Con una svolta autoritaria e bonapartista, il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol ha dichiarato la legge marziale, facendo scendere in piazza l’esercito e bollando l’opposizione come “antistatale” e “filo-nordcoreana”. Proibite le attività dei gruppi politici ed il diritto di assemblea. Il conservatore Yoon sta affrontando una crisi, con il crollo della sua popolarità, e una situazione di stallo in parlamento dove la maggioranza è detenuta dal Partito Democratico all’opposizione. I legislatori hanno votato contro la legge marziale, ma non basta: le compagne di March To Socialism rivendicano lo sciopero generale e la sollevazione popolare per farla finita col regime del People’s Power Party e del presidente Yoon.
Nella notte tra il tre ed il quattro di dicembre il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol ha dichiarato la legge marziale e ha accusato l’opposizione di aver paralizzato l’attività parlamentare, di svolgere attività “anti-statali” e di essere una forza “filo-nordcoreana”. Tale decisione è il culmine di una crisi istituzionale che va avanti ormai da almeno 9 mesi, quando le elezioni legislative hanno prodotto un parlamento dominato dal Partito Democratico, la principale opposizione al partito di governo del presidente stesso.
Nel giro di poche ore l’esercito ha sequestrato l’edificio del parlamento, ma i parlamentari si sono riuniti per votare la bocciatura dello stato d’assedio che, secondo la legge sudcoreana, farebbe decadere la legge marziale e il tentativo di autogolpe del presidente, che sarebbe sull’orlo delle dimissioni.
Migliaia di persone si sono radunate davanti al parlamento e gli autobus della polizia hanno bloccato l’ingresso principale dell’edificio parlamentare. I manifestanti hanno gridato: “Annullate la legge marziale, proteggete la democrazia”. Alcuni gridano anche “licenziate il presidente Yoon”.
Se i militari mantengono la legge marziale nonostante il voto del parlamento, stanno avallando un colpo di stato, altrimenti dovrebbero revocarla, eliminando tutto il sostegno a Yoon e lasciandolo virtualmente impotente.
Il contesto dell’auto-golpe
Il leader conservatore Yoon è in forte calo di consensi e popolarità e ha incontrato molteplici difficoltà nell’imporre il suo programma di governo, il che ha portato a un’accelerazione del confronto con il principale blocco di opposizione parlamentare, il Partito Democratico (DP), e alla svolta bonapartista, con la dichiarazione della legge marziale e la discesa in piazza dei militari, che hanno vietato ogni attività politica e circondato il parlamento per chiuderlo.
L’agenzia di stampa Yonhap ha riferito che ai membri dell’Assemblea Nazionale è stato impedito di entrare nell’edificio e che l’esercito sudcoreano ha annunciato la sospensione di tutte le attività parlamentari. L’esercito ha inoltre vietato qualsiasi azione politica, annunciando che avrebbe sospeso le riunioni politiche e arrestato le persone che avrebbero violato la legge marziale.
L’esercito ha anche preso di mira i medici in sciopero, ordinando loro di tornare al lavoro entro 48 ore. Migliaia di medici sono in sciopero da mesi per i piani del governo di ampliare il numero di studenti nelle scuole di medicina.
Il presidente ha annunciato la misura in un discorso televisivo, in cui ha accusato l’opposizione di svolgere “attività di pianificazione di una ribellione” e ha detto che la legge marziale era volta a “proteggere l’ordine costituzionale” dalle attività “anti-statali”.
L’annuncio arriva dopo che il DP, che ha la maggioranza all’interno dell’Assemblea Nazionale (parlamento), ha approvato un bilancio 2025 con numerosi tagli senza il sostegno del Partito del Potere Popolare (PPP) di Yoon, che è al governo, così come le mozioni per licenziare il procuratore generale e il capo del Consiglio di Revisione e Ispezione, che controlla i conti delle agenzie governative.
In seguito all’annuncio, il capo dello Stato Maggiore Congiunto (JCS) Park An-su è stato nominato comandante della legge marziale e ha dichiarato che le attività dell’Assemblea Nazionale e dei partiti politici sono vietate, come riporta l’agenzia di stampa Yonhap.
