Traduciamo e restituiamo, qui, il comunicato completo elaborato dalle più di 350 organizzazioni sociali e politiche che hanno animato la “Marcha de la Bronca” che si è tenuta in Argentina lo scorso 19 settembre. Più di 70.000 persone hanno riempito Plaza de Mayo a Buenos Aires, ed in altre 70 città del paese si sono tenute importanti manifestazioni contro le politiche del governo Milei, con una stima di un milione e mezzo di persone coinvolte nella mobilitazione. La data è stata convocata da più di 350 organizzazioni politiche e sociali, ed in particolare dalle nostre compagne del Partito dei Lavoratori Socialisti, che, attraverso la popolarità crescente della loro referente nazionale, Myriam Bregman, sono un punto di riferimento sempre più importante dei processi di lotta dal basso contro il regime ultrareazionario dell’alleato principale di Donald Trump nella regione. Nel comunicato, viene elaborato un orizzonte organizzativo e programmatico per la lotta contro il governo: si fanno palesi le criticità sociali esacerbate da Milei, e si propone l’autorganizzazione dal basso come base di uno strumento politico per catalizzare le energie che spingono contro Milei dal suo insediamento, senza dipendere da burocrazie sindacali passive e da un’opposizione ufficiale – guidata dal peronismo – che pretende di aspettare la data elettorale del prossimo anno per “voltare pagina”. Facciamo nostro lo spirito di questa dichiarazione e rilanciamo la solidarietà internazionale con le compagne argentine nella loro lotta contro il liberismo e l’imperialismo in Sudamerica!
Oggi siamo qui in Plaza de Mayo e ci mobilitiamo in tutto il Paese per far sentire una Rabbia che cresce dal basso. È la rabbia di chi lavora e non riesce ad arrivare a fine mese, la rabbia dei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e oggi devono scegliere se mangiare o comprarsi le medicine, la rabbia di chi viene licenziato mentre i grandi imprenditori moltiplicano i propri profitti. La rabbia di un popolo che vede come i potenti si spartiscono il paese, comprano le volontà e pretendono di governare con le carte truccate. Una rabbia profonda, nata di fronte a tanta disuguaglianza, a tante ingiustizie e a tante bugie organizzate.
Il governo di estrema destra di Milei è messo in ginocchio dalle conseguenze del suo stesso piano, dal rifiuto popolare, dalle lotte che attraversano il Paese e da una serie di crisi e scandali, dalla truffa $LIBRA (scandalo di frode finanziaria che gira attorno ad una criptovaluta promossa da Milei stesso, ndt.) passando per Adorni (ex-capo di gabinetto dimissionario del presidente argentino, dopo la rivelazione del suo coinvolgimento in uno scandalo di speculazione immobiliare, ndt.), fino alle denunce di una corruzione oscena che arriva ai vertici del governo. Ora è indispensabile avanzare verso la sconfitta di Milei, dei suoi complici e del suo piano «motosega»: nelle strade, organizzando e mobilitando tutta la rabbia operaia e popolare, e rivendicando uno sciopero nazionale come parte di un vero piano di lotta verso lo sciopero generale. Rabbia, perché chiudono 30.000 aziende e si distruggono 300.000 posti di lavoro, mentre si premia chi fa fuggire i capitali; perché tagliano i fondi agli ospedali e poi danno la colpa a chi li sostiene con il proprio lavoro, perché attaccano l’università, i docenti, gli studenti e gli scienziati; tolgono il cibo alle mense comunitarie e hanno cancellato dal programma “Ritorno al lavoro” 950.000 famiglie. Perché impongono misure di austerità ai settori della disabilità, perché chiamano “libertà” il privilegio di pochi e pretendono di trasformare in reato la protesta di chi lotta per i propri diritti.
Rabbia perché perseguitano gli artisti, svuotano la cultura e vogliono mettere a tacere ogni voce critica. Rabbia perché, a 50 anni dal colpo di Stato genocida, insistono sull’impunità e sul negazionismo. Sono 30.000, è stato un genocidio e continuiamo a rivendicare Memoria, Verità e Giustizia.
