Nelle ultime settimane, il Governo italiano ha intensificato la repressione ed i processi giudiziari contro giovani, lavoratori, studenti e attivisti che hanno partecipato alle mobilitazioni ed all’enorme sciopero generale del 3 ottobre in solidarietà con il popolo palestinese. Sono state convocate assemblee e cortei in varie città italiane per contrastare questa nuova ondata di repressione.


La recente “Operazione Riot” a Torino, con almeno 8 misure cautelari contro alcuni giovani – includendo anche dei minori – segnalati già a partire dai fatti del 3 ottobre 2025, fa parte di una campagna di criminalizzazione delle proteste sociali. 

Allo stesso tempo, il Governo annuncia un nuovo “pacchetto di sicurezza” che include numerose misure per restringere il diritto a manifestare, dichiarare “zone rosse” nelle città, nelle quali le forze della repressione possono attuare con impunità e per proibire le manifestazioni, accelerare le deportazioni dei migranti, un provvedimento che rappresenta un attacco su larga scale alle libertà democratiche. 

Il Governo di Giorgia Meloni sta cercando di colpire l’ampia avanguardia di giovani e lavoratori che si sono attivati in solidarietà con la Palestina e che hanno avuto un ruolo di spicco durante i mesi di settembre ed ottobre, come negli scioperi del 22 settembre, del 3 ottobre convocato da CGIL insieme al sindacalismo di base. In quel momento più di 3 milioni di persone si sono mobilitate in più di 100 città italiane, un movimento che si è trasformato in una avanzata della solidarietà con il popolo palestinese a livello internazionale. Il Governo teme che la forte combattività espressa in quei giorni possa tornare alla ribalta. Temono l’unità tra operai e studenti che si è conquistata attraverso assemblee unitarie e nelle mobilitazioni per il “bloccare tutto”. 

Di fronte alla repressione, si cominciano ad organizzare assemblee e azioni di rifiuto, così come una manifestazione nazionale che si terrà a Torino il prossimo 31 gennaio. Esprimere solidarietà con la Palestina non è un crimine! Dobbiamo costruire una forte unità nelle srade contro la sua repressione e contro l’economia di guerra! Se toccano uno, toccano tutti e tutte!

 

La repressione a Torino, la detenzione di studenti e la persecuzione degli attivisti pro-Palestina 

La mattina del 14 gennaio del 2026, la Polizia di Stato, in coordinazione con la Procura di Torino e la Procura Minorile ha lanciato la cosiddetta “Operazione Riot”, detenendo o notificando misure giudiziarie contro molti giovani, accusati di aver svolto “attività violente” durante le mobilitazioni pro-Palestina del 3 ottobre. Tra le misure cautelari esercitate figurano arresti ed ordini di presentazione, tra queste, almeno 5 sono a carico di minori. Questi si aggiungono a 6 studenti, anch’essi minori, agli arresti domiciliari dopo l’occupazione del Liceo Einstein, sotto l’accusa di “resistenza aggravata” per aver difeso la loro scuola a fronte delle provocazioni di gruppi di estrema destra e della repressione della polizia. La giudice ha decretato l’isolamento domiciliare, proibendo loro anche di partecipare alle lezioni, una misura disciplinare fatta chiaramente come esempio per chiunque intenda attivarsi in difesa dei propri diritti. Gli studenti dell’Einstein di Torino, come quelli del Liceo Righi di Roma, sono un riferimento per tutti gli studenti medi che hanno occupato le scuole in solidarietà con la Palestina. Dobbiamo difenderli!

Nemmeno i centri sociali non esenti da questa politica repressiva, in particolar modo dopo l’approvazione del “DDL Sicurezza” del Governo Meloni. Spazi autogestiti come l’Officina 99, Leoncavallo, Askatasuna e Spin Time – punti di riferimento storici delle lotte per la casa, contro la violenza di genere e di una parte ampia della controcultura urbana – si confrontano contro sgomberi e tentativi di sgombero. L’obiettivo è “normalizzare” le città e disarticolare gli spazi di organizzazione dal basso. 

Nel dicembre del 2025, la Procura Italiana ha detenuto a vari attivisti riconosciuti in una operazioni contro diverse organizzazioni accusate di “finanziamento al terrorismo”, segnalandole per aver raccolto fondi destinati ad Hamas attraverso associazioni benefiche. Numerose organizzazioni sociali e sindacali hanno denunciato che queste cause hanno cercato di stigmatizzare e criminalizzare la solidarietà con il popolo palestinese. Lo stesso processo di stigmatizzazione e criminalizzazione utilizzato contro gli attivisti palestinesi che hanno chiesto asilo in Italia. 