Park An-su ha dichiarato in un comunicato:
Tutte le attività politiche sono vietate in Corea del Sud in seguito all’imposizione della legge marziale di martedì e tutti i media saranno soggetti alla sorveglianza del governo. Tutte le attività politiche, comprese quelle dell’Assemblea Nazionale, dei consigli locali, dei partiti politici e delle associazioni politiche, così come le riunioni e le manifestazioni, sono severamente vietate. Tutti i media e le pubblicazioni saranno soggetti al controllo del comando della legge marziale.
Con l’imposizione della legge marziale, tutte le unità militari della Corea del Sud, che tecnicamente è ancora in guerra con la Corea del Nord, hanno ricevuto l’ordine di rafforzare le loro postazioni e sono sotto assedio d’emergenza.
Nonostante la chiusura del parlamento, secondo la legge sudcoreana i legislatori non possono essere detenuti dal comando della legge marziale e il governo deve revocare la legge marziale se la maggioranza dell’assemblea nazionale lo richiede con una votazione.
Il primo ministro Han Dong-hoon, anch’egli appartenente al partito conservatore del presidente, ha giurato di fermare l’imposizione della legge e anche Lee Jae-myung, il leader del Partito Democratico, che ha la maggioranza in parlamento, ha espresso la sua opposizione.
Questo è ciò che è accaduto nella notte quando 190 dei 300 parlamentari presenti hanno approvato una mozione che chiedeva la revoca della legge marziale dichiarata dal Presidente Yoon Suk Yeol.
Woo Won-sik, speaker dell’Assemblea Nazionale, ha dichiarato che la dichiarazione di emergenza della legge marziale è “non valida” dopo che i legislatori hanno votato per la revoca del decreto, secondo quanto riportato dalla CNN.
“Il presidente dovrebbe revocare immediatamente la legge marziale d’emergenza dopo il voto dell’Assemblea Nazionale”, ha dichiarato Won-sik. “Ora, la dichiarazione di legge marziale d’emergenza non è valida”.
Dopo il voto, i media locali hanno riferito che i militari hanno iniziato a lasciare le vicinanze del parlamento; tuttavia, una parte non indifferente dei soldati sta mantenendo la linea repressiva, ingaggiando attivamente la mole crescente di manifestanti che continua ad assembrarsi di fronte all’Assemblea Nazionale. Da qui, e non dalle stanze dell’Assemblea Nazionale, può ripartire un discorso di opposizione al regime di Yoon.
La sfiducia del PPP parte dal basso: il movimento operaio e i movimenti sociali in prima linea contro Yoon
Il People’s Power Party di Yoon è stato in prima linea nel corso degli anni per reprimere gli stimoli di attivazione entro i settori più sfruttati e oppressi delle masse sudcoreane, conducendo feroci campagne politiche antisindacali e bersagliando, ideologicamente, attraverso i media, il movimento femminista che, con moltissime difficoltà, continua ad avanzare tra sempre più donne e soggettività oppresse.
Così facendo, Yoon ha proceduto a guadagnarsi sempre più impopolarità ed a disperdere il sostegno accumulato dopo lo scandalo che ha portato al collasso del governo Moon del 2014. Di più, si è reso protagonista di veementi attacchi alla libertà di stampa, con un aumento significativo delle sanzioni a media e giornalisti della misura di cui non si era visto dai tempi della dittatura militare degli anni ‘70. Questo orizzonte politico, combinato con un’ondata di scandali e accuse di nepotismo e favoritismo attorno al cerchio magico e familiare del presidente, ha portato il gabinetto Yoon ad avere un tasso di approvazione rasente il 25%, ed una petizione per rimuoverlo dal potere ha ottenuto più di un milione di firme tra giugno e luglio.
Tenendo questo in considerazione, non stupisce, quindi, che il gruppo parlamentare del PPP abbia immediatamente preso posizione contro la manovra bonapartista del governo. Questa frattura nella componente di governo tradisce la sua debolezza reale, e dimostra la difficoltà della destra ultrareazionaria di Yoon di tradurre il suo programma in risultati concreti di fronte ad un’opposizione sempre più compatta e generalizzata, in un periodo di attivazione operaia e sociale importantissimo.
Infatti, il quinto provvedimento della legge marziale ha disposto la fine immediata dello sciopero dei sanitari e dei medici in lotta in tutto il paese, i quali si stanno mobilitando da anni per risolvere l’annoso problema del passaggio dagli studi all’attività praticante e quello della disparità di trattamento e servizio tra le zone urbane e rurali della Corea. Anche questo non è un caso: con la formula di “elementi anti-statali” Yoon, in piena continuità con la tradizione di altri leader autoritari del paese asiatico, tenta di colpire quelle realtà che, da anni ormai, tentanto di sfidare lo status quo di uno dei paesi più conservatori e radicalmente antisociali della sfera liberaldemocratica e filo-occidentale del mondo.
