La Casa de Portugal è stato il palco di un evento significativo per la sinistra brasiliana. Con più di 1.000 persone in presenza è stato realizzato un grande Atto internazionalista, anti-imperialista e socialista, che inaugura la XIV Conferenza della Frazione Trotskista della Quarta Internazionale.
La famosa Casa de Portugal di San Paolo del Brasile è stato il palco di un evento significativo per la sinistra brasiliana. Con più di 1000 persone in presenza è stato realizzato il Grande Atto Internazionalista, Anti-imperialista e Socialista, che inaugura la XIV Conferenza della Frazione Trotskista della Quarta Internazionale.
Delegazioni di 17 paesi sono state presenti all’Atto convocato con lo slogan “Contro Trump, gli imperialismi ed i governi dell’austerità, uniamo la classe lavoratrice ed i giovani”. Sono stati presenti compagni dall’Argentina, dalla Francia, dagli Stati Uniti, dal Messico, dal Cile, dalla Bolivia, dall’Uruguay, dal Venezuela, dal Perù, dalla Spagna, dalla Germania, dall’Italia e dal Costa Rica oltre ad invitati dalla Corea del Sud, dal Belgio, dall’Angola e dalla Repubblica Democratica del Congo. In Brasile, si sono spostate numerose carovane da diverse città per partecipare all’evento a San Paolo.

Davanti alla barbarie capitaliste che si intensificano di fronte ai nostri occhi come la corsa agli armamenti in Europa, Stati Uniti ed Asia, materializzata nel genocidio contro il popolo palestinese a Gaza, nella Guerra in Ucraina e nelle deportazioni di massa di Trump, unite alle sue campagne razziste e islamofobe contro i popoli africani dalla Somalia al Sudafrica, è urgente far sentire un’altra voce, quella dei lavoratori e dei popoli oppressi del mondo. È necessario dare origine a un grande strumento rivoluzionario per i lavoratori, giovani, studenti, donne, neri, indigeni e LGBTQIAP+, ed organizzarlo a livello internazionale contro la Internazionale Reazionaria borghese.
Con questo proposito, la Casa de Portugal ha vibrato con l’agitazione di un atto antimilitarista, che si oppone direttamente all’aggressione di Trump al Venezuela e alla sua nuova politica militare contro l’America Latina, alla corsa verso la guerra da parte delle potenze imperialiste e contro tutti quelli che presentano il riarmo come una condizione necessaria alla “pace” o che appoggiano gli interessi di uno degli Stati imperialisti.
In apertura dell’Atto, Tristan Taylor, attivista di Black Lives Matter e delle manifestazioni No Kings negli Stati Unit, da parte di Left Voice, ha denunciato le attività belliche degli Stati Uniti e la corsa al militarismo dell’imperialismo yankee per fermare la sua decadenza egemonica e proteggere gli interessi dei capitalisti:
La prima cosa che vi voglio dire è che i giovani e la classe lavoratrice degli Stati Uniti si stanno mobilitando con forza contro Trump. Ed un settore crescente di giovani e della classe lavoratrice sta accanto a ognuno di voi, brasiliani e latino-americani quando gridiamo: Fuori Trump dal Venezuela, Fuori Trump dal Brasile, e Fuori Trump da tutta l’America Latina! In un momento di riordinamento internazionale, nel quale la posizione egemonica degli USA nell’ordine mondiale si sta indebolendo, il dominio degli USA sull’America Latina ritorna ad essere essenziale nel suo tentativo di riaffermare il suo dominio nella regione per mezzo di interventi militari, debiti internazionali e politica di austerità. Una politica nazionalista, ferocemente reazionaria, espressa attraverso del razzismo, della xenofobia aperta contro migranti, lavoratori senza documenti, tutti i “messicani”, come i latino-americani sono chiamati dai razzisti negli USA. Ma l’anti-imperialismo corre nella vene di una grande colonna di attivisti negli USA, ma non solo: il sentimento secondo cui le azioni dell’imperialismo degli USA va contro gli interessi della classe lavoratrice americana esiste su una scala enorme. L’estrema destra si approfitta di questo sentimento nell’assenza di una alternativa rivoluzionaria, ma non è capace di bloccare completamente il cammino nella direzione di una politica indipendente rivoluzionaria e anti-imperialista.

La classe lavoratrice multirazziale degli USA merita un proprio partito. Non possiamo continuare a agganciare la nostra politica al Partito Democratico, sostenendo l’illusione che è possibile difendere gli interessi della classe lavoratrice, dei popoli oppressi, con e senza documenti, dentro i limiti di un partito imperialista e capitalista. Il Partito Democratico è il partito di Wall Street, del neoliberalismo e del genocidio. Come Left Voice, stiamo chiedendo al Democratic Socialist of America (DSA) di rompere con i Democratici. Come maggiore organizzazione socialista del paese ha la responsabilità particolare nel processo di creare o impedire la formazione di un nuovo partito. Diciamo che il partito di cui abbiamo bisogno deve unire tutti i lavoratori, non importa quale sia il loro status [legali o illegali, N.d.T.] o categoria. Abbiamo bisogno di un partito che sia veramente anti-imperialista, che lotti con ogni fibra del suo essere contro l’ideologia e la politica chauvinista della classe dominante americana.
