Proseguiamo la pubblicazione sulla Voce delle Lotte di diversi brani, introvabili su internet, provenienti dalla raccolta di scritti di Vladimir Lenin “L’emancipazione della donna” (Editori Riuniti 1970).

Il secondo brano, dopo “Il lavoro della donna nella fabbrica“, è “La classe operaia e il neomalthusianismo” pubblicato nella Pravda, n.137, 16 Giugno del 1913 (Opere, cit.,v.19,1967,pp.2212-2214), p.23.


Al congresso dei medici, tenuto all’istituto Pirogov, ha suscitato grande interesse e sollevato numerose discussioni la questione dell’aborto procurato. Il relatore, Litckus, ha citato dati concernenti la grande diffusione, al giorno d’oggi degli aborti procurati negli Stati che si dicono civili.

A New York si sono verificati in un anno 80 mila aborti procurati, in Francia se ne verificano 36 mila al mese. A Pietrobutgo la percentuale degli aborti procurati è più che raddoppiata nello spazio di cinque anni.

Secondo il parere del congresso dei medici l’aborto non dovrebbe mai avereperla madre conseguenze penali e il medico dovrebbe essere perseguito dalla legge soltanto nel caso che abbia agito per “scopi interessati”.

LA maggior parte dei medici che hanno negatola perseguibilità dell’aborto hanno nel corso del dibattito, naturalmente sollevato pure, la questione del cosiddetto neomalthusianismo*1 (cioè delle pratiche preventive) e a questo proposito si è anche toccato il lato sociale della questione. Così, per esempio, secondo il resoconto del Russkoie Slovo*2, il signor Vigdorick ha dichiarato che “bisogna approvare i sistemi preventivi”, mentre il signor Astrakhan ha esclamato fra una tempesta di applausi: “Noi dovremmo convincere madri, a partorire figli perché li storpino nelle scuole, perché li spingano al suicidio estraendone a sorte i nomi!”.
Se è vero, come si è detto,che queste dichiarazioni del signor Astrakhan hanno sollevato una tempesta di applausi, la cosa non mi stupisce affatto. I presenti erano dei borghesi, medi e piccoli, con una mentalità piccolo borghese. Che altro ci si poteva attendere da loro, se non il più piatto liberismo?
Ma se esaminate la cosa secondo il modo di vedere della classe operaia è pressoché impossibile trovare una espressione chiara più clamorosa del carattere assolutamente reazionario e dell’inconsistenza del “neomalthusianesimo sociale” di quella della frase del signor Astrakhan da noi citata.
“Partorire figli perché li storpino…” Soltanto per questo? E non perché lottino meglio, più compatti con maggior coscienza ed energia di noi contro le contraddizioni di vita che storpiano e rovinano la nostra generazione?
In questo sta la differenza tra la mentalità del contadino, dell’artigiano, dell’intellettuale e quella del proletario. Il piccolo borghese vede e sente che sta andando in rovina, che la vita diventa sempre più difficile, chela lotta per l’esistenza diventa sempre più spietata, che la situazione sua e quella della sua famiglia diventano sempre più senza via d’uscita. E’ un fatto incontestabile, contro il quale il piccolo borghese protesta.
Ma come protesta?
Protesta, abbattuto e pavido, quale rappresentante di una classe che precipita senza speranza verso la propria rovina, che non ha nessuna fiducia nel proprio avvenire. Non c’è nulla da fare, almeno ci siano meno figli a soffrire i nostri tormenti, a trascinare le nostre catene, a sopportare la nostra miseria e la nostra umiliazione: questo è il grido del piccolo borghese.
L’operaio cosciente è lontano le mille miglia da questo modo di vedere. Non si lascia annebbiare la coscienza da tali lamenti, per quanto sinceri e profondamente sentiti essi siano. Sì, anche noi, operai e massa di piccoli proprietari, siamo curvi sotto un giogo insopportabile e la nostra vita è piena di sofferenze. La nostra generazione ha la vita più dura di quella dei nostri padri. Ma sotto un certo aspetto siamo molto più felici di loro. Abbiamo imparato e impariamo rapidamente a lottare, e a lottare non da soli come i migliori tra i nostri padri, non in nome delle parole d’ordine dei ciarlatani borghesi, che ci sono interiormente estranee, che non sentiamo, ma in nome di parole d’ordine nostre, della nostra classe. Noi lottiamo meglio dei nostri padri. I nostri figli lotteranno ancora meglio e vinceranno.
La classe operaia non corre verso la sua rovina, ma cresce, diventa più forte e più matura, diventa compatta, si educa e si tempra nella lotta. Noi siamo pessimisti sulle sorti del feudalesimo, del capitalismo e della piccola produzione, ma siamo ottimisti e pieni d’entusiasmo per quanto riguarda il movimento operaio e le sue mete. Noi gettiamo già le fondamenta del nuovo edificio ei nostri figli lo porteranno a termine.
Ecco la ragione, la sola ragione, per cui siamo decisamente nemici del neomalthusianismo, di questa tendenza propria delle coppie piccolo-borghesi, che, nella loro meschinità e nel loro egoismo, biascicano impaurite: ci conceda Iddio di vivacchiare noi stessi in qualche modo, in quanto ai figli, meglio non averne.
Questo,naturalmente, non ci impedisce di esigere l’abrogazione di tutte le leggi che vietano l’aborto o vietano la diffusione degli scritti medici riguardanti i sistemi preventivi, ecc. Queste leggi non guariscono le piaghe del capitalismo, ma le rendono particolarmente maligne e gravi per le masse oppresse. Una cosa sono la libertà di propaganda sanitaria e la difesa dei fondamentali diritti democratici per i cittadini di ambo i sessi e un’altra la dottrina sociale del neomalthusianismo. Gli operai coscienti condurranno sempre la lotta più spietata contro i tentativi di imporre questa dottrina vile e reazionaria alla classe che nella società attuale è la più avanzata, la più forte, la più preparata alle grandi trasformazioni.

 

Note

1. Il termine deriva dal nome dell’economista inglese Robert Malthus (1766-1834),il quale, rilevando che la popolazione si accresceva in misura assai maggiore dei mezzi di sussistenza, individuava nei processi preventivi (controllo delle nascite) e in quelli repressivi (guerre,epidemie,ecc.) i fattori destinati a ristabilire l’equilibrio e contestava al tempo stesso, l’efficacia di qualsiasi riforma sociale, asserendo che elevare il tenore delle masse popolari equivaleva a favorire l’incremento demografico con la conseguenza, entro breve termine, di aggravare la situazione generale. Da questa concezione reazionaria ebbe appunto origine il neomalthusianismo che teorizzò specificatamente sulla limitazione volontaria della prole, come scopo da perseguire con ogni mezzo.

2. La parola russa, giornale liberale di Mosca; cessò le pubblicazioni subito dopo la Rivoluzione di Ottobre.