La lotta ad oltranza dei lavoratori e delle lavoratrici Samsung, unificate sotto la sigla del Sindacato Nazionale dell’Elettronica Samsung, la prima nella storia cinquantennale dell’azienda, ha portato sotto i riflettori del mondo la dominanza economica dei conglomerati conosciuti come “chaebol”, ed il loro legame organico con la politica istituzionale tutta; il movimento femminista, il quale aveva una storia profonda di lotta radicale anche precedente la fase della democratizzazione moderata degli anni ‘80, ha trovato nuova linfa nel contesto di guerra culturale mosso da soggetti reazionari della “nuova destra” in Corea del Sud (un paese che, ancora, mantiene stabilmente consolidati una serie di dogmi conservatori profondamente insiti nella mentalità collettiva della popolazione – un fatto sfruttato abbondantemente dalla destra di governo per spingere decisioni politiche antifemministe).
Questo è il tipo di opposizione che Yoon e i suoi sgherri temono, e non certo quello di una componente parlamentare (quella del DP) che a sua volta, quando era al potere, si è resa complice delle politiche di disparità e di accentramento della ricchezza che hanno consolidato il potere dei chaebol e non ha fatto nulla per fermare la violenza machista e patriarcale contro le donne dei settori più oppressi della società. La notizia dell’abrogazione parlamentare della legge marziale, arrivata alle 17:45 in Italia, non mette serenità alcuna alle anticapitaliste di tutto il mondo. Tutte le contraddizioni che attraversano il regime di Yoon si sono palesate in queste ore.
I carri armati continuano a girare per le strade di Seoul. In questo clima, si fanno pronostici su che aspetto avrà il governo coreano nelle prossime 48 ore, e aumentano i richiami per l’arresto del presidente, ormai completamente delegittimato di fronte all’opinione pubblica. Eppure, alla luce della storia del paese, fatta di frequenti ricorsi alla violenza autoritaria e al controllo militare della tensione sociale, così come del ruolo politico internazionale giocato dalla Corea del Sud nel teatro est-asiatico (il PPP è uno strenuo sostenitore dell’approfondimento dei rapporti commerciali e militari con gli USA, così come di una politica oltranzisticamente antagonista a qualsiasi pacificazione lungo il confine con la Corea del Nord), riporre fiducia in un sistema istituzionale che non smette di generare crisi di questo tipo sulla pelle di oppressi e oppresse non può essere una strada di buon auspicio.
Stringendoci in solidarietà con le rivoluzionarie ed i rivoluzionari coreani che si stanno organizzando per resistere alle manovre autoritarie di Yoon, assieme al rinato e combattivo movimento operaio ed ai movimenti sociali (a partire da quello femminista, ma senza dimenticare il movimento per la giustizia ambientale che pure ha scoperto un certo gradi protagonismo negli ultimi anni, così come quello in solidarietà con il popolo palestinese), e che stanno prospettando che passi fare per rilanciare l’offensiva contro tutto il regime sudcoreano, ci sentiamo di condividere il comunicato delle compagne e dei compagni di March To Socialism, organizzazione osservatrice della Frazione Trotskista, ovvero la rete internazionale di organizzazioni e giornali rivoluzionari di cui fanno parte La Voce delle Lotte e la Frazione Internazionalista Rivoluzionaria.
Sosteniamo la lotta dellx sfruttatx e dellx oppressx di Corea! Rilanciamo la parola d’ordine dello sciopero generale e della rivolta popolare, sulla base della forza e dell’intraprendenza che sempre più operai ed operaie in Corea stanno trovando nella propria azione politica e sindacale! Per farla finita col reazionario regime di Yoon!

Redazione Internazionale La Izquierda Diario
Rete di 15 giornali online militanti, in 7 lingue, animati dalla Frazione Trotskista per la Quarta Internazionale (FT-QI), di cui La Voce delle Lotte è la testata in Italia.
Nato a Toronto nel 1998, studente di scienze politiche all'Università di Bologna presso il campus di Forlì, militante della FIR e redattore della Voce delle Lotte. Cresciuto a Bologna, ha partecipato ai movimenti degli studenti e di lotta per la casa della città.