Haji è una studentessa del liceo Machiavelli di Firenze e fa parte del collettivo K1, collettivo da sempre molto attivo politicamente, dentro e fuori la scuola, e in prima linea nelle manifestazioni per la Palestina dello scorso settembre e ottobre. Lə studentə del K1 supportano da anni le lotte dei Suddcobas, sostenendoli nei picchetti davanti alle fabbriche di Prato così come nelle azioni a Firenze.


Un mese fa ha ricevuto una lettera per un colloquio con gli assistenti sociali, senza che le venisse comunicata la ragione dello stesso. Il motivo l’ha scoperto solo presentandosi all’appuntamento: la manifestazione davanti a Patrizia Pepe del 8 novembre, organizzata da Suddcobas a sostegno degli operai dell’Alba di Montemurlo. L’azione del 8 novembre, che si è conclusa con un sit-in dentro la boutique di Patrizia Pepe in piazza Duomo, faceva parte di una vertenza che dura ormai da un anno, durante il quale i lavoratori in lotta hanno subito varie aggressioni fisiche durante gli scioperi a difesa del loro posto di lavoro e dei loro diritti. La vertenza nasceva per contrastare la precarietà, gli straordinari non pagati e l’applicazione del contratto inappropriato: contratto delle pulizie per lavoratori che erano cucitori e stiratori. Dopo una prima vittoria a febbraio, ad aprile l’azienda ha trasferito una parte degli impianti in un altro stabilimento, costringendo i dipendenti a turni di dodici ore. Un vero e proprio progetto di svuotamento dello stabilimento principale, portato avanti attraverso subappalti e società controllate per aggirare l’accordo sindacale. In seguito, grazie alla lotta, il sindacato era riuscito a ottenere la convocazione di un tavolo aperto alla provincia di Prato, a cui avevano aderito i committenti dell’azienda Alba, ad eccezione di Patrizia Pepe. Per questo la scelta di protestare direttamente davanti al negozio del marchio.

Haji, come moltə altrə compagnə di collettivo, era presente al sit-in. L’assistente le ha mostrato varie foto della manifestazione in cui erano raffigurati attivisti e militanti, chiedendole se li conoscesse e in che rapporti fosse con loro, insistendo molto sul fatto che la maggior parte fossero maggiorenni e più grandi di lei. In verità erano presenti molti altri suoi coetanei. Nessuno dei quali, però, ha ricevuto una convocazione da parte degli assistenti sociali, né un avviso dalla questura. Quello che l’assistente sociale sembrava voler insinuare è che Haji fosse stata spinta a partecipare alle azioni di lotta da persone più grandi, adulte.

Infine, le è stato consigliato di non partecipare alle manifestazioni, perché a breve diventerà maggiorenne e avere la fedina penale sporca può impedirle di partecipare ad alcuni concorsi pubblici. La cosa più sorprendente è che Haji non era nemmeno entrata dentro il negozio di Patrizia Pepe. Il motivo della convocazione, il suo “reato”, era: “partecipa attivamente alla manifestazione scandendo slogan.”

Se si trattasse di un episodio isolato, potremmo credere un caso il fatto che l’unica persona a essere segnalata sia stata una ragazza figlia di genitori marocchini. Ma allargando lo sguardo a quanto sta succedendo nel nostro Paese negli ultimi mesi, appare evidente come si tratti dell’ennesimo tentativo di criminalizzazione delle ragazze e dei ragazzi di “seconda generazione”. La propaganda “anti-maranza”, termine con cui vengono definiti i ragazzi figli di migranti, ne è un esempio. Nel nuovo decreto sicurezza è stata inserita una norma esplicitamente definita “anti-maranza”, che introduce il divieto assoluto di portare strumenti con lama superiore a cinque centimetri, punito con la reclusione da uno a tre anni. Come ha dichiarato il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, si tratta di “un pacchetto strategico per incrementare il contrasto alla criminalità giovanile, alle baby gang e ai maranza”.

Le misure repressive del governo, volte a sgonfiare il movimento dell’autunno, hanno colpito in modo sproporzionato proprio i giovani delle seconde generazioni. Molti di loro sono stati protagonisti delle mobilitazioni di ottobre: per tanti giovani razzializzati la Palestina non è una questione lontana, ma parte della propria storia familiare, dei racconti ascoltati a casa, delle ingiustizie subite a scuola, nelle questure, nelle istituzioni.

Ma la repressione contro chi ha partecipato alle manifestazioni per la Palestina non può essere letta separatamente dal crescente clima di odio e intolleranza verso le persone straniere, fomentato da campagne come quella della “remigrazione”. Questo convergere di politiche securitarie e propaganda xenofoba sta producendo un razzismo istituzionale che criminalizza sistematicamente il protagonismo politico delle comunità arabe. Il decreto sicurezza, d’altronde, punta esplicitamente a colpire le pratiche conflittuali, prendendo di mira in particolare quelle fasce di popolazione razzializzate che si sono mostrate più attive e determinate nelle piazze.

Un altro bersaglio della repressione sembrano essere i giovanissimi. Non è un caso: la vitalità del movimento si è manifestata in modo particolare tra gli studenti medi. Anche quando la mobilitazione di massa nelle università rallentava, i licei hanno continuato a organizzarsi e manifestare: da Firenze a Roma, da Torino a Bologna, decine di scuole superiori sono state occupate nei mesi successivi, dimostrando un dinamismo politico eccezionale che ha allarmato il governo.
Dinamismo che si è manifestato anche nella risposta compatta sia da parte dellə compagnə di scuola e di lotta, sia da parte degli insegnanti. La vicenda è arrivata fino in parlamento, come interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Piantedosi. Il collettivo di cui fa parte Haji, il K1, ha lanciato una raccolta firme che in pochissimo tempo ha raggiunto 1000 adesioni e ha organizzato un presidio con lə altrə studentə sotto la scuola.

In questa fase in cui la repressione e la criminalizzazione del dissenso si intensificano sempre di più, accompagnate dal processo di riarmo europeo, è importante continuare a organizzarsi e a costruire un fronte di lotta unito, riprendendo l’esperienza di questo autunno, che ha visto scendere insieme studentə e lavoratorə in uno sciopero generale unitario.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Haji e invitiamo ad aderire alla raccolta firme e a partecipare all’assemblea in Santo Spirito che si terrà domenica 1 marzo!

 

Laura Colli

Nata a Modena nel 1999, è dottoranda di Economia Ecologica, milita nella FIR ed è attiva nei movimenti universitari fiorentini.