Direttamente da Caracas, capitale del Venezuela, abbiamo ricevuto i saluti della compagna Suhey Ochôa, militante della Liga de los Trabajadores por el Socialismo (LTS) e del gruppo di donne del Pane e delle Rose, ripudiando l’ingerenza nord-americana nella regione dei Caraibi in tutta l’America Latina.
Compagni e compagne che assistete a questo atto internazionalista, vi salutiamo dal Venezuela, un paese assediato dall’aggressione imperialista spinta da Trump, e sotto un regime politico che, lungi dall’appoggiarsi in una mobilitazione delle masse, le mantiene sotto lo stivale di un governo “civico-militare-poliziesco”, como loro stessi lo denominano. Oggi, in un mondo marcato dall’accelerazione della competizione tra potenze capitaliste, dove i paesi subordinati nello schema del capitalismo mondiale sono visti solo come una pedina nel loro scacchiere, dove si intensifica la disputa per lo sfruttamento delle nostre risorse e per la sottomissione dei nostri popoli, è un dovere internazionalista elementare opporsi tenacemente al tentativo trumpista di imporre la sua volontà imperiale in Venezuela. La sua aggressione deve essere sconfitta!
Il governo nazionale si è incaricato di alienare l’appoggio popolare con le sue politiche reazionarie anti-operaie ed anti-popolari: più di una decade di aggiustamenti capitalisti brutali contro le condizioni di vita delle masse popolari, di distruzione dei salari e dei diritti che i lavoratori venezuelani avevano conquistato durante il XX ed inizio del XXI secolo. La migliore garanzia contro le pretese di maggiore sottomissione ai disegni del capitale imperialista è l’esistenza di un movimento di massa attivo, vigoroso, con capacità di iniziativa. Per questo alziamo le bandiere anti-imperialiste, affrontiamo le pretese neocoloniali di Trump, mentre rifiutiamo la repressione interna e esigiamo la restituzione delle libertà democratiche, di associazione e mobilitazione del popolo lavoratore.
Anasse Kazib, portavoce di Révolution Permanente, figlio di migranti marocchini e lavoratore ferroviario a Parigi, ha fatto una denuncia contundente all’imperialismo mondiale e la sua corsa agli armamenti, che in Francia è stata simboleggiata dalle parole del Ministro della Difesa, che ha detto che la “popolazione francese dovrebbe prepararsi affinché i loro figli muoiano in guerra”.

Affinché voi notiate un po’ il clima, alla fine di novembre, il capo di Stato-Maggiore delle Forze Armate di Macron ha dichiarato che dobbiamo essere ‘pronti a sacrificare i nostri figli’ ed ‘a soffrire economicamente perché le priorità andranno verso la produzione di Difesa’. Questa dichiarazione mostra molto chiaramente il progetto delle classi dominanti europee e quello con cui i rivoluzionari dovranno confrontarsi. Le borghesie europee in declino sono nel panico, e si preparano per difendere i loro interessi con le armi alla mano. Uno storico francese diceva: ‘fare la guerra non è qualcosa di naturale: deve persuadere, mobilitare, dare senso alla violenza.’ Così, in molti paesi, i militari sono portati nelle scuole per incontrare i bambini delle più tenere età, organizzano test militari su scala reale per abituare la popolazione alla presenza dell’esercito, e soprattutto per rilanciare il servizio militare.
Anasse ha partecipato attivamente nelle grandi battaglie contro Marco e la V Repubblica, affrontando le riforme della previdenza sociale, gli attacchi razzisti dello Stato ai giovani migranti e la violenza politica. È stato anche uno dei portavoce della solidarietà al popolo palestinese, e per questo è stato perseguitato dallo Stato francese.
Dall’inizio del genocidio a Gaza, quelli che appoggiano Israele, moltiplicano come mai prima d’ora i divieti delle manifestazioni ed i processi agli oppositori politici. Nel giugno 2026, sarò processato per “apologia al terrorismo” insieme ad un altro compagno per aver appoggiato il popolo palestinese. Organizzazioni come Palestine Action o Urgence Palestine, militanti come Rima Hassan o Mahmoud Khalil: siamo molti in questo caso. Ma queste intimidazioni non ci faranno indietreggiare. Continueremo a denunciare con forza il genocidio in corso, lottando contro tutte le politiche reazionarie. Perché quello che loro temono è questo: che ci organizziamo e facciamo fronte contro i loro attacchi. Abbasso l’imperialismo, abbasso il genocidio che loro appoggiano in Palestina, in Congo ed in Sudan! Nemmeno un centesimo, nemmeno una vita per le loro guerre!
Una delle lezioni delle grandi carneficine del XX secolo è che se non difenderemo da adesso una prospettiva internazionalista domani saremo nazionalisti, che lo vogliamo o no.
La Frazione Trotskista è stata parte organica di una lotta internazionale in difesa del popolo palestinese stando accanto ad una nuova generazione di giovani attivisti e lavoratori che lottano nelle strade, nelle università e nei luoghi di lavoro contro il genocidio perpetrato dallo Stato colonialista razzista e illegittimo di Israele, e per una Palestina libera dal Fiume al Mare. Molte personalità della lotta per la Palestina sono state presenti all’Atto, come anche lavoratori che hanno sfidato ai padroni ed ai governi per protestare e mostrare la loro solidarietà con il popolo palestinese. Così è perché questa lotta è, oggi, il centro ed il cuore dello scontro anti-imperialista in tutto il mondo.