Non si tratta di errori né di eccessi isolati: è un piano di guerra contro il popolo lavoratore, promosso dalla classe capitalista, dai grandi gruppi economici, dalle banche, dall’imperialismo, dal Fondo Monetario Internazionale e dai fondi avvoltoi. Vogliono un paese con salari da fame e senza diritti del lavoro. Vogliono appropriarsi dei nostri beni comuni, delle imprese pubbliche e della terra, aggravare la dipendenza economica e scaricare sulle maggioranze popolari il costo di un debito esterno usurario e fraudolento che il popolo non ha contratto e che ha avvantaggiato solo gli speculatori.
Milei non è arrivato fin qui da solo. Ha potuto procedere grazie al sostegno dei governatori e dei blocchi politici padronali che gli hanno garantito leggi, veti, accordi e governabilità. Ogni volta che ha avuto bisogno di appoggio, ha trovato legislatori – tra cui esponenti di diversi settori del Partito Giustizialista (formazione principale del peronismo, ndt.) – disposti a negoziare i diritti del popolo. Il Senato ha appena approvato, praticamente all’unanimità, 67 nomine giudiziarie presentate dal Governo. Giudici che continueranno a commettere ingiustizie per anni ed eserciteranno le loro funzioni per decenni al servizio del potere economico e di questo piano di saccheggio, disuguaglianza e miseria. I governatori non sono solo complici di questo governo di estrema destra. Nelle loro province scaricano le misure di austerità sul popolo lavoratore: mantengono gli stipendi dei dipendenti pubblici e degli insegnanti al di sotto della soglia di povertà, tagliano la sanità e l’istruzione, rendono precario il lavoro pubblico, perseguitano chi si organizza e trattengono gli stipendi nei giorni di sciopero degli insegnanti per limitare il legittimo diritto allo sciopero e cercare di spezzare la lotta. Alcuni si presentano come oppositori, ma lungi dall’adottare misure affinché siano i ricchi a pagare la crisi, governano apertamente a favore degli interessi delle compagnie minerarie, petrolifere, dei proprietari terrieri e dei grandi imprenditori. Nessuno di questi settori propone di abrogare l’intera legislazione di austerità e di svendita, né tantomeno di abrogare la riforma del lavoro o di smettere di pagare il debito illegittimo con il FMI.
Ad esempio, il governo della provincia di Buenos Aires si è rifiutato di intervenire per garantire la continuità produttiva della FATE e i relativi posti di lavoro (a Febbraio 2026, lo storico stabilimento di produzione di pneumatici FATE ha annunciato la sua chiusura, ed il licenziamento di 920 lavoratori. Da quel momento, la fabbrica è sotto occupazione da parte dei dipendenti, ndt.), dando priorità a un accordo con imprenditori come Madanes Quintanilla e Paolo Rocca; nelle ultime ore abbiamo appreso che la magistratura ha ordinato lo sgombero dell’occupazione della Fate da parte dei suoi lavoratori. Denunciamo inoltre la responsabilità delle dirigenze delle
confederazioni sindacali. Il loro patto ha permesso a Milei di andare avanti con la sua motosega. La burocrazia della CGT (Confederacion General del Trabajo, la principale federazione sindacale in Argentina, ndt.) ha negoziato alle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici e ha finito per svanire la lotta contro la riforma del lavoro schiavizzante. Invece di mettere in moto l’enorme forza della classe lavoratrice per sconfiggerla, ha trasformato i nostri diritti in merce di scambio con il governo e i datori di lavoro, in cambio della salvaguardia delle proprie casse e dei propri privilegi. Di fronte a ogni attacco, la burocrazia sindacale ha risposto con misure isolate e prive di continuità, ha diviso le rivendicazioni o ha lasciato sole le lotte fondamentali. Non basta indire uno sciopero per sfogare la rabbia e poi tornare a trattare: abbiamo bisogno di un nuovo sciopero generale della CGT come parte di un vero piano di lotta nazionale votato nelle assemblee e nelle sedute plenarie dei delegati fino a sconfiggere il programma delle grandi associazioni padronali e del FMI.
