Sabato si è tenuta a Napoli una grande assemblea contro la repressione. L’incontro è stato convocato a seguito della volontà della Prefettura di spingere il sindaco Manfredi verso lo sgombero di Officina 99, uno dei centri sociali storici della città. Centinaia di persone hanno risposto all’appello per opporsi a una stretta autoritaria sempre più evidente.
La notizia delle intenzioni del Prefetto è giunta la scorsa settimana specialmente dopo l’intervento della polizia durante l’ultima iniziativa organizzata nello spazio occupato e trovando da parte dell’amministrazione comunale un silenzio che non prelude a una dura opposizione da parte del sindaco Manfredi.
Immediata è stata invece la risposta di Officina 99, che attraverso un comunicato ha denunciato duramente l’attacco, facendosi promotrice della costruzione di una rete cittadina capace di contrastare l’escalation repressiva subita dai movimenti dopo le mobilitazioni di “Blocchiamo Tutto”.
Il tentativo di sgomberare Officina 99 si inserisce, infatti, in un disegno più ampio attuato dal governo Meloni: dall’arresto di Hannoun presidente dell’associazione palestinesi in Italia (Api), ai domiciliari comminati a sei studenti (alcuni dei quali minorenni) a Torino, fino allo sgombero violento di Askatasuna. Questa strategia si inquadra nel progetto politico reazionario dell’esecutivo che, non a caso, esordì tre anni fa con la norma “Anti-Rave”. Come molti avevano previsto, quel provvedimento era solo il preambolo di una gestione securitaria estesa non solo ai momenti di aggregazione, ma soprattutto alle mobilitazioni politiche e ai blocchi stradali, oggi colpiti dal Decreto Sicurezza 1660.
Tuttavia, l’esperienza di “Blocchiamo Tutto” in solidarietà con il popolo palestinese ha dimostrato che, quando si realizza l’unità tra lavoratori e studenti, nessuna legge può arginare la marea. Lo hanno provato gli scioperi e le manifestazioni del 22 settembre, del 3 e 4 ottobre e delle date successive: la forza congiunta della classe operaia, dei sindacati di base e confederali, degli studenti e degli oppressi è in grado di spazzare via il clima di controllo che il governo tenta di imporre.
Sappiamo che questi attacchi sono un chiaro tentativo per chiudere con una stagione di lotta e ritornare alla passività precedente, ma rivendichiamo che la radicalità del movimento ci permette di avere gli strumenti per costruire una politica capace di affrontare il piano repressivo della Meloni.
È necessario dunque ripartire da questa prospettiva unitaria, legandola al sentimento antimperialista che ha riempito le piazze lo scorso autunno e che deve oggi opporsi all’aggressione in Venezuela e al “Piano Trump”. Per questo, accogliamo e rilanciamo con forza la proposta di connettere la solidarietà a Officina 99, e quindi di una lotta contro la repressione che si sta dando, con la lotta per la Palestina e antimperialista, attraverso azioni condivise e discusse all’interno di un coordinamento cittadino che coinvolga le realtà politiche di Napoli e della sua provincia.
Nata a Napoli il 1997, già militante del movimento studentesco napoletano con il CSNE-CSR. Vive lavora a Roma. È tra le fondatrici della corrente femminisa rivoluzionaria "Il Pane e Le Rose. Milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR) ed è redattrice della Voce delle Lotte.