In questo contesto, Bruno Gilga, lavoratore della Università di San Paolo, portavoce e membro della delegazione brasiliana della Global Sumud Flotilla, ha preso parola. Bruno Gilga è stato presente nella Marcia Globale per Gaza, e nella più grande missione umanitaria marittima realizzata fino ad ora, la Global Sumud Flotilla, con 44 imbarcazioni con equipaggi provenienti da più di 50 paesi. Leonardo Lanfredi, direttore del sindacato dei Petrolieri di Rio de Janeiro, e dirigente del MRT, è salito anche lui sul palco, visto che è diventato una figura importante del movimento operaio che lotta per il popolo palestinese, essendo uno dei titolari della campagna “Nessuna goccia di petrolio brasiliano in più per il genocidio”, che denuncia al Congresso Nazionale la complicità delle imprese e del governo federale nella commercializzazione del petrolio di Petrobars a Israele, una campagna che ha guadagnato molta attenzione in molti mezzi di comunicazione.

In Palestina oggi, sotto il falso nome di un “cessate il fuoco”, lo Stato illegittimo di Israele non ha fermato nemmeno per un giorno il massacro del popolo palestinese, con l’appoggio dell’imperialismo degli Stati Uniti – sia con Biden o adesso con Trump – e delle potenze europee. Ma, d’altra parte, non si è fermata nemmeno per un solo giorno, la lotta del popolo palestinese; contro il genocidio ed in difesa di una Palestina libera dal fiume al mare! Molti qui probabilmente conoscevano di già la parola sumud, dall’arabo. La gente è solita tradurla come resilienza. Quale parola potrebbe descrivere meglio il popolo palestinese e la sua lotta? E questo ha ispirato un enorme movimento di solidarietà internazionale, che negli ultimi mesi ha raggiunto un livello inedito da anni per qualsiasi movimento di questo tipo. Per questo, è stato un orgoglio per noi, trotskisti, partecipare alla Flotilla, che è stata un catalizzatore di questa lotta, che ha unito molti compagni come Thiago Ávila, Greta Thunberg, e altre centinaia e migliaia di attivisti che, così come le milioni di persone in tutto il mondo, vedono che la lotta del popolo palestinese è oggi il cuore delle lotte di tutti i popoli oppressi contro l’imperialismo.
Questo oggi, indica il cammino dell’unità dei lavoratori e degli oppressi dei paesi centrali e di quelli periferici, che mostrò la sua forza contro la guerra in Vietnam e che ha un potenziale ancora maggiore e rivoluzionario! Questo è un punto di appoggio enorme e l’unico cammino attraverso il quale questa lotta può vincere, ovvero con la forza della classe lavoratrice, con totale indipendenza di classe, senza nessuna fiducia in nessun governo borghese, e nemmeno in nessuna strategia di alleanza con le borghesie.
Ha detto Bruno Gilga.
Leandro Lanfredi ha completato dicendo:
Anche qui in Brasile la gente vede come il governo Lula, che a prescindere dal fatto che riconosce il genocidio, nel mezzo di tutto quell’orrore dice che sta scorrendo una certa “chimica” tra il suo governo e quello di Trump; che sempre in mezzo al genocidio ha aumentato del 51% le esportazioni di petrolio brasiliano per Israele. Di fronte alla complicità delle borghesie arabe con il colonialismo e con il capitalismo, la propria esperienza di lotta per la liberazione del popolo palestinese mostra e continuerà a mostrare che per vincere, per conquistare quella Palestina libera dal fiume al mare, sarà necessario conquistare una Palestina socialista, che sia parte di una rivoluzione delle lavoratrici e dei lavoratori in tutta la regione. È per tutto questo che la gente dice che non siamo noi che “salveremo il popolo palestinese” è invece la lotta del popolo palestinese che potrà salvare tutti noi dal vivere in un mondo dove un genocidio come quello può continuare impunito; e che è lo stesso mondo dove l’imperialismo può imporre barbarie come il genocidio in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, la minaccia di un attacco in Venezuela adesso, la distruzione dell’ambiente, e la preparazione a nuove grandi guerre!
Parte della battaglia pro-Palestina e contro il riarmo imperialista delle potenze, i giovani della Frazione Trotskista hanno agito in tutti i paesi nei quali sono presenti e nel luogo ai quali corrispondono, integrando una nuova generazione di giovani studenti e lavoratori, precari e disoccupati, che non vogliono sacrificare le loro vite in guerre imperialiste né tanto meno subire uno sfruttamento selvaggio del lavoro capitalista nelle fabbriche, nelle piattaforme digitali e nell’industria dei servizi. Questa nuova generazione che, in molti paesi del mondo, lotta nelle strade contro i governi di austerità, contro i governi che sostengono Netanyahu ed i genocidi di Israele, e per riscattare un orizzonte del mondo socialista per porre fine al capitalismo.