Fin dal primo giorno di Milei c’è stata resistenza, con mobilitazioni e proteste nelle strade e scioperi generali. Questa lotta è portata avanti dalle e dai lavoratori che difendono la sanità pubblica e i salari, come all’ospedale Garrahan; coloro che affrontano i licenziamenti e difendono i propri posti di lavoro, come i lavoratori di FATE insieme al Sutna (Sindicato Unico de Trapajadores del Neumatico Argentino, il sindacato dei costruttori di pneumatici, ndt.); il corpo docente e le comunità educative, sostenuti dai sindacati e dalle sezioni combattive in tutto il paese; le università con marce di massa di lavoratori universitari e studenti; la scienza e la cultura; le organizzazioni sindacali combattive, le piqueteras; le donne e le comunità LGBTQ+, come nella grande marcia del 3 giugno per “Ni Una Menos” e il massiccio corteo del 1° febbraio; le popolazioni indigene; le assemblee ambientali; le persone con disabilità e le loro famiglie; e tutti i settori che non accettano di essere una variabile nei piani di austerità.
I pensionati e le pensionate sono uno dei migliori esempi di questa resistenza. Milei li ha scelti come vittime privilegiate della sua motosega, ma loro hanno reagito trasformandosi in combattenti instancabili. Mercoledì dopo mercoledì marciano davanti al Congresso, affrontano la repressione e dimostrano che non c’è età per difendere la dignità. La loro lotta è la lotta di tutto il popolo lavoratore e da qui invitiamo tutte e tutti questo prossimo mercoledì, 23 settembre, ad accompagnarli in occasione della Giornata dei Pensionati al Congresso. Da questa piazza abbracciamo e sosteniamo tutte le lotte operaie e popolari del Paese. A partire da oggi puntiamo alla vittoria di tutte le lotte, perché un trionfo rafforza l’insieme e nessuna lotta rimarrà isolata. Promuoviamo i comitati di coordinamento di tutti i settori in lotta e dei settori combattivi e democratici delle organizzazioni della classe lavoratrice. L’unità non può essere solo uno slogan: dobbiamo costruirla nelle strade, coordinandoci dal basso e circondando di solidarietà ogni conflitto.
L’attacco si scaglia in particolare contro le donne e le persone LGBTQIA+, che subiscono la povertà, la precarietà e lo smantellamento delle politiche pubbliche. Il governo nega la violenza di genere, incita ai crimini d’odio, smantella i programmi di assistenza e torna ad attaccare il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito conquistato nelle piazze, mentre cerca di ingraziarsi la Chiesa e il Papa prima della sua visita in Argentina. Di fronte a questa offensiva reazionaria, ci prepariamo a partecipare al prossimo Incontro Plurinazionale a Córdoba e a rafforzare un movimento di donne e persone di diversità indipendente dai governi e unito a tutte le lotte. Le conquiste ottenute con la marea verde, il movimento «Ni Una Menos» e decenni di organizzazione non si negoziano né si cedono.
Denunciamo inoltre l’estrattivismo che consegna i territori, l’acqua e i beni comuni alle multinazionali. Le megaminiere inquinanti, il fracking, il disboscamento e l’agroindustria causano malattie e distruzione ambientale, generando al contempo enormi profitti privati. Questo saccheggio non è iniziato con Milei: lo attuano anche i governatori che cedono le loro province e reprimono chi difende l’acqua e la terra. Di fronte alla crisi climatica e al rischio crescente di inondazioni, siccità e altri eventi estremi causati dal “super Niño”, ripudiamo i tagli e lo svuotamento del Servizio Meteorologico Nazionale e chiediamo un bilancio adeguato per gli enti pubblici di prevenzione e risposta. I nostri territori non sono zone di sacrificio. Abbasso il RIGI, il Super RIGI (entrambi sono i quadri di incentivo alle imprese provvisti dal governo Milei per “attirare capitale straniero” in Argentina, facilitando la svendita a privati del patrimonio nazionale, ndt.) e la modifica della Legge sui ghiacciai.
