Come era prevedibile dopo lo sgombero manu militari del magazzino di Milano della FedEx TNT e la settimana di violenti scioperi in tutta Italia la multinazionale passa all’attacco minacciando una serrata che mette a rischio migliaia di posti di lavoro in tutto il paese, si apre la settimana più difficile dall’inizio della lotta.


Non sono bastati i reparti di polizia e carabinieri a Milano, la serrata dell’impianto di Piacenza -uno degli impianti più grandi e baricentrici per la FedEx- o la minaccia di azioni repressive per fermare la lotta degli operai sindacalizzati nel Si Cobas per piegare driver e facchini in tutta Italia.

La multinazionale americana ha così deciso di cominciare la propria propaganda martellante verso tutti i propri dipendenti confermando la linea dura dell’azienda, denunciando i blocchi dei lavoratori che avrebbero messo a rischio la sicurezza dei dipendenti e che quindi debbano concludersi immediatamente.

Fra le notizie fatte girare all’interno dei magazzini fra driver e magazzinieri quella più preoccupante e importante è la minaccia non troppo velata di una serrata generalizzata (che già è stata messa in campo nei fatti a Milano e a Piacenza) che metterebbe a rischio centinaia di posti di lavoro, oltre agli scontati ammonimenti verso i lavoratori e la conferma dell’alleanza con le istituzioni, alleanza testimoniata dalle camionette che hanno occupato militarmente l’impianto di Milano solo qualche giorno fa.

Oltre alla vergogna e alla gravità inaudita di minacciare migliaia di operai di ritorsione per aver partecipato ad uno sciopero per sollecitare il pagamento anticipato della cassa integrazione e per difendere 66 posti di lavoro dei magazzinieri di Milano, la posizione di FedEx porta avanti una vera e propria propaganda di guerra. La realtà è ben diversa dalla narrazione della multinazionale: da tempo la FedEx TNT è in difficoltà rispetto ai propri competitori sul mercato in Italia, e c’è il sospetto che la multinazionale voglia comunque eseguire tagli del personale ben oltre i lavoratori di Milano e stia usando la scusa della crisi sanitaria e dello sciopero per lavarsi le mani di una manovra lacrime e sangue che sarebbe stata nei piani comunque. Basti pensare che si sta parlando di una delle poche aziende della logistica che non ha nemmeno aperto la cassa integrazione per i propri lavoratori diretti che, semmai arriverà mai sui conti dei dipendenti, avrebbe permesso agli stessi lavoratori di non consumare ferie e permessi per il calo di lavoro fisiologico portato dalla pandemia.

Pubblicato da Si Cobas Lavoratori Autorganizzati su Mercoledì 6 maggio 2020

Poi il modo in cui FedEx agita come propria priorità la sicurezza e la salute suona in maniera veramente grottesca per chi sa come è stata affrontata la crisi sanitaria: dispositivi di sicurezza insufficienti, gel disinfettanti scaduti per i lavoratori dei fornitori, nessun controllo reale delle sanificazioni e delle distanze di sicurezza, tutto ciò soprattutto nel periodo di picco della diffusione del coronavirus.

La battaglia dei lavoratori della FedEx-TNT assume sempre più un valore generale per la classe operaia tutta, non sarà questa la sola azienda che per attutire la caduta dalla crisi sanitaria utilizzerà le vite degli operai, la loro possibilità di vivere una vita dignitosa. Su quella barricata ideale e reale che oggi separa gli operai e il gigante statunitense, nel corso dei mesi, si assieperanno molti altri, sia aziende che lavoratori divisi dal diritto delle prime a sfruttare e difendere i profitti e dal diritto dei secondi ad avere un salario dignitoso e poter vivere decentemente.

Intanto ai lavoratori è arrivata la solidarietà dei lavoratori organizzati nell’ADL Cobas e una lettera da parte di operai della FCA di Melfi, Pomigliano, Sevel, Cassino, Termoli e Mirafiori che pubblichiamo di seguito, la lotta continua!

C’è un’azienda, la TNT, che è ferma grazie allo sciopero a oltranza dei lavoratori della logistica indetto dai delegati del Si Cobas e ADL Cobas.

I magazzini di tutta Italia sono stati bloccati con la lotta, nessuna merce esce dai capannoni TNT in risposta alle imposizioni di u’azienda che, nonostante la propria enorme ricchezza, ha deciso di non investire sulla sicurezza in questa fase emergenziale, di non versare l’anticipo della cassa integrazione e infine, cosa molto grave, ha licenziato un gruppo di lavoratori di Milano.

Questo è solo uno dei tanti luoghi di lavoro in cui i padroni, approfittando del periodo particolare, vogliono piegare definitivamente i propri dipendenti alle logiche del loro profitto.

Ma in questo caso i padroni stanno prendendo una batosta pesante, i facchini della logistica, da nord a sud, hanno incrociato le braccia e continueranno a scioperare finché le loro legittime rivendicazioni non saranno accolte.

Questa dura lotta deve essere un esempio per tutti i lavoratori che subiscono la violenza dei padroni, perché la TNT è solo una delle centinaia di aziende che adotta queste misure di repressione, possiamo affermare senza paura di essere smentiti che tutte le aziende si comportano allo stesso modo.

La nostra solidarietà ai lavoratori della TNT sappiano che la loro lotta è sostenuta dalla solidarietà degli opera FCA perché la loro battaglia diventi presto la battaglia di tutti gli sfruttati.

 

CM