 

Per una grande mobilitazione unitaria contro la repressione 

Di fronte a questa ondata di repressione, è urgente una risposta unitaria. Non basta resistere in maniera isolata: è necessario rilanciare un movimento dal basso, con assemblee di lavoratori e studenti in ogni città e regione, per confluire in una grande coordinazione e mobilitazione nazionale. 

La grande resistenza al tentativo di sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, è una prova del fatto che le giornate di questo “autunno caldo” hanno mostrato che sempre più ampi settori della società sono disposti a lottare, che si sta costituendo una base importante per costruire una opposizione al governo ed alla sua politica repressiva.

In questo quadro, la manifestazione nazionale convocata da associazioni, centri sociali ed organizzazioni in solidarietà con la Palestina per il 31 gennaio, è un primo passo per organizzare un movimento unito in difesa di coloro che soffrono la repressione e per difendere la libertà di espressione e manifestazione. E’ importante che in quel giorno si senta con forza un solo grido:”Lottare per la Palestina non è un crimine!”. Altra data importante da sostenere è quella del 6 febbraio, convocata dai portuali di USB per paralizzare i porti del Mediterraneo contro l’economia di guerra. 

Ma dobbiamo andare ancora più avanti. La forza del movimento di settembre ed ottobre ha portato ad uno sciopero generale unitario, con la classe lavoratrice al fronte, insieme agli studenti e dai movimenti sociali. La classe lavoratrice – con i portuali di tutta Italia in testa e con riferimento al movimento Insorgiamo spinto dal Collettivo di Fabbrica GKN – mostra la via per affrontare il Governo e sconfiggere i suoi attacchi repressivi. E’ il momento di esigere che la CGIL e le centrali sindacali indichino urgentemente una data per nuove azioni ed un piano di lotta per difendere coloro che sono stati in prima linea nelle mobilitazioni che loro stesse hanno convocato. La passività delle cupole sindacali, lasciano via libera a Meloni per approfondire l’attacco contro l’organizzazione e la mobilitazione popolare. I sindacati combattivi e coloro che hanno dato forza al “blocchiamo tutto”, dobbiamo unirci in questa esigenza e cominciare a preparare azioni congiunte. 

Un esempio concreto lo hanno dato i metalmeccanici affiliati alla CGIL di Bologna, che a giugno scorso hanno bloccato l’autostrada e si opposero al “Decreto Sicurezza” durante le negoziazioni per la rinnovazione del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL). Allo stesso tempo, la manifestazione regionale convocata il 24 gennaio a Massa – tra le denunce contro 37 manifestanti, tra cui segretari territoriali della CGIL, USN ed ANPI – dovrebbe essere supportata e replicata a livello nazionale. Esempi come questo mostrano dove stanno le forze per sconfiggere i piani repressivi del Governo. 

 

Libertà a tutti i detenuti. Annullazione di tutte le cause giudiziarie. Libertà di espressione per la solidarietà con la Palestina. Rottura delle relazioni con Israele ed embargo delle armi. Abbasso il riarmo militare, in alto i salari, la sanità e l’educazione. Abbasso la Legge 146/90 che limita e pregiudica il diritto allo sciopero!

Promuoviamo assemblee in ogni luogo di studio e lavoro: con l’organizzazione democratica dal basso dobbiamo mettere in piedi coordinate per affrontare la repressione. 

Facciamo come il 3 di ottobre, rilanciamo l’unità tra lavoratori, giovani e studenti per costruire una forza sociale che sconfigga i piani dell’economia di guerra del governo.

 

Josefina L. Martinez, Laura Tartaglia

Nata a Buenos Aires nel 1974. È una storica (UNR). Autrice del libro Revolucionarias (Lengua de Trapo, 2018), coautrice di Cien años de historia obrera en Argentina (Ediciones IPS). Vive a Madrid. Scrive per Izquierda Diario.es e altri media e milita nella corrente femminista internazionale Pan y Rosas.

Nata a La Plata, Argentina, nel 1992, dove ha militato con il Partido de los Trabajadores Socialistas. Laureata in Tecnica bibliotecaria. Vive e lavora a Monza, milita nella corrente femminista Il Pane e le rose e nella FIR.