In rappresentanza dei giovani della FT, c’è stata Scilla di Pietro (membro della FIR), studente che ha partecipato allo sciopero generale in Italia per la Palestina, e Pablo Castilla, portavoce del Movimento Globale per la Palestina in Catalogna e militante della CRT. In particolare, lo sciopero generale in Italia, il giorno 3 di Ottobre, ha paralizzato Genova ed i porti di tutto il paese, ha mobilitato 3 milioni di persone in difesa della Palestina e della Global Sumud Flotilla. Le università italiane ed il movimento studentesco hanno fermato il paese insieme ai lavoratori, colpendo il governo di estrema destra di Giorgia Meloni. In Spagna, 100 mila persone si sono mobilitate in Catalogna contro il genocidio a Gaza e contro lo Stato colonialista di Israele. Una nuova paralisi nazionale il 28 novembre ha mostrato la continuità di questo sentimento nel mediterraneo europeo, e la forza per affrontare i capitalisti.

Scilla ha detto:
A settembre mentre Israele intensificava i suoi attacchi su Gaza, abbiamo seguito la Global Sumud Flottilla con mobilitazioni dal basso. In questo contesto con dirompenza la forza della classe lavoratrice si è vista.
I portuali di Genova davanti a 50.000 persone affermavano che, se avessero bloccato la flottiglia, noi saremmo stati pronti a bloccare tutto. Così l’annuncio di uno sciopero spinto dai portuali di Genova e indetto dal sindacalismo di base ha rimesso al centro della solidarietà internazionalista i luoghi di lavoro. Consentendo alla classe lavoratrice di irrompere nella scena politica come non si vedeva da più di vent’anni in Italia. […] Come gioventù intanto continuiamo ad avere l’obiettivo di bloccare le università per chiedere la cessazione degli accordi che sostengono l’economia di guerra perché sappiamo bene che la scienza e la ricerca possono essere messe al servizio del bene collettivo invece dei profitti di pochi. La classe lavoratrice italiana si dimostra così ancora una volta quel laboratorio politico capace di indicare un’alternativa contro i loro genocidi le loro guerre e la loro precarietà.
Vogliamo ripercorrere l’esperienza di unità tra operai e studenti che nel ’69 ha infuocato l’autunno caldo italiano dimostrando che è ancora possibile costruire forme di auto-organizzazione dal basso.
In aggiunta, Pablo Castilla ha detto che:
Ci chiamano la generazione delle crisi, la generazione della pandemia. Quelli che non hanno nemmeno avuto il tempo di credere nel mito neoliberale, perché quello che abbiamo vissuto è la precarietà e le parole vuote di politici professionali che si riempiono le tasche governando per chi ci sfrutta. Ci dicono che il riarmo e la militarizzazione delle frontiere sono per difenderci. Sono tutte menzogne. L’unica cosa che i governi capitalisti, progressisti o conservatori, da Sánchez a Macron, difendono realmente sono gli interessi delle grandi imprese. Compagnie come Total o Repsol, che saccheggiano l’Africa e l’America Latina mentre ci lasciano senza un pianeta. Sono le banche stesse come Standander o Deutsche Bank che finanziano le armi contro Gaza e la Cisgiordania.

Siamo parte di quei settori giovanili che hanno fatto le accampate nelle università e che hanno bloccato i campus in solidarietà con la Palestina; che hanno viaggiato in Egitto per la Marcia Globale per Gaza; che si sono uniti ai portuali in lotta in Italia; agli studenti che lottano contro Macron insieme ai lavoratori; a quelli che si mobilitano in Germania contro l’estrema destra e contro il ritorno al servizio militare; quelli che si sono opposti al regime monarchico erede della dittatura fascista in Spagna; quelli che occupano le università in Argentina contro MIlei e manifestano insieme ai pensionati; quelli che affrontano la violenza razzista della polizia in Brasile; quelli che lottano contro Trump nel cuore dell’imperialismo; quelli che affrontano il regime golpista di Boluarte in Peru o quelli che hanno fatto da protagonisti alla rivolta cilena. Contro la degenerazione stalinista ci proponiamo di recuperare la prospettiva del comunismo per pensare un futuro realmente libero da tutti gli sfruttamenti e le oppressioni. Perché il reale significato della libertà è collettivo.
L’Atto internazionalista, anti-imperialista e socialista ha visto anche l’importante presenza di Myriam Bregman e Nicolás del Caño, dirigenti della sinistra rivoluzionaria in Argentina e deputati del Partido de los Trabajadores Socialistas (PTS; Partito dei Lavoratori Socialisti) del Fronte di Sinistra dei Lavoratori – Unidad (Frente de Izquierda de los Trabajadores – Unidad; FITU). Sono parte dei principali punti di riferimento della lotta contro il governo di estrema destra di Javier Miliei, insieme a Christian Castillo, Alexandro Vilca, anche loro del PTS, e Romina del Plá del Partido Obrero (PO), parte integrante del FITU. Con un programma di indipendenza di classe di fronte a tutte le varianti patronali (incluso il peronismo ed il kirchnerismo) e la battaglia per un governo dei lavoratori in rotta con il capitalismo, la FITU si è convertita in un enorme esempio per tutta la sinistra latino-americana e mondiale, l’unico fronte politico di indipendenza di classe a livello internazionale con una espressione ed influenza politica in molti settori di massa, e che affronta Milei, l’estrema destra nelle strade e la repressione della ministra dell’Interno Patrícia Bullrich, insieme ai pensionati, ai lavoratori, alle donne ed ai giovani studenti e studentesse, lottando contro tutta la complicità con i capitalisti.