La comunità delle persone con disabilità è in lotta e ha dimostrato che è possibile far indietreggiare il governo con la mobilitazione nazionale. Persone con disabilità, famiglie e lavoratori del settore sono scesi in piazza per mesi denunciando salari congelati, precarietà lavorativa e discriminazione, così come anche la corruzione avvenuta tramite l’operato di Incluir Salud e l’ex ANDIS (agenzie statali di sostegno alle persone con disabilità, ndt.), che ha messo in luce un enorme svuotamento di risorse, con tagli alle pensioni e alle prestazioni, alle cure e ai farmaci, dove la destinazione impropria dei fondi è arrivata fino ai più alti funzionari del governo nazionale, che sono ancora in carica! La lotta è riuscita a mettere in discussione il piano del governo, ma una legge non basta se Milei intende ignorarla e a continuare a scaricare il costo dell’austerity sui nostri diritti. Nemmeno le centrali sindacali hanno tenuto conto delle migliaia di lavoratori e lavoratrici con disabilità che hanno dovuto affrontare licenziamenti di massa e tagli ai propri salari. La violenza e il quasi-terrorismo di Stato con cui si sta tentando, proprio in questo momento, di sfrattare dai loro territori ancestrali le nostre comunità indigene, i Diaguitas a Peñas Negras (Catamarca) e i Mapuche nei Lof Quintxikew e nei Lof Melo (Neuquén), Santa Rosa (Jujuy), così come il continuo assedio illegale e violento a tutte le comunità indigene o insediate che lottano per la propria sopravvivenza e difendono la Mapu-Pachamama. Ci pronunciamo contro tutti gli sgomberi e in difesa dei diritti territoriali dei popoli indigeni. Esigiamo la cessazione della persecuzione, della criminalizzazione e della violenza di Stato contro le comunità. La terra non può continuare a rimanere concentrata nelle mani di grandi proprietari terrieri, multinazionali e speculatori mentre migliaia di famiglie non hanno un posto dove vivere.
A nostra volta, abbiamo bisogno di soluzioni concrete alla crisi abitativa, aggravata da un governo disumano e antipopolare che deregolamenta il mercato degli affitti e intensifica gli sfratti, incidendo in modo critico sulla vita quotidiana di sei milioni e mezzo di famiglie. Né case senza persone né persone senza case!
Il 6 agosto abbiamo dimostrato che è possibile sconfiggerli. La mobilitazione unitaria al Congresso e in tutto il Paese ha costretto il governo a ritirare i capitoli che ampliavano la svendita all’estero della terra e modificare la Legge sulla gestione degli incendi per favorire la speculazione immobiliare. È stata una conquista delle organizzazioni ambientaliste, contadine, indigene, sindacali, sociali e politiche che insieme abbiamo affrontato la resa e la repressione. Sebbene il Senato abbia approvato il resto del disegno di legge, compresi gli sgomberi lampo e le restrizioni alle espropriazioni, è rimasto un importante precedente: quando le lotte si uniscono e occupano le strade, possiamo far indietreggiare il governo e i suoi complici.
Uniamo la nostra rabbia contro la persecuzione e la detenzione di coloro che lottano. Chiediamo la liberazione di Eneas Gallo e Milton Tolomeo (lavoratori arrestati nel corso delle proteste contro la legge sul lavoro nota come “Ley de Bases”, passata nel 2024 e centrale per il progetto economico di Milei, ndt.) e l’ archiviazione dei procedimenti a carico di tutte e tutti i lottatori. Respingiamo i procedimenti disciplinari volti a sanzionare e licenziare le lavoratrici e i lavoratori dell’ATE Garrahan e dell’ APyT, nonché il tentativo di licenziamento della segretaria generale dell’Associazione dei Tecnici e dei Professionisti dell’ospedale, così come i procedimenti penali volti a portare in giudizio gli attivisti della FATE, la persecuzione dei compagni della direzione dell’Ademys, e la violenta persecuzione giudiziaria e governativa contro i movimenti piqueteros. Chiediamo inoltre l’assoluzione dei 19 attivisti di Jujuy contro la riforma costituzionale del 2023 e degli insegnanti di Misiones. Circa 200 lavoratori e delegati della metropolitana sono stati incriminati in un procedimento giudiziario avviato da Jorge Macri: chiediamo la cessazione di questa persecuzione.
