X Conferenza Ft: Riformismo, centrismo e rivoluzione

  • Category: Teoria
  • Date: aprile 1, 2018

Pubblichiamo il seguente articolo teorico, proveniente dal dibattito sviluppatosi nella X conferenza della Frazione Trotskista, prodotto da Emilio Albamonte, dirigente del PTS, sezione argentina della FT-CI, e direttore della rivista teorica marxista Estrategia Internacional. Sebbene l’articolo risalga all’agosto 2016, l’attualità dei temi trattati e l’analisi conseguente al dibattito rendono questo testo del tutto valido ed interessante nell’inquadrare e dare direzione cosciente alle proprie azioni politiche, la propria prassi rivoluzionaria verso la costruzione di un partito di avanguardie con influenza di massa, proprio grazie alla capacità che offre nel riuscire ad inquadrare le prospettive di una linea strategica anziché un’altra.
Per una lettura completa degli articoli riguardanti la conferenza del 2016, qui trovate la prima parte e qui la seconda parte


In alcuni articoli precedenti – come redazione giornaliera ci occuperemo di tradurre anche questi stessi articoli che, attualmente, linkiamo in spagnolo, NdR – abbiamo esamminato brevemente le discussioni affrontate durante i primi giorni della conferenza, circa l’evoluzione della crisi capitalistica  e le principali tendenze dello scenario politico internazionale .

Su questa linea, affronteremo ora alcune delle conclusioni dei dibattiti sulle nuove caratteristiche adottate oggi dal riformismo, le differenze tra il cosiddetto “neoriformismo” ed il riformismo operaio, le strategie per costruire partiti rivoluzionari nello scenario odierno ed il ruolo dei giornali nella costruzione delle diverse organizzazioni che compongono la FT.

 

Il riformismo operaio ed il riformismo piccolo-borghese

Con la crisi mondiale abbiamo assistito allo sviluppo di varie organizzazioni riformiste nei principali paesi. Questi “neoriformismi”, come, ad esempio, Syriza o Podemos, mantengono differenze fondamentali con il classico riformismo che ha caratterizzato tutto il XX secolo, con i suoi bastioni come il Partito Socialista Tedesco o il Partito Comunista Italiano del secondo dopoguerra.

La caratteristica principale di questo neoriformismo sta nel fatto che non si basa sui battaglioni combattivi della classe operaia. Si tratta di un riformismo piccolo-borghese, la cui principale base sociale, come vediamo nel caso dello Stato Spagnolo con Podemos, si trova tra i giovani studenti universitari, “sovra-istruiti” – per gli standard capitalistici – che sempre più pretendono una maggior specializzazione del lavoro manuale e di quello intellettuale in una fase di crisi economica, NdR – e sempre più sottoccupati, così come nella gioventù precarizzata.

I tradizionali partiti riformisti di massa si sono trasformati in veri e propri agenti dell’offensiva neoliberale, arrivando a rompere gli stessi legami con le loro stesse storiche basi operaie. Attualmente, non ci sono più partiti come, ad esempio, il PC italiano del secondo dopoguerra, trasformatosi velocemente in Partito Democratico, abbracciando il programma dei democratici americani. Una delle ultime organizzazioni che è emersa da questa svolta è stato proprio il PT –Partito dei Lavoratori, NdR– del Brasile, a partire proprio dai sindacati della CUT, negli anni ’80 – Principale sindacato brasiliano, con circa 7 milioni di iscritti odierni, NdR.

Quindi, il riformismo operaio realmente esistente oggi passa attraverso i sindacati; ciò non implica, ovviamente, che tutti i sindacati siano riformisti.

Ad esempio, in Francia abbiamo visto le azioni dei sindacati durante la lotta contro la riforma del lavoro. Da un lato, l’azione del sindacalismo giallo di Laurent Berger, principale dirigente del CFDT – La Confédération française démocratique du travail, NdR – , che ha approfittato della prima opportunità trovata per chiamare ad abbandonare la lotta. Dall’altro lato, quel riformismo operaio realmente esistente, di cui abbiamo parlato, ha avuto espressione nella CGT, diretta da Philip Martinez, che ha sviluppato una vera e propria “strategia di logoramento” del movimento, disperdendo nel tempo, la grande forza che si era espressa nelle mobilitazioni di centinaia di migliaia di lavoratori in tutta la Francia, nei picchetti e negli scioperi contro la riforma del lavoro di Hollande.