Davanti all’ultimo trionfo elettorale e legislativo di Milei, supportato finanziariamente dal governo imperialista nord-americano di Donald Trump, il Fronte di Sinistra ha ottenuto un ottimo risultato alle elezioni, ricevendo 900 mila voti a livello nazionale e posizionandosi come terza forza politica nella Capitale Federale e nella Provincia di Buenos Aires, i distretti più importanti del paese. A Buenos Aires, sono riusciti a superare il 5%, una svolta che ha permesso a Nicolás del Caño ed a Romina del Plá di essere eletti come deputati federali.
Da parte del PTS, questi seggi parlamentari sono tribune al servizio della lotta di classe, per supportare la necessità di una auto-organizzazione dei lavoratori e l’impulso delle istituzioni di unificare e coordinare le lotte come strumenti fondamentali per sconfiggere Milei ed i piani di aggiustamento economico e strutturale del FMI e dei capitalisti, così come nella battaglia per costruire un Partito Rivoluzionario dei Lavoratori in Argentina ed in tutto il mondo.
Molti tra quelli che ci appoggiano con il loro voto conoscono la nostra lotta internazionalista. Siamo la terza forza politica nella provincia di Buenos Aires, dove incontriamo la maggior concentrazione operaia del paese, e nella Città di Buenos Aires, centro politico del paese. Questo va oltre il mero dato elettorale: dimostra che il Fronte di Sinistra, che riunisce vari partiti con un programma anticapitalista e socialista, e specialmente il nostro partito, il PTS, come riferimento di questo spazio, comincia ad aprire un cammino di indipendenza politica, spinto dalla lotto contro i padroni ed il governo di ultradestra, fuori dal peronismo e dalle varianti di conciliazione di classe.
La ultradestra parla di modernizzazione delle relazioni lavorative, di libertà, ma sono in realtà arretrati, vogiono tornare alla schiavitù. Questo giovedì ci sarà la prima manifestazione contro la riforma del lavoro, convocata inizialmente da settori militanti di sinistra. Dopo, è venuta la convocazione delle centrali sindacali. Immaginate come sta il peronismo che dirige la CGT: i mezzi di comunicazione hanno detto che la centrale operaia ha convocato una manifestazione perché la sinistra ha fatto pressione e ha mostrato la sua forza. Sanno che milioni di persone ci vedono con simpatia. Saremo alla manifestazione, con uno spezzone indipendente ed un documento proprio dei settori militanti esigendo uno sciopero generale e un piano di lotta. La lotta contro queste riforme schiaviste si sta producendo anche in altre parti del mondo. Vediamo con entusiasmo come la classe lavoratrice portoghese, che questa settimana è esplosa in un grande sciopero generale e centinaia di milioni hanno inondato le strade contro la riforma del lavoro. Questo è il cammino. Abbiamo la stessa lotta contro i capitalisti! La classe lavoratrice è una sola ed è senza frontiere!.
Myriam Bregman ha cominciato il suo discorso porgendo un saluto alla lotta delle donne in Brasile:
Voglio parlare specialmente a tutte le compagne femministe e quelle che lottano per i diritti di diversità sessuale, perché quelli che fanno parte dell’internazionale reazionaria ci hanno designato come loro nemiche. Affrontiamoli con la lotta! Il movimento femminista è internazionale, affrontiamoli in tutto il mondo!
Gli Stati Uniti avanzano sul Venezuela e sul Mar dei Caraibi, interferiscono con il processo contro Bolsonaro, chiedono la prigione per la’ex-presidente Cristina Kirchner, controllano il Ministero dell’Economia argentino … Oggi il governo di Trump si presenta come il lider di una internazionale reazionaria e vuole allineare e controllare quello che considera il suo cortile di casa: la nostra America Latina. Pure alcuni referenti politici e leader dei sindacati peronisti berranno champagne nell’ambasciata yankee in Argentina o bere un mate con un ambasciatore che attua come un vero viceré! Per questo la sinistra appare come il riferimento per quelli che, come abbiamo detto più volte: NON VOGLIAMO ESSERE PIÙ UNA STELLA DELLA BANDIERA YANKEE!
