Quello emanato qualche mese fa con D.Lgs.147/2017 costituisce uno degli ultimi “sforzi “ del Governo Gentiloni-Renzi, un provvedimento “minimo”, considerato il quadro drammatico economico e sociale in cui versa l’Italia e non solo: è bastato però leggerne il contenuto per capire che si tratta dell’ennesima fregatura, dell’ennesima manovra deputata a disinnescare un momento di forti contestazioni (seppur ancora limitate nei numeri) che stanno prendendo piede tra le masse popolari e tra la maggioranza della classe lavoratrice. Più che misura di contrasto alla povertà questo fantomatico “Reddito di inclusione (ReI)” costituisce già nella sua denominazione un chiaro messaggio da parte dei padroni: l’esistenza di una massa di soggetti poveri e sfruttati, che la politica dominante deve assolutamente “includere” nel sistema sociale perché altrimenti lo stesso “sistema” corre il rischio di scoppiare per un’esplosione sociale che potrebbe essere incontenibile. Quindi meglio rimediare , ma sempre a suon di propaganda e lavaggio del cervello, perché in effetti, nella pratica, nella realtà il documento esclude un oggettivo miglioramento delle condizioni della classe oppressa. Nella sostanza il complesso e burocrate documento istituisce tale ReI (reddito di inclusione) e viene rideterminato il Fondo povertà dall’anno 2018: un motivo in più per sostenere che l’interesse della borghesia e la sua necessità di creare e “sostenere” un esercito di poveri subalterni è nell’intenzione di chi ci governa. La povertà, le differenze di classe o si eliminano del tutto, altrimenti di quale contrasto si parla ? e soprattutto contrasto a cosa ?

Di sicuro la cosa che più balza agli occhi è costituita dagli aspetti per accedere al sussidio, dalla definizione dei destinatari ai requisiti stessi, fino all’irrogazione di eventuali sanzioni per i poveracci.

Ma avanziamo con ordine: per accedere al sussidio bisogna valutare la situazione economica e sociale del soggetto, la sua adesione ad un progetto personalizzato di attivazione ed inclusione sociale e lavorativa che equivale ad accettare qualsiasi tipologia di lavoro offerta anche la più sottopagata e sfruttata. In pratica viene messa sottosopra la singola situazione economico/patrimoniale, la libertà e la dignità del lavoratore, ed una volta accertata la condizione di povertà, il richiedente dovrà aderire ad ogni proposta di “inclusione”, lavoro precario, sottopagato o non pagato, insomma accettare qualsivoglia tipologia di sfruttamento venga proposta, pena la decadenza dal beneficio-elemosina. Altra cosa interessante è che l’erogazione del sussidio, di importo non inferiore a quello dell’assegno sociale che per il 2017 è pari a 448,07 e di sicuro nemmeno superiore, avverrà mediante una carta elettronica che consentirà il prelievo contante entro un limite mensile: insomma non basta l’elemosina di 400 euro con cui con ci paghi nemmeno l’affitto della casa ma per giunta decideranno anche la quantità di contante da utilizzare senza alcun spazio alla riservatezza di dati sensibili e personali, senza alcun rispetto delle libertà fondamentali calpestando qual poco di dignità che rimane, il tutto in cambio della sopra citata elemosina. Con riferimento ai requisiti di residenza e soggiorno, anche qui sono previste limitazioni di carattere razziale, legate al paese di provenienza ed allo status giuridica personale: come se la condizione di povertà dipendesse dal colore della pelle, dal paese di nascita, o da un pezzo di carta di una burocrazia borghese che stabilisce la legalità o illegalità di un soggetto, principio questo tanto più discutibile per gli stessi parametri della Bossi-Fini in quanto secondo il fascistissimo codice penale un soggetto è imputabile di un reato solo a seguito di un’azione od omissione illecita che comporta un danno altrui; eh bene il reato di immigrazione clandestina non è associato né associabile a tali principi di base pertanto non si spiega la natura di questo reato basato su nessuna condotta illecita e su nessun danno arrecato ad altri bensì su un semplice status personale, un aspetto amministrativo/burocratico quale può essere il mancato possesso di un documento di riconoscimento o di un permesso di soggiorno. Pertanto ritornando a noi, ancora una volta si fa la differenza tra poveri di serie A e poveri di serie B, quelli che hanno i “requisiti” di povertà e quelli che seppur poveri con li hanno. Una bella contraddizione, una delle tante a cui assistiamo da decenni di politiche borghesi irrazionali e discriminatorie.

 

Paolo Prudente