Nella notte tra il 2 e il 3 novembre i carabinieri hanno sgomberato il tentativo di occupazione dell’istituto tecnico agrario di Firenze puntando le pistole contro 7 studenti minorenni con le mani alzate, tra insulti, umiliazioni e frasi razziste in questura. E’ un fatto gravissimo, ennesimo segnale della stretta repressiva contro chi si mobilita, nelle scuole come nei posti di lavoro


Stamattina davanti all’agrario si è radunato un gruppo di studentə in picchetto.

Alla chiamata, lanciata dal collettivo dell’istituto, hanno risposto numerose realtà politiche della città e soprattutto lə studentə delle altre scuole fiorentine, che in questi mesi stanno dando un ottimo esempio di autorganizzazione e coordinamento e rappresentano la componente più dinamica della mobilitazione cittadina e nazionale.

Il picchetto è stato convocato dopo i gravissimi fatti della notte tra lunedì e martedì.

Come è successo in tutte le altre scuole di Firenze durante questa ondata di occupazioni, un gruppo di studenti è entrato nell’istituto per occupare, passando da una finestra lasciata aperta e senza fare alcun danno. I ragazzi hanno subito appeso lo striscione “Agrario occupato”, per chiarire che non si trattava di un furto, e hanno chiuso i cancelli: normale prassi di un’occupazione. Durante la notte, però, sono arrivati i carabinieri, che hanno scavalcato la recinzione, hanno preso a calci tutti i portoni dell’edificio e hanno minacciato e insultato gli studenti: “Coglioni venite qui”, “non scappate stronzi vi prendiamo a tutti”.

Alla fine hanno individuato la stanza in cui si trovavano e, nonostante i tentativi di mediazione degli studenti, sono entrati sfondando la porta e puntando le pistole ad altezza d’uomo contro i ragazzi disarmati e con le mani alzate.

Li hanno perquisiti in maniera violenta, sbattendoli contro il muro, insultandoli e accusandoli di essere “terroristi”, il tutto alla presenza della Digos. Tra il terrore e l’ansia, con l’aria resa pesante dai fumogeni sprigionati dall’allarme, i ragazzi hanno cominciato a sentirsi male. Uno in particolare stava molto male, ma è stato ignorato e non gli è stata data nemmeno dell’acqua.

A questo spropositato uso della forza e dell’intimidazione contro dei minorenni, i carabinieri hanno aggiunto lo scherno: hanno costretto uno di loro a indossare il passamontagna che aveva con sé per fotografarlo con un telefono personale, commentando “questa me la tengo per me”.

Gli studenti sono stati poi portati in questura, dove sono continuate le provocazioni e gli insulti, anche razzisti: un ragazzo è stato chiamato “etiopico” invece che con il suo nome. Lì sono state fatte pressioni perché firmassero verbali contenenti affermazioni utilizzabili contro di loro.

Un semplice tentativo di occupazione di una scuola è stato trattato come un atto terroristico: una decina di volanti tra carabinieri e polizia, più due della Digos, contro 7 minorenni. I ragazzi sono stati rilasciati, ma denunciati con tre capi d’accusa, ed estremamente spaventati.
Riteniamo significativo che tutto questo non sia avvenuto in un liceo del centro, ma in un istituto agrario più periferico.

Quanto accaduto ricorda da vicino i fatti del Liceo Artistico di Porta Romana (ISA), nella notte tra il 19 e il 20 ottobre. Lì lə studentə avevano tentato di occupare la scuola, esponendo lo striscione “Isa occupata”. Intorno alle 4.30 sono arrivati la dirigente e il personale ATA, seguiti dai carabinieri e poi dalla Digos e da altre pattuglie. Secondo quanto denunciato dallə studentə, un addetto alla custodia ha cercato di allontanarlə con la forza: uno studente sarebbe stato tirato per i capelli e una studentessa colpita con un calcio da dietro per farla cadere. Anche lì lə studentə non sono riuscitə ad aprire alcun canale di comunicazione, né con la presidenza né con le forze dell’ordine. E anche lì sulla stampa è uscito il racconto di danni pesanti, che lə studentə hanno respinto: ammettono solo la rottura della gamba di un banco, di cui si assumono la responsabilità, e rivendicano di aver protetto la presidenza e la gipsoteca.

