di Redazione

Nel 1866 l’Associazione Internazionale dei Lavoratori propone d’introdurre la giornata lavorativa di 8 ore. Quasi 20 anni dopo, il 1 maggio 1886, 400.000 operai incrociano le braccia e scendono in sciopero in 12 fabbriche. Nella città di Chicago un corteo di 80 mila persone si scontra con le forze dell’ordine. La polizia spara sui dimostranti uccidendone 4. Nei giorni successivi gli operai organizzano una manifestazione di protesta durante la quale dei provocatori lanciano una bomba a mano sul palco. Ne nascono tafferugli e la polizia torna a sparare sui dimostranti. 8 operai morti e numerosi feriti sono il bilancio dell’attacco.
Il giorno dopo a Milwaukee la polizia torna a sparare contro operai polacchi uccidendone 9.
Una ulteriore ondata repressiva si abbatte contro le organizzazioni del movimento operaio. Le sedi delle organizzazioni sindacali vengono chiuse e devastate e i principali dirigenti vengono arrestati.
Per i fatti di Chicago, un processo farsa architettato dalle forze di repressione, condanna 8 dirigenti anarchici a morte. Per due di questi la pena viene tramutata in ergastolo. Uno di loro fu trovato morto in cella. Gli altri furono impiccati l’11 novembre 1887.
Per questi martiri, la II Internazionale istituisce il 1 maggio come giornata di lotta e di memoria e lancia una mobilitazione di lotta del proletariato internazionale.

E’ su questo spirito che oggi La voce delle lotte è scesa in piazza per raccontare la mobilitazione del 1° maggio, contro le passerelle delle burocrazie sindacali, le quali hanno svilito e svenduto il significato di questa data, e contro il padronato.

A Napoli gli operai di FCA hanno organizzato due iniziative: una in assemblea col sindacato Slai Cobas e una con megafoni nel Centro Commerciale Vulcano Buono di Nola. Entrambe le iniziative erano volte a rilanciare la centralità della battaglia contro lo sfruttamento in fabbrica e nella distribuzione.

A Milano il Si Cobas assieme ad altri gruppi e collettivi ha organizzato una manifestazione dai contenuti esplicitamente anticapitalisti. Il corteo ha visto la partecipazione di 2 mila persone, in larghissima parte operai immigrati, nonostante la pioggia incessante.

A Torino si sono, invece, verificati scontri durante il corteo. I manifestanti dello spezzone sociale sono stati selvaggiamente caricati dalla polizia, perchè volevano arrivare al palco di CGIL, CISL e UIL, dove parlavano le burocrazie sindacali.

Nel capitalismo i proletari sono considerati dai padroni un’appendice di un macchinario o utilizzabili come merci. Era così durante le battaglie dell’ottocento ed è così ancora oggi. Nel quadro complessivo della crisi organica (economica-politica-sociale), il Primo Maggio resta, dunque, una giornata di lotta e di rilancio della battaglia per una società a misura d’uomo, dove si lavori poche ore al giorno e si possano coltivare passioni e virtù; dove non vi siano più razzismo, sessismo e omofobia e tutti i lavoratori siano uniti in un senso di solidarietà e collaborazione al di là delle differenze etniche, culturali, religiose e di sesso, per costruire una umanità nuova, Internazionale e che abolisca lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Pubblicato da Frazione Internazionalista Rivoluzionaria su Lunedì 1 maggio 2017