Il caso dello studente del 4° superiore dell’ITI “Da Vinci” di Carpi colpito da un provvedimento disciplinare per aver scritto sulla sua pagina facebook personale che l’alternanza scuola-lavoro fosse sfruttamento è diventato di portata nazionale. Tutti i giornali ne parlano, perché palesa un metodo fortemente antidemocratico che oramai ha espugnato la scuola pubblica in ciò che restava delle sue relative vocazioni sociali e di massa, grazie a La Buona Scuola.
Alek è un nostro compagno. È un giovane militante del Coordinamento Studentesco Rivoluzionario, della Frazione Internazionalista Rivoluzionaria e del giornale La Voce delle Lotte.
Avevamo scelto di non sacrificare il compagno sull’altare delle nostre battaglie, coscienti che in politica e nello scontro si attacca il nemico quando le forze sono adeguate. La notizia è ugualmente girata e ha anticipato una campagna di solidarietà che avremmo costruito nel caso non fossimo riusciti a far ritirare il provvedimento disciplinare.
Leggi qui il comunicato stampa del Coordinamento Studentesco Rivoluzionario
I fatti sono inequivocabili. L’Azienda chiama la scuola dopo aver letto sul profilo di Alek critiche alla ditta. Il Preside convoca lo studente per un colloquio assieme ad altri insegnanti. Ufficialmente – di forma – una “richiesta di spiegazioni”, ma nella sostanza un atto intimidatorio teso a ribadire che non è “buona educazione” parlare male dello sfruttamento del lavoro minorile.
Il Preside, Paolo P., infatti ha rilasciato delle dichiarazioni a mezzo stampa a nostro avviso gravissime. Ha affermato che si “voleva dare un segnale al ragazzo” e che le critiche da questi mosse erano “dovute a convinzioni ideologiche sull’Alternanza Scuola Lavoro”. E se pure fosse? Chi è che decide cosa è educato e cosa no? Soprattutto: in base a quale morale e a quale “convizione ideologica”?
Se lo decide il Preside, espressione del gioco politico di docenti vicini a partiti della borghesia italiana, allora significa che lo decide direttamente Confindustria … e infatti così è stato.
La posizione di P., ennesimo preside che possiamo tranquillamente annoverare tra gli “sceriffi del PD nelle scuole”, è come un vero e proprio autogol. Conferma, in effetti, che a scuola, prim’ancora che con l’alternanza scuola lavoro, si viene giudicati prima di tutto per le proprie idee, ovvero per le vicinanza alla causa di questa o quella classe sociale. Questo sarebbe il principio di “buona educazione” che il P.ribadiva, de facto. Non è etico criticare i padroni se ti sfruttano e per questo motivo ti becchi un bel provvedimento disciplinare, così la prossima volta impari e sarà da monito per tutti quelli che vorranno alzare la testa.
Tutto ciò lo avevamo già denunciato come Coordinamento Studentesco Rivoluzionario sin dagli anni passati, quando abbiamo promosso assieme ad altre organizzazioni del movimento studentesco una massiccia mobilitazione con in piazza migliaia e migliaia di studenti in tutto il Paese. Una riforma che apriva definitivamente le porte della scuola secondaria ai privati assoggettandone le sorti a questi.
Ciò che dimostra il fatto in sé è che con il padrone a fare da azionista della scuola, questi influenza le scelte didattiche dell’intero corpo docenti, perché anche loro – seppur in una posizione gerarchica diversa – devono sottostare al volere di chi finanzia l’istituto. La struttura diventa di proprietà dell’azienda e chi non ne rispetta le scelte sarà accompagnato alla porta. In questo si spiega l’ignobile genuflessione del Preside e del Collegio docenti al volere dell’imprenditore in questione. Un metodo che è sempre stato quello dei peggiori docenti della Storia, quelli cattolici, asserviti al volere dei preti, del Fascismo e di chi comanda.
Le dimissioni del Sig. P. sono un atto morale che richiediamo a gran forza. Il ritiro del provvedimento disciplinare, invece, un gesto di buon senso che se non messo in atto ci costringerebbe ad azioni di mobilitazione e pure ad azioni legali contro i protagonisti di questo atto di discriminazione inaccettabile.
Chi fa intimidazioni non può essere né Preside né docente, sia da un punto di vista tecnico sia da un punto di vista etico, perché la loro è la morale dei lacchè più servili alle nuove regole del mercato del lavoro, cioè: schiavitù e obbedienza.
Lo stesso P. ha pochi minuti fa rilasciato una dichiarazione che conferma lo stato confusionale in cui si trova il Dirigente scolastico. Non sapendo come mettere una pezza all’accaduto, evidentemente preoccupato di esser divenuto – per sua colpa – il simbolo della repressione contro gli studenti che lottano contro lo sfruttamento, ha ribadito che
Le pagelle si danno a fine anno, lo studente non è stato affatto punito. Il voto che il Consiglio gli ha dato all’unanimità è semplicemente relativo al comportamento da lui tenuto durante l’esperienza in azienda. Ed è comunque un voto sufficiente. Basso, certamente, per fargli comprendere che non è corretto fare capolino all’interno di un’impresa e dopo poche ore criticarla pubblicamente sui social: se lo facesse un dipendente subirebbe un procedimento disciplinare. E’ giusto che i nostri ragazzi comprendano che ogni azione comporta delle conseguenze.
Una dichiarazione che non solo non smentisce l’atto repressivo, ma che avvalora ancor di più la tesi di chi, come noi de La Voce delle Lotte, sostiene sia asservito agli interessi e ai profitti dell’azienda. Tra le altre cose un simile provvedimento disciplinare in azienda sarebbe contestato dai sindacati come un atto di rappresaglia e discriminazione. Pregreffi ha agito esattamente come un quadro aziendale in una fabbrica metalmeccanica.
Dimissioni immediate dello “sceriffo” Paolo P.!
Ritiro immediato, senza condizioni, del 6 in condotta contro lo studente carpigiano reo di essere contro lo sfruttamento del lavoro minorile!
Douglas Mortimer
Giornale militante online fondato nell'aprile 2017.
Sito informativo della Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).