci permetta di costruire alleanze con le persone migranti che in questo paese stanno affrontando, quotidianamente, situazioni di pericolo in condizioni di estremo isolamento.

Solo organizzandoci collettivamente e dal basso possiamo pensare di combattere le politiche razziste, xenofobe, reazionarie che non solo vengono imposte ‘dall’alto’, ad esempio con lager di Stato come i CPR, ma che l’establishment politico-mediatico prova a far passare aprendo spiragli nel senso comune dei settori popolari, promuovendo la giustizia privata come forma di riscatto di fronte alla crisi sociale che si espande. 

Per contrastare tutto ciò possiamo guardare al caso Minneapolis, di pochi mesi fa negli Stati Uniti, in cui si è sviluppato un importante movimento di fronte alla barbarie dell’ ICE, la polizia anti-immigrazione, responsabile di deportazioni di vecchi, donne e bambini e dell’uccisione indiscriminata di persone razzializzate o di che provava a difenderle come l’attivista anti-razzista Renee Goodman.


Ti potrebbe interessare: Rabbia e organizzazione a Minneapolis: cronaca di una rivolta storica.


Il movimento di Minneapolis si è sviluppato partendo da concrete esperienze di autorganizzazione nei quartieri, dove la cittadinanza ha risposto alla violenza poliziesca togliendo allo Stato il controllo dispotico del territorio. 

Di fronte alle brutali violenze delle forze dell’ordine, le comunità locali hanno in certi casi istituito vere e proprie pattuglie cittadine di autodifesa e assemblee popolari di quartiere per gestire la sicurezza senza delegarla allo Stato. Questa prassi dal basso, non mirava a semplici aggiustamenti cosmetici come l’introduzione di bodycam (legittima, ma insufficiente di fronte a problemi sistemici), bensì alla proposta dell’abolizione dell’ICE. Alla fine, la lotta, anche grazie a un importante sciopero generale nazionale è riuscita a spaventare Trump e a costringerlo a ridimensionare il margine di manovra di questo apparato parafascista.

Per questo dobbiamo costruire parole d’ordine comuni nei movimenti antirazzisti come l’idea che la polizia non sia riformabile poiché costituisce il pilastro repressivo del sistema capitalista e razzista; la sicurezza deve quindi essere collettivizzata tramite la gestione diretta delle comunità e lo smantellamento definitivo dei corpi di polizia dello Stato.

Non lasciamo che l’assassinio di Abderrahim rimanga impunito, o che la giustizia trovi la sua risoluzione solo nell’ aula di un tribunale dove non c’è nessuna garanzia che venga espressa, né tanto meno prevenzione affinché non succeda. Organizziamoci nelle piazze per costruire un’alternativa alla violenza reazionaria che si fa giorno per giorno più forte.

Perché lottare per Abderrahim significa lottare per tutti noi, affinché la barbarie del capitalismo cessi.

Redazione La Voce delle Lotte

 

Giornale militante online fondato nell'aprile 2017.
Sito informativo della Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).