Sebbene, come sottolinearono i compagni della CCR – frazione della Ft nel NPA in Francia, NdR – durante la conferenza, si è trattato di una burocrazia molto più debole se si compara con quella diretta da tenacemente dal PCF, che è stata in grado di evitare lo sviluppo rivoluzionario del maggio francese. Lo notiamo, ad esempio, nel dialogo che è stato costretto ad avere Martinez con la gioventù di Nuit Debout – movimento studentesco francese di opposizione alla Loi travail, NdR -, molto distinto dalla CGT del ’68, che potrebbe siglare un muro tra gli studenti radicalizzati ed il movimento operaio dei sindacati.

Certo, i sindacati sono tanto diversi quanto la classe operaia nei differenti paesi. Se, da un lato, in “Oriente”, come nel caso della Cina, troviamo sindacati che sono utilizzati dal Partito Comunista Cinese come dipartimenti statali, in “Occidente” l’offensiva neoliberale ha significato un salto verso la statalizzazione dei sindacati. Questo processo è avvenuto in parallelo all’enorme estensione mondiale della classe operaia, negli ultimi decenni, e ad un processo di frammentazione di analoga entità; divisioni all’interno delle contrattazioni, effettivi, formali ed informali, nativi e immigrati, etc …

In questo quadro, questioni come l’indipendenza dei sindacati dallo Stato, l’unità dei ranghi operai, la democrazia nei sindacati, tattiche come quella del Fronte Unico Operaio (“colpire uniti, marciare separati”), l’esigenza di burocrazie riformiste, sono la chiave per l’intervento dei rivoluzionari oggi.

 

Leninismo e “centrismo”: due strategie per la costruzione del partito.

La strategia per la costruzione di partiti rivoluzionari ha rappresentato un altro dei dibattiti importanti che ha attraversato la conferenza della FT-CI.

Dal ventesimo secolo due strategie di costruzione di partiti hanno attraversato il movimento operaio. Quella dei partiti “di massa”, solitamente apparati elettorali che organizzano una base passiva di affiliati, di “gestione” dei sindacati, con un programma riformista: è la forma di partito di quel riformismo operaio “classico” di cui abbiamo parlato all’inizio.
L’altra era quella del “partito di avanguardie con influenza di massa”, formulato per la prima volta da Lenin. Un partito utile per combattere nella lotta di classe, che raggruppa le avanguardie dietro un programma rivoluzionario e da lì lotta per l’influenza di massa attraverso lo sviluppo di correnti rivoluzionarie nel movimento operaio, nel movimento studentesco, tra gli intellettuali, etc …

All’interno di queste tendenze si discute sull’attuale strategia di costruzione del partito. Non perché i grandi partiti operai riformisti stiano risorgendo, ma perché parte della sinistra anticapitalista pretende di emulare, in miniatura, quella strategia.

Ad esempio, nel caso del Brasile, abbiamo da un lato il PSTU, che si accontenta di creare un piccolo centro di lavoro alternativo (Conlutas) per rifugiarsi nel sindacalismo, mentre, dall’altra parte, il PSOL si concentra sull’elettorato, con settori come il MES che si propongono un’alleanza con Marina Silva (variante riciclata del neoliberismo, che conta sul sostegno del Banco Itaù). Una sorta di “divisione dei compiti”, dove nessuno ha una strategia complessiva utile ad influenzare progressivamente, sottoforma rivoluzionaria, il movimento di massa – operaio, NdR.

A diversi livelli, le organizzazioni che costituiscono la FT-CI cercano di sviluppare una pratica non molto diversa da una concezione leninista. Ad esempio, nel PTS, utilizziamo La Izquierda Diario per rivolgerci ai settori avanzati, provando ad influenzare settori di massa, insieme ai nostri referenti e parlamentari, nello stesso tempo in cui sviluppiamo correnti rivoluzionarie nel movimento operaio, in quello studentesco, delle donne ed in quello degli intellettuali.

