Negli ultimi giorni governi e media si sono sperticati in grida di giubilo verso il cosiddetto piano Trump per il cessate il fuoco a Gaza e il ritorno alla “pace” per la popolazione della striscia martoriata da due anni di bombardamenti, massacri e genocidio. Ma è davvero così trasversale la “soddisfazione” per la fine temporanea dei combattimenti?
Non è nostra intenzione qui andare nel merito del piano stesso che avevamo già discusso qui, ma mettere in luce un altro piccolo aspetto che potrebbe essere sfuggito ad alcuni.
Mentre appunto i media ipocritamente urlano al miracolo Trumpiano ridisegnando la storia da almeno due anni a questa parte dipingendo un occidente teso a cercare la pace mentre comunque continuano i bombardamenti in Libano e la colonizzazione della Cisgiordania, non tutti sembrano avere delle motivazioni per essere realmente felici di questo cessate il fuoco.
Nelle ore immediatamente successive alla momentanea fine delle ostilità a Gaza, infatti, le azioni di Leonardo e Fincantieri hanno subito un capitombolo frenando la borsa a Milano.

È ovvio che aziende che investono nel militare subiscano il rinculo economico di un cessate il fuoco, d’altronde quelle armi -a differenza delle persone che provano a scappare da miseria e guerra e vengono bloccate ai confini della fortezza Europa- sono libere di viaggiare in tutto il mondo e l’Italia è uno dei paesi che più ha alimentato la macchina bellica israeliana.
Deve essere questo un ulteriore spunto di riflessione per le centinaia di migliaia che sono scesi in piazza in queste settimane per pensare alle connessioni tra borsa, profitti, armamenti e guerre. Un mondo al contrario in cui una piccola minoranza di imprenditori, manager e investitori che influenzano direttamente e indirettamente le scelte dei governi -molto più che la voce della maggioranza di queste società-, reputano del tutto normale fare soldi sulle macerie di città distrutte e fosse comuni dei lavoratori, lavoratrici e giovani a tutte le latitudini.
Quando lottiamo per non avere queste guerre, questi massacri, queste fosse comuni, lottiamo anche contro chi quel sangue lo trasforma in denaro. Per questo è sempre più evidente la necessità di far convergere la lotta contro la guerra, l’imperialismo, il colonialismo di Israele e dei governi suoi alleati con una lotta ampia contro le attualmente apparentemente inarrestabili politiche di riarmo totale Italia come nel resto d’Europa.
Massimo Civitani