Condanniamo con forza questo abuso di potere da parte delle forze dell’ordine ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà agli studenti colpiti. Quanto successo all’agrario è in continuità con la repressione che il governo Meloni sta cercando di imporre, a colpi di un decreto sicurezza dopo l’altro, per soffocare una mobilitazione radicale partita dai segmenti più giovani, e quindi più dinamici, della società: lə studentə che occupano le scuole e lə ragazzə delle periferie delle città del nord. Questa repressione va letta insieme alla militarizzazione del paese: il governo taglia sempre più fondi a istruzione e sanità per finanziare il riarmo (all’istruzione sono stati tagliati 600 milioni) e poi reprime con la forza e con le denunce il dissenso che ne deriva.

Un altro grave episodio di repressione in città riguarda le denunce contro il collettivo di fabbrica ex-GKN. Il 18 ottobre dell’anno scorso il collettivo e lə studentə hanno guidato un corteo di varie migliaia di persone fino a occupare l’aeroporto di Firenze. Un’azione che puntava a rafforzare la saldatura tra le rivendicazioni per la Palestina e quelle della classe lavoratrice, indicando la riconversione ecologica sotto il controllo di lavoratori e lavoratrici, il cuore del piano di reindustrializzazione degli operai GKN, come alternativa alla riconversione bellica, all’economia di guerra e del genocidio. Per le istituzioni quell’esempio di unità tra studentə e lavoratori è un reato: “radunata sediziosa”, come recita il capo d’imputazione a carico di 18 tra operai e giovanissimə coinvoltə nell’azione, che ora rischiano fino a 15 anni di carcere. È un reato previsto da una legge approvata durante il fascismo, e mai scalfita dalla “Costituzione più bella del mondo”, che fa il paio con i nuovi reati di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”, appena introdotti dal governo e usati contro chi, a modo suo, ha cercato di dare voce alle proteste del 17 ottobre. E si aggiunge alla precettazione con cui Salvini ha impedito ai lavoratori e alle lavoratrici dei trasporti di scioperare in massa il 30 ottobre.

Ma tornando all’agrario, riteniamo necessario denunciare anche il ruolo della presidenza. Con il modello di scuola-azienda rafforzato dalla Buona Scuola, i dirigenti scolastici concentrano sempre più potere su docenti e studenti, e finiscono spesso per farsi esecutori delle politiche del governo e degli interessi della classe dominante.

La presidenza dell’agrario ha negato più volte il confronto allə studentə e usa pratiche intimidatorie: colloqui senza preavviso e senza testimoni con membrə del collettivo, con l’offerta di agevolazioni scolastiche e lavorative in cambio di informazioni sulle sue azioni.

Il preside sostiene di non aver autorizzato lo sgombero, ma è difficile crederlo. È impensabile che, una volta scattato l’allarme, le forze dell’ordine non lo abbiano contattato. E un’occupazione non poteva certo coglierlo di sorpresa: con le occupazioni che in queste settimane hanno coinvolto numerose scuole di Firenze e di tutta Italia, la temeva al punto da fare quei colloqui. In ogni caso, che l’abbia autorizzato o meno, dopo i fatti ha diffuso una versione falsa della vicenda, sostenendo che fossero stati i pompieri ad aprire la scuola, e ha deriso gli studenti che avevano occupato.

Non sarebbe la prima volta. Nell’ottobre 2025, quando lə studentə occuparono la sede del professionale agrario al Barco, il dirigente Andrea Marchetti raccontò a La Nazione di aver chiamato i carabinieri appena notati lo striscione e le catene ai cancelli, e che subito dopo era arrivata anche la Digos. Nella stessa occasione Marchetti, all’epoca presidente provinciale dell’Anp, l’associazione nazionale presidi, annunciò che l’Anp avrebbe chiesto un intervento ad hoc per gestire le occupazioni e un incontro istituzionale tra dirigenti, Prefettura, Questura, Comando dei Carabinieri e Città Metropolitana. È il segno di una gestione poliziesca delle occupazioni che dura da tempo.

