Con la precettazione dello sciopero generale del 30 ottobre, Salvini torna ad attaccare il diritto di sciopero nel tentativo di arginare una nuova ondata di mobilitazioni. La risposta di USB, che chiama alla disobbedienza, va sostenuta con la massima convergenza tra lavoratori, studenti e movimenti.


 

Ieri Salvini ha messo in campo un gravissimo atto contro il diritto di sciopero per il prossimo 30 ottobre, data di astensione generale dal lavoro chiamata da USB e da altre sigle del sindacalismo di base: la precettazione del settore dei trasporti, ai danni di ferrovieri, aereoportuali e trasporto pubblico locale. Si tratta di un dispositivo della legislazione anti-sciopero che prevede multe fino a 1000 euro e altri provvedimenti disciplinari per chi incrocia le braccia. La giustificazione del ministro è garantire la circolazione dei passeggeri in occasione della festa di ognissanti, che sarebbe, dice il leader della Lega: “troppo vicina alla data dello sciopero”. Si tratta di una motivazione ridicola, anche rispetto alla logica di Salvini, visto che il primo novembre, quest’anno, è domenica. Ciò significa che non vi sarà nessun ponte rispetto al quale garantire i vacanzieri, la motivazione altre volte impugnata dal ministero per ostacolare le proteste.

È quindi cristallino come la mossa in questione miri a colpire una mobilitazione che sta montando sulla spinta degli scioperi e delle occupazioni degli studenti medi, nonché della radicalità giovanile di piazza degli ultimi 2 week end. Una mobilitazione che, insieme a quella degli auto-trasportatori e degli agricoltori del sud, ha messo in difficoltà la strategia repressiva del governo e creato crepe nel suo blocco sociale. Con lo sciopero di venerdì 30, la protesta promette di estendersi a settori importanti della classe lavoratrice, in particolare i porti – che bloccheranno le banchine insieme ai compagni di vari paesi europei – e nei trasporti dove il sindacalismo di base è più forte. La precettazione fa quindi parte della risposta securitaria con cui Meloni & co. stanno rispondendo a difficoltà che, a un anno dal Blocchiamo Tutto, tornano ad arrivare dal basso. Essa è quindi speculare alla “caccia all’untore” scatenata contro i militanti Youssef Siher e sua moglie Sagia Hammoud, in stato di arresto e sottoposti a una vergognosa canea mediatica per aver cercato di dare espressione politica alla rabbia che si è manifestata lo scorso 17 ottobre, a cui va tutta la nostra solidarietà e complicità.

La legislazione anti-sciopero (legge 146/90) della quale Salvini ha fatto in questi anni un uso spropositato non è tuttavia un’invenzione di questo governo, se non nel settore della logistica alla quale è stata estesa lo scorso inverno. È invece parte di un pacchetto approvato quasi 40 anni fa con il concorso del centro-sinistra e dei vertici sindacali confederali, per indebolire le contestazioni dal basso in una situazione in cui CGIL-CISL e UIL decidevano di scambiare l’accettazione di una serie di misure neoliberali, in primis la precarizzazione del mercato del lavoro e i vincoli di bilancio UE, con l’ottenimento di una posizione negoziale istituzionalizzata con lo stato (la Concertazione). Rispetto a quel periodo, i confederali possono “rivendicare” che il potere istituzionale acquisito gli permise di parare gli attacchi alle pensioni e all’articolo 18. Con la crisi del 2008 anche questi margini di “concertazione” sono però saltati, con l’austerità, la riforma delle pensioni e il Job Act, mentre la legislazione anti-sciopero è rimasta e la passività delle dirigenze di CGIL, CISL e UIL è addirittura peggiorata. Solo l’enorme spinta dal basso del 22 settembre 2025, sciopero generale di USB per la Palestina, ha costretto queste burocrazie a disobbedire, insieme ai sindacati di base, alla 146 in occasione del grande sciopero generale unitario del 3 ottobre successivo.

Significativo, tornando alla precettazione di ieri, come USB abbia deciso di tenere la barra dritta e di non revocare lo sciopero del 30 ottobre per i trasporti. Anzi ha invitato alla disobbedienza nei confronti di una legge come la 146, il cui carattere repressivo è stato segnalato perfino dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa. La scelta del sindacato di base è da sostenere con forza tramite la massima partecipazione di tutti i movimenti, e in particolare di quello studentesco e giovanile, allo sciopero del 30. Massima partecipazione e convergenza nel promuovere una grande cassa di resistenza per sostenere le eventuali spese legali a cui potrebbero essere sottoposti i sindacati e i lavoratori che disobbediranno dopo domani alla precettazione, ma anche per dotare il movimento di uno strumento in grado di favorire ed allargare nuove azioni del genere in futuro.

La mossa di Salvini, e più in generale la violazione del diritto di sciopero, fa inoltre parte dello stesso disegno repressivo nei confronti dei metodi di lotta dell’intero movimento operaio impostato dal decreto sicurezza del 2025, con misure come quella contro il blocco stradale. Dire no a questo disegno è quindi un altro buon motivo per cui tutti i lavoratori, a prescindere dalle sigle sindacali e in primis quelli della CGIL, dovrebbero scioperare in massa venerdì, come durante il Blocchiamo Tutto, rompendo con la passività delle proprie dirigenze – una passività manifestamente assurda in una congiuntura in cui l’esplosione di un clima di mobilitazione ed effervescenza sociale crea l’opportunità per costruire i rapporti di forza contro il governo del carovita, dei bassi salari e del raddoppio delle spese militari.

 

Django Renato

Ricercatore indipendente, con un passato da attivista sindacale. Collabora con la Voce delle Lotte e milita nella FIR a Firenze.