Condanniamo inoltre la decisione di revocare l’asilo politico alla famiglia Villalba, le cui bambine argentine sono state assassinate dallo Stato paraguaiano.
Da questa piazza affermiamo che non ci sarà una via d’uscita favorevole per il popolo finché si destineranno miliardi di dollari al pagamento di un debito illegittimo, fraudolento e usurario. Ogni dollaro consegnato al Fondo Monetario viene sottratto agli stipendi, alle pensioni, alla sanità, all’istruzione e all’alloggio. Lottiamo per il non pagamento del debito e la rottura con il FMI: che la crisi la paghino coloro chesi sono arricchiti e hanno fatto fuggire i capitali.
L’offensiva imperialista non si limita all’Argentina. Il governo di Trump cerca di riaffermare il dominio degli Stati Uniti sull’America Latina e sui Caraibi. Denunciamo l’incursione militare in Venezuela, il sequestro del suo Presidente e il saccheggio delle risorse petrolifere e minerarie. Denunciamo anche l’inasprimento del brutale blocco economico contro Cuba. Ripudiamo inoltre le sanzioni, le minacce, la presenza militare e l’intervento delle ambasciate e del Dipartimento di Stato nei processi politici ed elettorali dei nostri paesi. Al di là delle differenze che possiamo avere con qualsiasi governo, difendiamo il diritto dei popoli a decidere del proprio destino. L’America Latina non è il cortile sul retro degli Stati Uniti. Nessuna base militare congiunta con gli Stati Uniti. Fuori gli inglesi dalle Malvinas. Fuori gli yankee dall’America Latina.
Non possiamo non esprimere la nostra condanna del genocidio che lo Stato di Israele sta perpetrando contro il popolo palestinese, con il sostegno politico, militare ed economico degli Stati Uniti e delle principali potenze imperialiste. I bombardamenti, le carestie pianificate, gli sfollamenti forzati e la distruzione di ospedali, scuole e abitazioni mirano a espellere e annientare il popolo palestinese. Denunciamo la complicità del governo di Milei, allineato incondizionatamente con Netanyahu, ed esigiamo la rottura delle relazioni politiche, diplomatiche, commerciali e militari con lo Stato di Israele. Condanniamo la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e tutta la loro offensiva imperialista. Basta con il genocidio. Viva la lotta del popolo palestinese. Per una Palestina libera, dal fiume al mare.
Da questa piazza lanciamo un programma per riunire le rivendicazioni più urgenti del nostro popolo lavoratore:
• Aumento immediato dei salari, delle pensioni e dei programmi sociali! Nessun reddito al di sotto del costo del paniere alimentare! Abbasso gli aumenti delle tariffe!
• Divieto di licenziamenti e sospensioni! Reintegrazione di tutte e tutti i licenziati! Ripartizione dell’orario di lavoro senza ridurre lo stipendio!
• Annullamento immediato e totale della riforma del lavoro schiavizzante e di tutte le leggi, i decreti e le misure di austerità, svendita e privatizzazione imposte da Milei e dai suoi complici! Basta con la precarietà! Pieni diritti lavorativi per tutte e tutti!
• Immediata applicazione delle leggi sul finanziamento universitario,
sull’emergenza pediatrica e sulla disabilità! Aumento del bilancio per la sanità, l’ istruzione, le università, la scienza e la cultura!
• Difesa del Garrahan e di tutti gli ospedali e i servizi pubblici! Basta con i procedimenti disciplinari, le sanzioni e la persecuzione contro i dirigenti e i militanti!
• Ripristino dei sussidi alimentari e dei programmi sociali! Riapertura delle iscrizioni e aumento degli importi! Lavoro vero e assistenza completa per tutte le famiglie che ne hanno bisogno!
