Pubblichiamo questo contributo degli scaffalisti notturni dell’ipercoop di Bologna contro la chiusura dello stabilimento Kamila di Parma, dove una chiusura annunciata lo scorso maggio sta portando alla perdita di decine di posti di lavoro. Rilanciamo la prospettiva di scioperi che coinvolgano tutta la filiera produttiva e distributiva: contro la realtà costante dell’esternalizzazione delle attività, contratti da fame e precarietà costruiamo dal basso e fianco a fianco l’autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici!


A maggio 2025 è stata annunciata la chiusura del magazzino Kamila di Parma, centro logistico di Coop Alleanza 3.0. Una decisione che ha prodotto la perdita del posto di lavoro per decine di lavoratori e lavoratrici e per circa 90 persone non esiste ancora alcun piano concreto di ricollocazione. Di fronte a questa situazione i lavoratori hanno avviato uno stato di agitazione permanente, mentre Coop Alleanza 3.0 continua a lavarsene le mani.

Noi siamo scaffalisti notturni e conosciamo bene questa realtà. Pur lavorando quotidianamente all’interno dei supermercati Coop, siamo assunti da aziende in appalto. Sappiamo cosa significano l’assenza di garanzie, la precarietà, la mancanza di tutele e l’incertezza costante sul proprio futuro.

Per questo sosteniamo la lotta dei lavoratori del centro logistico di Parma. Per anni il loro lavoro è stato parte integrante della stessa filiera che ogni giorno permette ai supermercati Coop di funzionare. Sono stati loro a preparare i bancali che noi successivamente allestivamo nei punti vendita. Eppure oggi vengono trattati come una componente sacrificabile. Nel 2020 il polo logistico di Anzola dell’Emilia è stato chiuso per ristrutturazione e questi lavoratori hanno permesso la continuità distributiva. Oggi che Anzola ha riaperto con nuovi sistemi di automazione, questi lavoratori vengono licenziati.

Da anni Coop Alleanza 3.0 porta avanti una politica di esternalizzazione delle attività con l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro. Sempre di più vengono utilizzati appalti che applicano contratti meno tutelanti e meno retribuiti rispetto a quelli che dovrebbero essere utilizzati. In molti casi si ricorre al contratto Multiservizi, con salari che possono scendere fino a 6 o 7 euro l’ora. Tutto questo mentre l’azienda continua a presentarsi pubblicamente come promotrice di valori quali la responsabilità sociale e la tutela del lavoro.

La realtà vissuta nei magazzini e nei supermercati racconta però un’altra storia. Dietro le campagne pubblicitarie e i codici etici si nascondono spesso condizioni di lavoro caratterizzate da ritmi sempre più intensi, precarietà, scarsa sicurezza e riduzione dei diritti.

Questa situazione è la conseguenza di un modello produttivo fondato sugli appalti e sui subappalti. Uno strumento attraverso cui si estrae sempre più profitto, si frammenta la forza lavoro e si riduce la capacità dei lavoratori di organizzarsi collettivamente.

Non viene esternalizzato soltanto il lavoro. Vengono esternalizzati anche i rischi, la salute, la sicurezza e i diritti. Non è un caso che molte delle attività più pesanti, usuranti e pericolose vengano affidate proprio alle aziende in appalto. In questo modo il costo umano dello sfruttamento viene nascosto lungo la filiera.

La chiusura del magazzino Kamila non è quindi una vicenda isolata. È l’ennesima dimostrazione di come il sistema degli appalti produca insicurezza e precarietà per migliaia di lavoratori, anche all’interno di aziende che costruiscono la propria immagine pubblica sulla cooperazione e sulla responsabilità sociale.

Per questo la lotta dei lavoratori del centro logistico riguarda tutti noi. Riguarda chi lavora nei magazzini, nei supermercati, nelle cooperative e nelle aziende in appalto. Solo attraverso l’unità tra tutti i lavoratori della filiera è possibile contrastare un sistema che trae forza dalla divisione e dalla frammentazione. 

 

Scaffalisti Notturni Ipercoop Bologna

 

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