Anche l’Argentina lascia un potente insegnamento: che i fronti poltici che si formano per amministrare il capitalismo “come tratto del genere umano”, quelli che si autodenominano “nazionali e popolari” o progressisti, alla fine falliscono. E questo fallimento ha una spiegazione. Oggi il capitalismo come sistema mondiale lascia un margine di manovra ogni volta minore quando si parla di conquistare diritti – persino i diritti più basici solo possono essere raggiunti con grandi lotte. I fronti od i partiti che si presentano come” il male minore” davanti a partiti di estrema destra ma dopo, quando sono al governo, non cambiano nulla, solo favoriscono il ritorno delle destre più radicali al potere. Da notare come è terminato il governo di Boric in chile, che è stato sconfitto da Kast. Per non parlare di quello che è stato con il governo di Alberto Fernández, nel mio paese, che è terminato con Miliei, o della catastrofe con la quale è finita l’esperienza di MAS in Bolivia, ovvero consegnando il governo alla destra. Alcuni ci dicono che è necessario unirsi alla destra e “moderarsi” per affrontare alla ultradestra, senza nessun programma di orientamento alternativo alla grande borghesia pro-imperialista. Ma è proprio questo che ha fallito, la destra si radicalizza, e la vogliono affrontare con le buone maniere. Per essere leccapiedi del potere economico? Già esiste Milei!
Compagni, compagne: dobbiamo unificare la nostra lotta contro l’imperialismo, contro il Fondo Monetario Internazionale, con i popoli dell’Asia e dell’Africa, che si sollevano contro le politiche del FMI con i giovani che si ribellano perché non hanno un futuro sotto questo sistema; con i popoli dell’America Latina che lottano contro l’imperialismo yankee; con i lavoratori giovani del mondo che bloccano tutto e ripudiano per le strade il genocidio a Gaza, la corsa agli armamenti e le barbarie del sistema capitalista internazionale. Per questo è talmente importante mettere all’ordine del giorno la lotta per una internazionale della classe lavoratrice della Quarta Internazionale! Il partito della rivoluzione mondiale.”
Claudionor Brandão, fondatore del Movimento Revolucionário de Trabalhadores (MRT), porge i suoi saluti all’Atto Internazionalista:
È un enorme orgoglio essere presente a questo atto oggi. È un orgoglio perché, insieme ai compagni argentini del PTS, ho contribuito alla fondazione dell’organizzazione che hanno portato alla creazione del MRT in Brasile. Un’organizzazione che è nata con la convinzione che l’internazionalismo è l’unico cammino per organizzare la lotta di classe e per distruggere il capitalismo e porre fine ad ogni forma di oppressione e sfruttamento. Una classe lavoratrice che qui in Brasile è un gigante, dal nord al sud del paese, e che ha già costruito un grande partito di massa nel messo di una enorme ascesa operaia negli anni 70 ed 80. Tuttavia, questo partito, costruito a partire da una enorme energia spesa nella lotta dalla nostra classe, è stato utilizzato come barriera di contenimento contro qualsiasi lotta rivoluzionaria. Per questo, abbiamo bisogno di concentrare tutti i nostri sforzi affinché la classe lavoratrice brasiliana possa avanzare nel suo compito storico di superare il PT della sinistra, riprendendo per i lavoratori i sindacati burocraticizzati, e costruendo un vero partito rivoluzionario ed internazionalista. Vogliamo essere parte di questo processo, a cui dedicheremo le nostre vite.

Marcello Pablito, dirigente del MRT e fondatore della Secretaria de Negros e Negras do SINTUSP ha denunciato fortemente il massacro di Cláudio Castro a Rio de Janeiro, e la sete dell’estrema destra ed del capitalismo per il sangue del popolo nero:
voglio iniziare dicendo che il Brasile è lontano da essere un paese cordiale con tutti, è afflitto da una profonda cicatrice razzista e schiavista, che non restò solo nel passato, è più viva che mai, come abbiamo visto in una delle più grandi carneficine del paese comandata da Cláudio Castro a Rio de Janeiro, che, insieme ad altre figure dell’estrema destra più schifosa nel nostro paese come Tarcísio de Freita ed a tutte la banda bolsonarista, hanno celebrato allo stesso tavolo con Dondald Trumpo il massacro del popolo palestinese ed i 119 morti in più di questa mattanza. Non è per caso che Trump dice che gli immigrati ed i negri della Somalia sono tutti spazzatura visto che manda il suo appoggio all’estrema destra in Brasile! Questi signori si abituano a scrivere la storia ufficiale con il sangue della nostra classe e condividono un progetto politico razzista e xenofobo e se non li fermeremo, così come hanno fatto per George Flyod, metteranno il ginocchio sul collo di popoli interi, dei neri, dei migranti, delle donne e di tutti i lavoratori.

Non si può credere alla narrativa secondo cui con la conciliazione si può affrontare l’estrema destra, quando è stato proprio durante il mandato di Lula che il Brasile ha assunto il ruolo vergognoso, al servizio dell’imperialismo americano, di occupare militarmente Haiti, il paese che ha realizzato la più grande rivoluzione nera della storia, lasciando in quel paese una scia di distruzione, morti e stupri di migliaia di donne haitiane. È da questa occupazione militare guidata dal governo del PT che sono emersi i generali che poi sono diventati il simbolo del bolsonarismo e dell’estrema destra, come il generale Heleno, Tarcísio de Freitas, Santos Cruz e molti altri. È la prova più evidente di ciò che abbiamo sempre sostenuto: la conciliazione di classe rafforza l’estrema destra. Per questo siamo stati al fianco dei nostri fratelli haitiani gridando “Via le truppe da Haiti! Via l’imperialismo dall’America Latina!”. Oggi sono proprio questi stessi militari brasiliani a guidare le forze della Monusco nella Repubblica Democratica del Congo, e non lo fanno per preoccupazione per la vita dei milioni di congolesi uccisi nel genocidio in corso, ma per mantenere i loro accordi e la loro subordinazione all’imperialismo, che ora vede anche la Cina e la Russia che condividono i metodi di saccheggio imperialista.