Questo ci differenzia, in Argentina, dal Partito Obrero, che nel movimento operaio e nei sindacati (persino in quelli studenteschi) attua una politica di alleanze opportunistiche, senza avere organizzazioni militanti. Per questo il Fronte Unico Operaio emerge dal suo orizzonte e desiste dal fare qualsiasi richiesta alla burocrazia, adottando, attraverso nomi diversi, l’idea di un “centro” alternativo al PO stesso.

Al contrario, nella politica del PTS è fondamentale lo sviluppo del Fronte Unico difensivo anticapitalista, in  quanto è da questo fronte unico che, in tempi di ascesa – della lotta di classe e del movimento operaio, NdR– si possono sviluppare organizzazioni di tipo sovietico, ossia, si parte dal Fronte Unico per passare all’offensiva per la conquista di un governo operaio, nel suo senso anti-borghese, anticapitalista e rivoluzionario.

 

Leninismo 2.0

Lo sviluppi della Red International, con 11 quotidiani in 5 idiomi, ha cambiato enormemente la fisionomia della FT-CI, congiuntamente come corrente internazionale.

Nel caso del PTS, che è l’organizzazione con il maggior peso  della FT, si è implementata la possibilità di attuare l’agitazione di massa, che avevamo conquistato già attraverso i parlamentari, l’intervento nei media e nelle campagne elettorali con il FIT – Frente de Izquierda de los Trabajadores, NdR.
Inoltre, nel recente Congresso del PTS, abbiamo discusso sul trasformare il giornale in un “organizzatore collettivo”. Una rivoluzione nella nostra pratica politica che va di pari passo con lo sviluppo di correnti rivoluzionarie nei sindacati, nel movimento studentesco, nelle donne, etc … , che abbiamo già indicato prima.
Si tratta di riprendere la dichiarazione di Lenin sul ruolo del giornale, legato alla costruzione di un partito di avanguardie con influenza di massa, ma nei termini e con i mezzi del XXI secolo.


Le organizzazioni della FT hanno differenti realtà e si trovano esse stesse in differenti fasi di sviluppo. In Brasile, Cile, Messico, Francia, paesi in cui la nostra militanza già è consolidata, la nascita dei giornali ha rappresentato un cambiamento, in un certo senso, ancora più importante che per il PTS, dal momento che ha permesso loro di proiettare una maggiore visibilità politica. E, a differenti livelli, anche alle restanti organizzazioni della FT, nei rispettivi paesi.

Nel caso di Révolution Permanente dalla Francia, ad esempio, il giornale divenne una delle voci dei giovani e dei lavoratori durante la fase di ascesa della lotta contro la riforma del lavoro e ottenne un ampio riconoscimento tra gli intellettuali di sinistra, etichettato dalla New Left Review come uno degli esempi di nuovi media alternativi.
O come nel caso del Brasile, dove Esquerda Diário divenne portavoce di una posizione indipendente del PT contro il colpo di stato istituzionale. Potremmo dire che ha adempiuto al ruolo di esprimere simbolicamente una sorta di “terzo partito” nella profonda crisi brasiliana, mentre i partiti tradizionali della sinistra come il PSOL e il PSTU  hanno diviso hanno diviso le loro simpatie tra il “campo” golpista ed il lulismo.

Su diversi piani, esempi di questo tipo di proiezione sono stati possibili grazie all’aiuto dei giornali, in certi settori o attorno a processi di lotta di classe, il che rende lo sviluppo dei vari gruppi molto meno propagandistico. Ma nel complesso prevale ancora lo stadio dell’accumulo – e di formazione, NdR – di quadri per poter affrontare poi il movimento di massa generalizzato.

Quindi, l’attività di propaganda, la formazione di quadri, è di fondamentale importanza per consentire ai nuovi compagni che iniziano ad organizzarsi con noi di divenire marxisti rivoluzionari, veri politici rivoluzionari al servizio del proletariato.

Emilio Albamonte

Traduzione di Ar-Pharazôn da La Izquierda Diario

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