Lo scorso sabato 18 Ottobre il Collettivo di Fabbrica GKN ha diretto un partecipatissimo corteo a Firenze. Grazie al coinvolgimento di una considerevole fetta di manifestanti, la protesta è infine sfociata nell’occupazione dell’aeroporto. Proponiamo un breve resoconto di un’azione importantissima non solo per rilanciare la lotta per la reindustrializzazione dal basso della ex-GKN, ma anche per dare continuità al movimento cominciato con il “blocchiamo tutto” dei portuali delle scorse settimane e unire la lotta per la Palestina e quella con la Palestina.


 

Sabato 18 ottobre, la manifestazione del collettivo di fabbrica GKN, chiamata con gli slogan “Il futuro che irrompe” e “Siamo Davide contro Golia” è stata l’ennesima conferma che ci troviamo in tempi eccezionali e che la classe lavoratrice in Italia può assumere un ruolo di avanguardia in momenti di mobilitazione di massa come quello ‘innescato’ dal “Blocchiamo tutto” dei portuali di Genova dello scorso 22 settembre. La manifestazione, guidata dal collettivo di fabbrica GKN, ha visto la partecipazione di almeno 10 mila persone, con l’adesione di varie organizzazioni e collettivi politici e studenteschi fiorentini, nonché sindacati di base come COBAS, SUDDCOBAS, USB ma anche confederali come la CGIL, in particolare con l’FLC (Federazione dei Lavoratori della Conoscenza).

Il concentramento, chiamato per le 14:30 in Piazza Ugo di Toscana all’interno del polo universitario di Novoli, si è evoluto in un corteo di notevoli dimensioni: guidato da GKN con la sua brigata sonora, ha percorso Viale Forlanini, per poi spostarsi all’interno del quartiere ed arrivare in Via Baracca, e infine tornare verso Via di Novoli ed entrare in Viale Guidoni, spostandosi verso Viale XI Agosto. Qui, mentre alcuni operai membri del collettivo, insieme a studentesse e studenti, bloccavano fisicamente e con il carro di testa Viale Guidoni, il corteo ha virato dal percorso autorizzato, andando verso l’aeroporto, in una manovra rapida e veloce che ha visto migliaia di persone dirigersi verso quest’ultimo. Alla fine alcuni manifestanti sono rimasti nel parcheggio, altri invece sono entrati nell’area principale dell’aeroporto Amerigo Vespucci, cantando, suonando ed occupando lo spazio con i loro corpi e le loro voci. Le forze dell’ordine, nel frattempo prese alla sprovvista da questa manovra, si erano stanziate con le unità della celere (non molto numerose), in prossimità di una delle due entrate, formando un cordone che ha provato a bloccare il passaggio all’area che precede i controlli di sicurezza.

 

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A quel punto, dopo qualche momento di stallo, la pressione del corteo ha provocato la risposta degli sbirri, dando inizio a un breve scontro che ha visto poi prevalere i manifestanti che hanno sfondato il cordone occupando per qualche tempo l’area situata prima dei terminal. In un intervento, Dario Salvetti della ex-GKN, si è assunto insieme al Collettivo di Fabbrica tutta la responsabilità per l’azione, ha rilanciato le parole d’ordine del corteo, oltre a denunciare la combinazione repressione e inattività da parte delle amministrazioni comunali, regionali e del governo Meloni. Successivamente, il corteo è uscito pacificamente dall’aeroporto per poi fermarsi di fronte al Mercato Ortofrutticolo in Viale Guidoni ove si è chiusa la manifestazione.

 

 

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La lotta di GKN ha da sempre rappresentato un catalizzatore di altre lotte, sulla base di parole d’ordine come convergenza e reindustrializzazione dal basso per una reale transizione ecologica. Dopo più di quattro anni di mobilitazione, dopo più di dodici grandi manifestazioni organizzate a Firenze – a cui va aggiunta un’estate di cortei per la Palestina – non solo la vertenza GKN dimostra di essere ancora un punto di riferimento per migliaia di solidali e realtà di movimento. Di più: le parole d’ordine contro il genocidio sionista e il riarmo che hanno accompagnato la chiamata del Collettivo di Fabbrica del 18 ottobre, insieme alle pratiche di lotta messe in campo in questa occasione, hanno contribuito attivamente al rilancio della parola d’ordine “blocchiamo tutto” che ha guidato le ultime mobilitazioni nazionali. Di contro, il successo della manifestazione e del blocco dell’aeroporto avvenuto sabato a Firenze, dimostrano ancora una volta che la chiave di volta per vincere le singole vertenze è collegarle a processi di lotta più ampi. Nell’ultimo periodo, infatti, il percorso ex-GKN aveva visto un sostegno soprattutto passivo, che rischiava di arenarne la continuità,  di fronte agli attacchi subiti da parte dei partiti di destra e alla paralisi delle promesse del Partito Democratico e i suoi alleati, rispetto a una risoluzione soddisfacente delle richieste degli operai. 

