Ho lavorato per un paio d anni in un call center. Ambiente apparentemente cordiale: team leader disponibili a darti tutti i consigli possibili sul come vendere i prodotti. Ho subito preso confidenza con il lavoro. In pochi mesi sono diventata la best performer (insomma l’operatrice che faceva più contratti di tutti).

Inizialmente ho toccato il cielo con un dito dato che fino a pochi mesi fa lavoravo in condizioni pessime presso un altra azienda. Lavoravo da 5-7 ore al giorno con pausa ogni 2 ore per 15 minuti: insomma tutto sommato andava più che bene.

Il titolare era sempre sorridente e apparentemente disponibile. Un paio di volte  gli chiesi se fosse possibile percepire l’assegno familiare visto che ho famiglia e una bambina. Mi risponde che per il contratto che ho, cioè un co.co.co.(contratto di collaborazione coordinata e continuativa) non potevo percepire nessun assegno familiare.
Pensai che effettivamente potesse essere così. Non m’interessai di verificare la cosa visto che guadagnavo abbastanza bene. Lavoravo bene e, quindi, mi venivano date delle “liste privilegiate” (clienti ndr) in cui era più semplice chiudere contratti.

Funziona pressappoco così nei call center: ci sono liste e liste di numeri telefonici, cioè: liste semplici e liste privilegiate. Il padrone decide a chi assegnarle. Se questi vuole ci metterà un attimo per privarti della lista privilegiata e farti guadagnare pochi soldi al mese.

Di seguito provai nuovamente a informarmi su eventuali disoccupazioni percepite in caso di scadenza di contratto. Mi rispose con fare scocciato dicendomi che il mio contratto prevedesse che io percepissi niente.
Comincio a diventare più insistente sulle domande sul mio contratto e il padrone mi risponde, stavolta con un fare gentile, dicendomi che fosse il caso mi impegnassi di più, perchè grazie a lui guadagnavo soldi.

A un certo punto iniziò a darmi la lista privilegiata tutti i giorni invece che due volte alla settimana com’era stato fino a quel momento. Chiaramente non bastava avere questa lista. Sapevo svolgere il mio lavoro e pensò di consegnarla a me per guadagnare di più.

Per vendere devi usare delle tecniche di convincimento del cliente. Non era semplice farlo su questa lista in quanto erano già tutti stati clienti passati con altre aziende e accettavano solo ulteriori offerte migliorative per tornare col vecchio gestore.
Dopo circa un anno nel call center ci furono assunzioni di nuove operatrici, molte delle quali dopo qualche mese abbandonavano. Tutte tranne un gruppetto abbastanza qualificate, che riuscirono ad usufruire alle liste privilegiate .
Da quel momento cominciai ad essere esclusa dalle liste privilegiate  e quindi il mio stipendio si decurtò di più della metà.
Quando chiedevo spiegazioni al titolare su cosa stesse accadendo mi diceva che le liste non c’ erano. Continuò a ribadirmelo per mesi.

Arrivata alla conclusione del mio contratto di lavoro mi reco al patronato per maggiori informazioni sui miei diritti e scopro mio che con il contatto a progetto co.co.co mi spettavano la gestione separata dell’Inps gli assegni familiari, il bonus di 80 euro andato in vigore nel maggio 2015 e, soprattutto, la dis-coll, cioè un’indennita’ di disoccupazione per i lavoratori parasubordinati.

In quella giornata ho scoperto che non mi avevano versato neanche un contributo. In quel momento ho capito il perchè il padrone del call center dove lavoravo continuava a dirmi che non fosse possibile prendere visione della mia condizione contrattuale. Senza contributi non si possono prendere nè assegni nè bonus nè disoccupazioni.

Da questa esperienza ho imparato che devo interessarmi alla situazione contributiva quando trovo lavoro, controllando i contributi tramite l’iscrizione alla gestione separata all’Inps dal mio portarle.
Consiglio a tutti i lavoratori e le lavoratrici che lavorano in questo settore tanto sfruttato e senza diritti di controllare i loro contributi previdenziali e di farlo ogni volta si viene assunti da questi criminali chiamati imprenditori.

Fusako Shigenobu

Nato a Cesena nel 1992. Ha studiato antropologia e geografia all'Università di Bologna. Direttore della Voce delle Lotte, risiede a Roma e milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).