Career Days: l’università e i legami con l’industria bellica
Rilanciamo questo articolo di approfondimento a cura dell'Osservatorio cont…
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Rilanciamo questo articolo di approfondimento a cura del Movimento No Base …
Il 16 dicembre scorso è uscito il primo numero del bollettino “HUB”, nato s…
Gli agenti dell'ICE hanno ucciso l'osservatrice legale Renee Nicole Good a …
Il 26 ottobre a Colleferro si è tenuta una mobilitazione che ha coinvolto centinaia di persone provenienti da tutto il circondario della Valle del Sacco. Un’occasione per denunciare il genocidio in Palestina, ma soprattutto per contrastare le industrie di armamenti che in tutta la Valle stanno ampliando le produzioni e acquisiscono sempre più controllo del territorio. Una mobilitazione importante e necessaria, ma che ha bisogno di un ruolo più centrale della classe lavoratrice di tutta la Valle e di una rottura totale contro chi queste politiche le sta avallando.
Questa estate centinaia di turisti israeliani sono approdati in Sardegna, anche grazie ad accordi con le istituzioni che hanno permesso di farli accompagnare da agenti del Mossad in borghese, autorizzati ad effettuare perquisizioni negli scali aeroportuali al di fuori della giurisdizione dello Stato ebraico. Come documentiamo nell'articolo, inoltre, molti di questi 'turisti' sono membri dell'IDF o coinvolti attivamente nel genocidio. Nelle scorse settimane è però cominciata una mobilitazione, che ha coinvolto attivistu e lavoratoru del turismo e degli aereoporti. Sulla scia degli annunci di sciopero dei portuali di Genova e delle piazze di questi giorni in solidarietà alla Global Sumud Flottilla, la mobilitazione può essere un punto di partenza per rilanciare la lotta contro genocidio sionista anche in Sardegna e connettersi a quella contro la militarizzazione e la speculazione energetica.
Quella che prende forma in vista del 15 marzo non è una piazza genericamente europeista che si batte contro le estreme destre e per il sostegno all’Ucraina, come ce ne sono state altre nel recente passato. È, al contrario, una piazza che in nome della riaffermazione dei presunti valori europei avvalla e sostiene una folle corsa al riarmo. Questo avviene con i partiti del centrosinistra schierati al gran completo e con la partecipazione di alcune delle principali organizzazioni del movimento operaio. Il momento è grave. Serve un’immediata reazione antimilitarista e antimperialista, mettendo al centro l'indipendenza e la forza della classe lavoratrice, senza nessun cedimento all'europeismo liberale.
Pochi giorni fa sui giornali è uscita la notizia della presunta adesione de…
Con una svolta autoritaria e bonapartista, il presidente sudcoreano Yoon Su…
Nel loro libro, Fino all’ultimo di noi (2024. Roma: Red Star Press. 18 euro…
Nell’ambito della ricerca ingegneristica, la Sapienza di Roma ha firmato un accordo con l’Aeronautica Militare: l’ennesima collaborazione con l’industria militare e le forze armate che favorisce la spinta verso il riarmo e la militarizzazione italiana e internazionale.
Stamattina si è tenuta la riunione mensile della CRUI. Blindata come al solito, non ha minimamente recepito le istanze di una delegazione rappresentativa di migliaia di studenti universitari e lavoratori di scuola, università e ricerca che da mesi si mobilitano per rompere i legami col complesso industriale israeliano, e dunque gli atenei che vi collaborano, e col genocidio a Gaza.
Dopo una prima campagna, il comitato UniSa_Palestina lancia la sua prima assemblea pubblica, centrata alla lotta contro l'accordo Maeci.
Pubblichiamo in anteprima online l’editoriale di Egemonia #7, la nostra riv…
Il via libera dell’Ungheria apre alla Svezia l’entrata nella NATO dopo due anni di trattative. Il militarismo del paese scandinavo è già all’avanguardia nel clima generale di rilancio della spesa militare europea.
La NATO accoglie oggi la Finlandia come 31° membro ufficiale dell'Alleanza: l’entrata in funzione antirussa prosegue l'allargamento a est e provoca l’ira di Mosca.
Una riflessione per ribadire come l’organizzazione e la forza d’urto della classe lavoratrice sono ancora decisive e necessarie per fermare la spirale di violenza e crisi a cui ci conducono la guerra e la logica del capitale.
Pubblichiamo la nostra video-dichiarazione di adesione, come Frazione Internazionalista Rivoluzionaria, allo sciopero climatico globale che si terrà questo venerdì 23 settembre, in Italia in oltre 70 piazze. Di seguito, il testo della dichiarazione.
La spirale internazionale di inflazione e carovita stringe in una morsa la popolazione subordinata insieme al rilancio del militarismo, innanzitutto in Europa, moltiplicato dalla guerra in Ucraina. In questo terzo numero di Egemonia ragioniamo sul ruolo strategico della classe lavoratrice come forza nella società e come soggetto politico: una base di partenza per pensare a come rispondere a questi attacchi nella lotta di classe.
Nel dibattito pubblico e specialmente tra chi si oppone alla guerra l’idea dominante è che i paesi europei e l’UE siano coinvolti nel conflitto loro malgrado. Lo scontro sarebbe essenzialmente tra Russia e Stati Uniti, mentre Berlino, Parigi, Roma ecc. avrebbero tutto l’interesse a trovare un rapido accordo con Mosca a causa dell’interdipendenza energetica con quest’ultima e il rischio di una conflagrazione nucleare a poche centinaia di chilometri. In questo articolo cercheremo di mostrare come il conflitto per l’influenza regionale, e in particolare sull’Ucraina, tra i paesi europei e la Russia sia un aspetto imprescindibile per comprendere gli sviluppi in corso, mentre le frazioni dominanti del capitale UE hanno tutto l’interesse a favorire un escalation per giustificare e proseguire i loro piani di centralizzazione imperialista su scala continentale, in relativa autonomia dagli USA. Tenere in considerazione questo aspetto è importante per evitare che il movimento contro la guerra finisca per legittimare in maniera più o meno diretta un processo del genere, oltre che per prendere una posizione di classe relativa al sostegno militare occidentale a Kiev.
L'Unione Europea sta aumentando il budget per le voci di sicurezza e difesa per il periodo fino al 2027, stanziando 43,9 miliardi, ovvero il 123% in più rispetto alla fase precedente.
"Abbiamo deciso che la Germania invierà all'Ucraina i carri armati antiaerei 'Gepard'", ha detto il ministro della difesa Christine Lambrecht all'apertura di una riunione con le sue controparti occidentali nella base statunitense di Ramstein, nella Germania occidentale.
La giornata di sciopero internazionale femminista di domani, 8 marzo, deve battersi contro l'aggressione russa e per la pace immediata in Ucraina, e contro l'escalation militarista della NATO.
Per domani a Roma la Rete Italiana Pace e Disarmo, con un appello pubblicato il primo marzo, ha convocato una manifestazione unitaria per la pace in Ucraina. La piattaforma iniziale è stata moderata su pressione della burocrazia sindacale confederale. Scendiamo in piazza insieme, ma contro la pressione a schierarsi in coda alla NATO. Il primo nemico è in casa nostra!