Interessante, a tal proposito come la sindaca PD di Firenze, Sara Funaro, abbia prontamente condannato il blocco dell’aeroporto ed espresso solidarietà alle forze dell’ordine dichiarando anche che azioni di questo tipo sarebbero forme di “violenza inaccettabile”. Alla prima cittadina del capoluogo toscano ha fatto il coro il presidente piddino della regione toscana Giani, appena rieletto da una maggioranza che va dai renziani ad Alleanza Verdi Sinistra, passando per i 5Stelle. Ecco smascherata tutta l’ipocrisia del centro-sinistra. Lo stesso centro-sinistra che – nota bene: sotto la pressione della mobilitazione – lo scorso anno era stato costretto ad approvare una legge regionale per l’intervento pubblico a sostegno del piano dei lavoratori ex-GKN, continuando però a nicchiare sulla nomina del revisore dei conti del consorzio industriale e a non affrontare il problema dell’esproprio della fabbrica.

Nell’ottica di perseguire questo obiettivo – ma anche i più generali obiettivi del movimento per la Palestina e contro il riarmo – pensiamo che azioni di blocco di strade , trasporti e ferrovie, così come lo scontro e il conflitto di piazza, siano strumenti di lotta validi e necessari. Lo sono soprattutto se non concepiti come azioni espressive di minoranze, ma come il prodotto di una politica di coordinamento dal basso che unisca avanguardie di lavoratori e studenti a movimenti e settori più larghi, come quella costruita negli anni dal Collettivo di Fabbrica. Immaginatevi, se a questa politica si riuscisse a dare sistematicità livello nazionale, tramite un’organizzazione anti-capitalista e rivoluzionaria, radicata nei settori strategici della classe lavoratrice e nelle fasce di gioventù precaria e radicalizzata. Un compito che una singola vertenza operaia non può prendersi carico di portare avanti da sola e una una prospettiva della quale è sempre più necessario dibattere, alla luce dell’esigenza di strutturare il processo di mobilitazione contro il genocidio sionista che ha aperto una breccia nella pace sociale in Italia durante le scorse settimane.    

 

 

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Come FIR-Voce delle Lotte, rivendichiamo la nostra partecipazione all’azione dell’aereoporto di sabato 18 ottobre, a supporto dei lavoratori ex-GKN e sosteniamo la lotta del Collettivo di Fabbrica per la riconversione della produzione in chiave ecologica, contro la crisi sistemica e la perdita di posti di lavoro. Una rivendicazione che va sviluppata in un punto programmatico per tutto il movimento dei lavoratori, ecologista e contro l’economia di guerra: nazionalizzazione dei settori inquinanti, come l’automotive, per realizzare un piano di riconversione ecologica sotto il controllo di lavoratori e comunità. Consideriamo quindi necessario continuare a sostenere attivamente la vertenza GKN, in chiave rivoluzionaria ed anticapitalista e nell’ottica di rendere sempre più chiaro il nesso tra la lotta per la Palestina e la lotta con la Palestina. Rafforziamo l’organizzazione dal basso attraverso assemblee unitarie intersindacali e tra lavoratori e studenti, discutiamo di come costruire un’organizzazione politica rivoluzionaria, affinché il movimento non si disperda, ma diventi un momento per il ribaltamento dei rapporti di forza in una società che, come ha detto Dario Salvetti nel suo discorso all’aereoporto, non ha molto altro da offrirci se non “la normalità del genocidio, del riarmo e della disperazione”. 

 

Marco Adamo

Lorenzo Lodi

 

 

Nato a Brescia nel 1991, ha studiato Relazioni Internazionali a Milano e Bologna. Studioso di filosofia, economia politica e processi sociali in Africa e Medio Oriente.