Più di 40.000 persone hanno marciato per le strade della capitale irlandese in occasione della visita di Donald Trump per l’Irish Open di golf, con l’accoglienza del Primo Ministro Michael Martin e della presidente Catherine Connolly.


Il corteo anti-Trump è partito dal Giardino delle Rimembranze di Dublino, ed è terminato a Molesworth Street, davanti alla sede del Parlamento irlandese. I manifestanti hanno protestato contro la politica guerrafondaia rappresentata dall’esecutivo di Trump con un corteo pacifico organizzato dai partiti parlamentari della sinistra (in testa a tutti il fronte People Before Profit – Solidarity, nominalmente socialista, ma anche i repubblicani del Sinn Féin, il centrosinistra laburista, i Verdi e i Social Democrats), assieme a collettivi ed organizzazioni di attivisti, studenti, donne, persone queer e migranti. Si sono anche fatte sentire le strutture antirazziste e quelle di solidarietà con il popolo palestinese, come il movimento BDS, Mothers Against Genocide e United Against Racism. “Trump is not welcome here” è la rivendicazione che ha portato assieme tutte queste realtà e singoli.

Alla conclusione del corteo, un palco situato di fronte al Parlamento ha ospitato numerosi interventi, introdotti dalla portavoce dell’Irish Neutrality League, Sara O’Rourke: i suoi appelli e quelli della sua organizzazione all’importanza della posizione neutrale dell’Irlanda rispetto agli allineamenti militari del Mondo assumono particolare importanza nel contesto della giornata, dato il tentativo persistente di liquidarla da parte dei gabinetti di governo del centrodestra di Fine Gael e Fianna Fail (che amministrano l’Irlanda, senza interruzione, in coalizione quanto da sole, dalla fine della Guerra Civile nel 1923). Ora che il rischio di un’Irlanda nella NATO sembra più pressante che mai, gli interventi dal palco hanno ribadito la loro opposizione alla proposta, in solidarietà con la lotta del popolo palestinese contro il suo genocidio, così come contro la possibilità che l’Irlanda diventi ancora più complice della traiettoria politica espressa dall’imperialismo americano.

Richard Boyd Barrett, deputato parlamentare di People Before Profit–Solidarity, ha commentato: “Provo vergogna per Micheal Martin e Simon Harris, per aver incoraggiato un mostro come Donald Trump ad entrare in questo Paese. Quando ho sentito le loro discussioni stamattina ho visto la definizione di oscenità e barbarie. Hanno fatto battute sul golf, mentre Trump elogiava gli armamenti e i missili americani, e quanto meravigliosi fossero, e che lavoro stupendo avessero fatto a Gaza, in Venezuela, e in Iran. Mi fa orrore.” Barrett ha definito invitare uno dei principali responsabili del genocidio del popolo palestinese per una visita diplomatica come un’azione disgustosa compiuta dai rappresentanti del partito di centro destra Fine Gael, di ci lo stesso Simon Harris fa parte. Ha poi sottolineato che il prezzo delle guerre imperialiste di Trump e Netanyahu viene pagato dai civili di tutto il mondo, tra cui famiglie irlandesi che quest’inverno non potranno pagare la loro bolletta del gas. Barrett ha evidenziato l’ipocrisia dei partiti di centro destra al governo in Irlanda, il quale si riempie la bocca da anni di una solidarietà con il popolo palestinese che esiste, sicuramente, tra ampi settori del popolo e della classe lavoratrice irlandese, ma che a livello istituzionale non si è espressa in altro che vuoti ed opportunistici richiami alla diplomazia ed al diritto internazionale borghese, mentre si approfondivano i rapporti con le istituzioni economiche e politiche dell’imperialismo americano.

La lotta del popolo palestinese non ha mai lasciato la manifestazione, nè il palcoscenico: il collettivo universitario di Trinity BDS (Boycott Divestment Sanctions) ha richiamato infatti l’attenzione sui 31 studenti palestinesi che quest’anno non potranno frequentare le lezioni in università come i propri colleghi dal resto del mondo, in quanto il governo irlandese continua a rifiutare le loro richieste di visto di studio, impendendogli così l’entrata nel Paese. Nonostante il fatto che gli studenti abbiano ricevuto un’offerta di ammissione e delle borse di studio da parte delle università irlandesi, hanno visto le proprie richieste di visto rifiutate in quanto non avevano inviato sufficienti ricevute bancarie o prove concrete della loro intenzione di tornare a Gaza una volta che il loro ciclo di studi sarà concluso. Queste motivazioni aleatorie e certamente discriminatorie non sono altro che un gesto di complicità con il regime genocida israeliano e al suo alleato statunitense da parte del governo irlandese. 

Una forza che, invece, non ha fatto sentire il suo peso quanto avrebbe potuto, è quella della classe lavoratrice organizzata: solo il sindacato Unite, storicamente affiliato al Partito Laburista (ed in particolare alla sua ala di sinistra) ha presenziato ufficialmente alla marcia, ed il contributo delle burocrazie sindacali nello stimolare azioni contro l’imperialismo americano anche prima della manifestazione del 12 è stato estremamente basso. La passività imposta a migliaia di lavoratori, che da decenni devono fare i conti con l’agenda liberista di Fianna Fail e Fine Gael, oltre che ai tradimenti di partiti come i Verdi e i Laburisti stessi, non ha permesso che anche in quei contesti in cui la classe è maggiormente sindacalizzata si sia potuta costruire un’opposizione operaia attiva alle politiche effettuate negli interessi della borghesia irlandese e dei capitali internazionali che hanno trovato dimora legale e fiscale nell’isola. Con una crisi sociale che, oggi, in Irlanda e nel mondo, viene esacerbata da nuove tensioni belliche e dalla crescita delle aspirazioni dell’imperialismo di espandere le proprie capacità (ne è un esempio l’approvazione costante dell’uso dell’aeroporto di Shannon per il rifornimento di velivoli dell’aeronautica militare statunitense), una risposta della classe potrebbe cambiare gli equilibri della disputa in Irlanda, ma per il momento le organizzazioni politiche non sembrano interessate a rompere quella passività che ha permesso tutto ciò.

La presenza di 40mila persone alla manifestazione anti-Trump è stata considerata un successo dai gruppi organizzatori, in quanto ha raggiunto il loro principale obbiettivo dichiarato di mostrare al governo e al resto del mondo che i cittadini irlandesi sono contrari all’imperialismo statunitense, alle guerre che esso causa, al genocidio del popolo palestinese, e alla repressione dei popoli indigeni, dei gruppi razializzati, e della comunità queer negli USA. Tuttavia, la manifestazione del dissenso, senza una politica rivoluzionaria effettiva alla sua base, ed il coinvolgimento indipendente della classe lavoratrice,  può limitarsi ad essere un utile megafono per la solidarietà del popolo irlandese alle vittime delle guerre imperialiste portate avanti dagli USA: per colpire con efficacia le dinamiche che le rendono possibili, è necessario che l’entusiasmo e la rabbia delle decine di migliaia di Sabato assuma un chiaro indirizzo politico rivoluzionario, per disarcionare i padroni e i loro legislatori dal potere e porre al centro dell’agenda politica le rivendicazioni sentite dalle migliaia di persone che non hanno accettato la presenza di un genocida nel loro paese.

Chiara Caria

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