Diciamo ai nostri fratelli immigrati, e anche alle madri e alle vittime della violenza razzista della polizia, che i nostri cuori e i nostri pugni sono uniti in questa lotta per la giustizia per ogni nostro fratello immigrato perseguitato, ucciso e umiliato, perché voi siete nostri fratelli di razza e di classe, e ognuno di questi giovani è un figlio della nostra classe. Per questo ribolle in noi il vostro dolore e la vostra rivolta! Siamo eredi di Palmares, della Rivoluzione Haitiana e delle eroiche rivoluzioni africane e siamo anche eredi della tradizione del marxismo rivoluzionario, che ci fornisce gli strumenti per distruggere il razzismo e la xenofobia, che sono inseparabili dalla lotta contro il capitalismo. Il nostro destino è unito perché la nostra oppressione non ha confini.
A questo momento è seguita un’emozionante entrata in scena delle delegazioni dei compagni delle comunità di migranti africani, della Repubblica Democratica del Congo, dell’Angola, del Senegal, della Guinea Bissau, del Marocco, del Gambia, della Tunisia, così come dei compagni di Haiti, della Palestina, e le madri di Maré, di Manguinhos, dei 9 che abbiamo perso a Paraisópolis e le madri e i familiari delle vittime della violenza della polizia.


Successivamente, Emilio Albamonte, fondatore del PTS nel 1988 e poi della FT-QI, ha inviato un video speciale per salutare l’Atto Internazionalista, sottolineando l’importanza dell’internazionalismo rivoluzionario nella tradizione marxista e la necessità di un’organizzazione all’altezza delle grandi sfide storiche.
Infine, per chiudere la conferenza, Diana Assunção, dirigente nazionale del MRT e fondatrice del gruppo di donne il Pane e le Rose in Brasile, oltre che autrice del libro “Rosa Luxemburg: l’aquila della rivoluzione”, ha rivolto un appello ai presenti affinché decidano di impegnarsi nella lotta rivoluzionaria internazionale.

Abbiamo lanciato questo atto sotto la forte minaccia militare degli Stati Uniti in Venezuela, come denunciato dalla nostra compagna, il che significa che il compito prioritario della classe lavoratrice, in questo momento, è respingere l’aggressione imperialista in Venezuela e sulla costa caraibica, invocando l’unità dei lavoratori e dei popoli oppressi di tutto il mondo e senza sostenere la politica di Maduro. Per questo motivo, qui in Brasile dobbiamo affermare che è assurdo che Lula continui a scambiarsi convenevoli con Trump di fronte a questa aggressione imperialista. Tutta questa politica degli Stati Uniti appare chiaramente nell’ultimo Rapporto sulla Strategia di Sicurezza Nazionale del paese. Un documento che mette in luce le profonde contraddizioni del governo Trump. Dicono di combattere il globalismo, ma non riescono a sfuggire al fatto che le aziende e le economie sono oggi profondamente integrate nelle catene del valore globali. Gli Stati Uniti agiscono in questo modo anche perché si sentono minacciati dall’ascesa della Cina, una potenza capitalista che combina uno sfruttamento sfrenato dei lavoratori nelle fabbriche con l’avanzata dell’estrattivismo in Africa e in America Latina. Per questo anche l’idea del multilateralismo è una farsa.
Tuttavia, la grande novità di tutta questa situazione internazionale è che dopo molto tempo stiamo assistendo a un fattore dinamico: la lotta di classe. Questo non è un dettaglio. Dal punto di vista storico, il fatto che ci sia stato uno sciopero generale come quello italiano, il cui motore è stata la difesa della Palestina, può indicare elementi di ricomposizione della soggettività della classe lavoratrice, il che significa che la classe lavoratrice potrebbe trovare il modo di unire la lotta per le proprie rivendicazioni alla lotta contro questo sistema capitalista. La frase di un operaio italiano durante questo sciopero è emblematica: ‘Lo stesso sistema che ci opprime nelle fabbriche è il sistema che opprime il popolo palestinese. Sì, la classe lavoratrice può approfittare della crisi dell’ordine mondiale per entrare in scena, e ora stiamo vedendo suoi primi passi!’
Come ha sottolineato Emilio, la nascita della FT come corrente internazionale è avvenuta in un momento di regresso, quando si diceva che la classe lavoratrice non esisteva più e che eravamo di fronte alla fine della storia. Abbiamo attraversato gli anni del neoliberismo che cercava di frammentare la classe lavoratrice con attacchi intensi. La crisi economica internazionale del 2008, la più grave dal crollo del 1929, ha segnato l’apice conquistato dall’offensiva neoliberista, compresa la restaurazione capitalista in Russia, Cina ed Europa orientale, ma ha anche rilanciato processi di lotta in tutto il mondo, come la Primavera araba, le rivolte studentesche in Cile ed altri paesi, le giornate di giugno in Brasile, i forti scontri operai in Francia e tanti altri processi. Da allora è chiaro che la storia è tornata, e con essa le guerre e le aggressioni imperialiste, ma anche la lotta di classe. Per questo abbiamo bisogno di una risposta all’altezza, che vada oltre le resistenze parziali.
