Mentre la Legge di Bilancio taglia 14.800 posti nella scuola per finanziare 40 miliardi di spese militari, studentesse e studenti occupano i plessi: superiamo le divisioni sindacali per convergere uniti nello sciopero del 20 novembre. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Collettivo TIR dell’area Nord di Napoli.


Mentre i palazzi della politica continuano a varare manovre improntate all’austerità e allo smantellamento dei servizi essenziali, la scuola pubblica italiana subisce l’ennesimo durissimo colpo. Il disegno della nuova Legge di Bilancio sferra un attacco frontale al mondo dell’istruzione, disponendo per l’anno scolastico 2027/2028 un ulteriore taglio di 4.925 docenti e 2.049 unita di personale ATA. Una scure che si somma ai tagli già programmati dalla precedente manovra finanziaria, portando la riduzione complessiva alla spaventosa cifra di oltre 14.800 posti cancellati nel giro di tre anni. A questo si aggiungono le pesanti sforbiciate ai fondi per l’edilizia scolastica e lo svuotamento dell’organico di potenziamento, ormai ridotto a mero strumento per coprire le supplenze brevi anziché contrastare la dispersione scolastica. 

Così, mentre lo Stato dichiara di non avere risorse per i servizi essenziali, la spesa militare previsionale si appresta a sfondare per la prima volta lo storico muro dei 40 miliardi di euro annuali, registrando un balzo in avanti di oltre 6 miliardi (+18%) che serviranno a finanziare l’acquisto di nuovi sistemi d’arma e la corsa al riarmo. La copertura economica di questa svolta bellicista ricade direttamente sui diritti sociali e, in prima linea, sulla scuola pubblica, trasformata in un vero e proprio bancomat da saccheggiare.

Davanti a questo attacco frontale, la risposta non può che nascere dal basso, dal rifiuto della logica aziendale e militare che vorrebbe imporre il silenzio. Nelle ultime settimane, le studentesse e gli studenti – con particolare forza e rabbia nei territori storicamente lasciati ai margini come Scampia e l’area est di Napoli – hanno scelto la via del conflitto e delle occupazioni per riprendersi il diritto al futuro. Contro la narrazione del potere che liquida la protesta come un pretesto per non studiare, i docenti dell’area Nord di Napoli, riuniti nel Collettivo TIR (Tutti in Rivolta), hanno deciso di rompere la neutralità e di schierarsi apertamente.

Crediamo che i lavoratori della scuola, a partire dai docenti delle superiori in prima linea al fianco dei propri istituti, possano affrontare una sfida cruciale adesso: quella di superare la frammentazione e le routine dei vertici sindacali, rifiutando di lasciare le scadenze di lotta all’isolamento istituzionale dei tavoli negoziali. È necessario convergere compatti verso l’appuntamento del 20 novembre: una giornata in cui lo sciopero generale deve saldarsi politicamente con la mobilitazione internazionale degli studenti contro il riarmo e la precarietà. Dobbiamo spezzare i recinti delle sigle sindacali per costruire un ponte solido tra la base dei lavoratori e l’autorganizzazione studentesca emersa dalle occupazioni, travolgendo quella data per farne una reale e unitaria giornata di conflitto di classe.

Riceviamo e pubblichiamo di seguito il loro potente comunicato: una presa di posizione radicale e di classe dei docenti della periferia napoletana, che scelgono di stare al fianco dei propri ragazzi e come lavoratori in lotta per difendere la scuola pubblica, la dignità del lavoro e un futuro libero da guerre e disuguaglianze.

Qui il comunicato e il forum per entrarci in contatto:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdz0IaLtOkZCC4vsIRc7njururwYkas2waK3GQoqynd80rYcg/viewform

 

Nata a Napoli il 1997, già militante del movimento studentesco napoletano con il CSNE-CSR. Vive lavora a Roma. È tra le fondatrici della corrente femminisa rivoluzionaria "Il Pane e Le Rose. Milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR) ed è redattrice della Voce delle Lotte.