Durante il picchetto, lə studentə ci hanno raccontato che nella scuola si vive nella paura, alimentata da una parte dei professori e dalla dirigenza. Chi esprime un pensiero diverso da quello della dirigenza viene visto male, deriso ed etichettato come “una persona non buona”. Ci sono minacce implicite, come “se non fai questa manifestazione ti va bene”, che lasciano intendere ripercussioni sul voto di condotta o di altro tipo. Dopo lo sgombero, poi, gli studenti che hanno occupato sono stati messi “alla gogna scolastica”.

Tutto questo mina le basi di uno spazio di confronto politico libero, in cui lə studentə possano esprimersi.

Eppure le occupazioni di questi studenti, come quelle delle altre scuole, sono legittime e importantissime, in un paese a cui il governo impone militarizzazione e austerità.

Lə studentə dell’agrario si mobilitano per dire no ai tagli all’istruzione mentre si spendono soldi in armi e contro il carovita, ma anche per i problemi della loro scuola. Chiedono spazi e momenti per esprimersi senza essere repressə e vogliono che il loro istituto prenda finalmente una posizione, cosa che finora ha sempre rifiutato di fare. In una parola, come ci hanno detto, vogliono “tenere testa alla società di oggi”.

L’occupazione, del resto, non è nata dal nulla: nei giorni precedenti lə studentə avevano organizzato un presidio pacifico al professionale agrario, dove avevano presentato le loro richieste.

Sono le stesse ragioni che muovono tutte le scuole occupate di Firenze. Oltre ai tagli all’istruzione pubblica, dirottati verso le spese militari, lə studentə denunciano lo stato degli edifici scolastici, la precarietà del sistema educativo e le direttive ministeriali sull’educazione sessuo-affettiva. Come hanno scritto dalle occupazioni: “Abbiamo deciso di bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione.”

L’occupazione dell’agrario fa parte di un’ondata di lotte studentesche che attraversa tutto il paese, e lə studentə non hanno intenzione di fermarsi. Hanno partecipato alla mobilitazione del 30 ottobre e saranno presenti alle prossime: “Siamo convinti della cosa che facciamo”, ci hanno detto. Lo fanno anche per rispetto dei compagni denunciati, che “non stanno passando un buon momento”. Il prossimo passo è un’assemblea solo studentesca, probabilmente lunedì e aperta ad altre realtà, per raccontare a tutta la scuola cosa è successo e quanto è grave.

“Combattete con noi perché tutti subiamo questa repressione e tutti dobbiamo essere uniti per dire BASTA!”, scrivono nel loro comunicato.

Rinnoviamo il nostro pieno sostegno allə studentə dell’agrario e chiediamo il ritiro delle denunce contro i 7 ragazzi. Anche alla luce di questo ennesimo episodio repressivo, riteniamo importante continuare a organizzarsi ed estendere la mobilitazione a quantə più studentə possibile, dalle scuole alle università, e a quanti più lavoratori e lavoratrici possibile.

Il prossimo appuntamento è il 20 novembre, giorno dello sciopero internazionale degli studenti contro il riarmo, ma anche dello sciopero generale indetto dalla CGIL. Quella piazza va strappata ai vertici sindacali, che vorrebbero ridurla a una data di routine, per farne una vera giornata di conflitto. Lə studentə, con la determinazione e l’autorganizzazione mostrate in queste settimane di occupazioni, possono fare da ponte con lavoratori e lavoratrici: è da questa unità che può nascere una nuova stagione di lotta contro il governo Meloni, i tagli e il riarmo.



Redazione de La Voce delle Lotte

Giornale militante online fondato nell'aprile 2017.
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