Molti credono che sarebbe possibile indebolire l’estrema destra internazionale con una politica di conciliazione. O che la politica per la classe lavoratrice debba continuare a rivendicare i propri diritti, sempre in modo separato e frammentato, mentre il PT governa. Ebbene, quando vediamo Lula mano nella mano con Trump, mentre Trump avanza nell’ingerenza imperialista in America Latina, dobbiamo renderci conto che i nostri interessi non sono gli stessi. E come Lula, sono molti i governi che vogliono apparire progressisti e buoni “negoziatori” che sanno dialogare con l’estrema destra. Ma in realtà questa politica di conciliazione di classe rafforza i nostri nemici e perpetua solo il dominio e lo sfruttamento capitalista, come vediamo con il mantenimento di tutte le riforme e il nuovo tetto di spesa di Lula in Brasile. Pertanto, l’unico modo per sconfiggere definitivamente l’estrema destra è attaccarla alla radice, combattendo le politiche e il sistema capitalista che la alimentano. Altrimenti, rimarremmo ostaggio di un ciclo di ritorno dell’estrema destra, di elezione in elezione, di voto a fronti ampi che cercano di contenere la forza della classe lavoratrice e dei movimenti organizzati. Altrimenti, il destino sarebbe quello di agire come il PSOL, che nonostante abbia “socialismo” nel suo nome, ha iniziato ad amministrare questo sistema di sfruttamento insieme al governo Lula che governa con diversi partiti di destra e di estrema destra, ora con Boulos come suo ministro.
La conclusione è che dobbiamo prepararci e impegnarci sempre di più affinché la classe lavoratrice internazionale possa disporre di uno strumento all’altezza dei prossimi eventi della lotta di classe che la situazione internazionale potrebbe annunciare. È in questo senso che, ora più che mai, si pone la necessità di lottare per la ricostruzione della IV Internazionale. Quella Internazionale fondata da Trotsky e da tutta la generazione di rivoluzionari che ha affrontato i tradimenti dello stalinismo, che ha sabotato le rivoluzioni e attaccato le conquiste della Rivoluzione Russa. La IV Internazionale si è frammentata dopo la Seconda Guerra Mondiale, anche in correnti che hanno finito per cercare scorciatoie, cioè nel vecchio opportunismo, o affondando in dogmi che non sono serviti a nulla. Indipendentemente da questo percorso, le premesse della IV Internazionale rimangono valide e indicano la necessità che oggi ne riprendiamo le bandiere.
Pertanto, in questa Conferenza discuteremo su come riprendere con forza la battaglia per un Movimento per un’Internazionale della Rivoluzione Socialista, che per noi è la IV Internazionale. È una proposta rivolta ai giovani e ai lavoratori che sono all’avanguardia di questi processi di lotta e che abbiamo già discusso con le organizzazioni che stanno cercando questa direzione rivoluzionaria, come i compagni del gruppo Rouge del Belgio, i compagni del gruppo March to Socialism della Corea del Sud, i compagni del gruppo What is to be done (Che fare) del Canada, i compagni dalla Spagna, i compagni dell’Angola.
A partire dalla nostra Conferenza, desideriamo approfondire questa chiamata ed avviare un dibattito con tutta la sinistra che si definisce rivoluzionaria. La nostra corrente è la più dinamica del trotskismo a livello internazionale, ma siamo pochi di fronte alle enormi sfide che dobbiamo affrontare. Per questo non ci autoproclamiamo un’internazionale rivoluzionaria, ma cerchiamo piuttosto di riunire tutti coloro che desiderano lottare per questo programma e questa strategia, per affrontare insieme i nuovi processi e le nuove sfide.
Di fronte a tutto questo, come diceva Rosa Luxemburg: o socialismo o la barbarie. Per questo motivo, questo atto è anche un appello alla militanza, affinché ciascuno dei presenti qui si senta chiamato a fare un passo avanti e ad abbracciare le idee rivoluzionarie nella battaglia per la ricostruzione della IV Internazionale, aggiungendosi anche alla militanza nel MRT, nella FT e nelle nostre sezioni nazionali in altri paesi. Contro tutto lo spirito del tempo dell’individualismo, della meritocrazia, della frammentazione e della divisione della nostra classe, invitiamo ad assumere un compito appassionante che è quello di partecipare alla costruzione del futuro dell’umanità, contro la barbarie capitalista.
Tutte le delegazioni presenti sono salite sul palco per cantare il nostro inno, l’Internazionale. Un pomeriggio entusiasmante che apre una nuova tappa nella storia della nostra organizzazione, e che desideriamo condividere con tutti coloro che cercano di organizzarsi per affrontare il capitalismo e l’imperialismo con una strategia rivoluzionaria, assumendo la prospettiva militante internazionalista del trotskismo, il marxismo rivoluzionario della nostra epoca.

Scienziato politico brasiliano, milita nel Movimento Revolucionário de Trabalhadores (MRT) e fa parte della redazione di Esquerda Diario.