È da ormai un paio di anni che gli Agnelli sono intenzionati a ridurre la propria partecipazione in un settore rischioso come l’automotive, e sporadicamente questa intenzione torna alla ribalta nei giornali. L’ultima volta è avvenuta quando il presidente della Great Wall Motors (gruppo automobilistico cinese) ha detto di aver parlato con FCA circa l’acquisizione dell’intero gruppo o di una sua parte. I cinesi risulterebbero interessati soprattutto all’acquisizione del marchio Jeep, produttore di SUV con sede negli USA e parte più redditizia di FCA. Entrambe le aziende hanno smentito o ridimensionato le affermazioni sull’esistenza dei trattati, ma tanto è bastato alle borse di Milano e Shangai per registrare un notevole balzo del valore delle azioni di FCA e GWM.

Per una serie di motivi analizzati da laVoce.info, è abbastanza improbabile che l’acquisizione dell’intera FCA venga condotta da GWM. Si tratta di una questione di grandezza, infatti sarebbe difficoltoso e complicato per GWM assorbire FCA, essendo la seconda più grande della prima; ma ci va di mezzo la politica e lo scontro fra imperialismi: gli USA non lasceranno che il settimo produttore mondiale di automobili finisca in mano cinese (tra l’altro praticamente statale), l’Italia non starebbe a guardare e l’Unione Europea sarebbe costretta ad intervenire. C’è poi del cattivo sangue fra i due gruppi, causato da una vecchia disputa legale tra la Panda di FCA e la Peri di GWM, la seconda accusata di aver copiato la prima, e la prima accusata di aver condotto delle azioni di spionaggio industriale sulla seconda.

A causa però delle difficoltà finanziare di FCA e dalla fase stessa che il settore attraversa, questa si trova costretta a ricercare una ricapitalizzazione. Secondo fonti interne riportate da Bloomberg, il tentativo del gruppo passerebbe attraverso la separazione dal gruppo e successiva vendita di Alfa Romeo e Maserati, per 7 miliardi di euro, ma anche di società che si occupano di componentistica, come la Magneti Marelli, per 5 miliardi. La componente più pregiata del gruppo rimane Jeep, che da sola varrebbe 20 miliardi. Gli Agnelli non potrebbero però permettersi di privarsi pezzo per pezzo di tutte le attività più redditizie del gruppo, pena ritrovarsi con un « moncone » che nessuno vuole.

Le ombre dei cinesi però non sembrano voler abbandonare del tutto FCA. Data la struttura economica della Cina, dove gli interessi dei singoli attori economici sembrano essere subordinati a quelli della politica, GWM avrebbe la volontà e i mezzi finanziari necessari per condurre in porto l’operazione. La volontà è soprattutto quella politica del governo cinese. Tra Turchia, Brasile, Polonia, Italia e Serbia, la Cina potrebbe riprendere il processo di espansione economica (e conseguentemente dell’influenza politica) che sembrava minacciato dall’aumentare delle tensioni a livello internazionale.

Sempre per la particolarità dell’economia cinese, gli stabilimenti di ciascun paese potrebbero essere visti come potenziali timoni per influenzare la condotta in politica internazionale, e ciò sarebbe molto appetibile per quanto riguarda la Turchia. Lo stabilimento polacco è invitante a causa dell’interesse cinese soprattutto per le vetture leggere che ivi si producono, mentre gli stabilimenti italiani secondo il Post sono assicurati da eventuali delocalizzazioni data la concentrazione di produzione di veicoli di alta gamma che richiedono competenza e specializzazione della manodopera che quella cinese per il momento non ha.

È da aggiungere che lo stabilimento serbo produce un modello (la 500L) molto poco performante sul mercato e la cui produzione è in costante calo. È interesse politico prioritario del potere serbo mantenere questo stabilimento, e secondo il quotidiano Politika gli uomini politici serbi punterebbero ai legami con la Cina per il mantenimento dell’impianto e l’arrivo di nuovi investimenti cinesi in quello che è considerabile come l’avamposto europeo di Pechino, già sfruttato in precedenza per inserirsi nel settore metallurgico europeo con innegabile successo.

Gabriele Bertoncelli

Nato a Cesena nel 1992. Ha studiato antropologia e geografia all'Università di Bologna. Direttore della Voce delle Lotte, risiede a Roma e milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).