• Cancellazione dei debiti usurari che soffocano le famiglie lavoratrici! Che il costo ricada sulle banche, su Mercado Libre e sulle fintech che si sono arricchite sfruttando i bisogni della gente!
• Riapertura della FATE e reintegrazione di tutti i suoi lavoratori!
• Basta con la repressione e la criminalizzazione della protesta! Libertà e archiviazione dei procedimenti a tutti i combattenti! Libertà a Milton ed Eneas! Carcere comune ed effettivo per i genocidi e i loro complici civili!
• No agli sgomberi! Riconoscimento dei diritti territoriali dei popoli indigeni!
• Basta con l’estrattivismo, il saccheggio e l’inquinamento! Abbasso il RIGI, il Super RIGI e la modifica della Legge sui ghiacciai!
• No alle privatizzazioni delle imprese e degli enti statali, come AySA, la Ferrocarril Belgrano Cargas e la CNEA! Ristatalizzazione di tutte le aziende privatizzate sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti!
• No al pagamento del debito estero usurario, illegittimo e fraudolento con il FMI e i fondi avvoltoi! Fuori il FMI!
Non possiamo aspettarci nulla né fidarci di chi dice di opporsi a Milei mentre vota le sue leggi, negozia con il suo governo o applica le misure di austerità nelle province e lascia passare tutti i licenziamenti. Né possiamo aspettare passivamente le prossime elezioni mentre ogni giorno vengono distrutti posti di lavoro, salari, diritti e servizi pubblici. Dobbiamo prepararci a sconfiggere l’
intero piano dei grandi gruppi economici e del FMI, annullare la riforma del lavoro e tutta la legislazione di austerità e di svendita, e recuperare ogni diritto che ci è stato tolto.
Dobbiamo unire le lotte che oggi affrontano separatamente lo stesso piano. Per questo la Marcia sostiene attivamente l’unità e la vittoria di tutte le lotte e si batte per trasformare tutta la rabbia in una forza nazionale capace di sconfiggere l’austerità.
Chiediamo alla CGT che, insieme alla CTA, indìca uno sciopero nazionale e un vero piano di lotta verso lo sciopero generale. Chiediamo di promuovere assemblee in ogni luogo di lavoro e plenarie di delegati con mandato per discutere come procedere; e, poiché sappiamo che non basta esigere dalle dirigenze, invitiamo a coordinarci dal basso in ogni sindacato, scuola, università, ospedale e quartiere, e in tutte le province, tra le organizzazioni operaie, sociali, politiche, studentesche, femministe, ambientaliste, culturali, dei pensionati, per i diritti umani e dei popoli indigeni.
L’esempio del popolo boliviano, protagonista di una massiccia ribellione popolare contro il governo di Paz, e delle grandi rivolte operaie e popolari in Argentina, come il Cordobazo o quella del 2001, indicano una via per porre fine al governo di Milei e alla sua politica antioperaia e di svendita nazionale, preparando lo sciopero generale per sconfiggerli.
La nostra rabbia non è l’indignazione isolata di ciascuno. È una rabbia condivisa e organizzata, che si trasforma in incontro, coordinamento e lotta. Come cantavano Pedro e Pablo, è una «rabbia che è anche speranza». Oggi quella speranza si alza in piedi, marcia in tutto il Paese e si prepara a diventare una forza capace di sconfiggerli.
Per questo marciamo contro Milei, i suoi complici e tutto il suo piano. Marciamo contro chi governa per le banche, le multinazionali e il FMI.
Marciamo contro chi reprime e perseguita chi lotta. Marciamo contro l’imperialismo, il genocidio in Palestina e l’ aggressione contro i popoli dell’America Latina. Marciamo affinché la rabbia dispersa si trasformi in forza organizzata. Marciamo per lo sciopero nazionale della CGT e della CTA e per un vero piano di lotta verso lo sciopero generale. Per il sostegno, l’unità e la vittoria di tutte le lotte!
Per la sconfitta di Milei, dei suoi complici e di tutto il piano delle grandi associazioni padronali e del FMI! Organizziamo e mobilitiamo tutta la RABBIA operaia e popolare!