Il segretario NATO Mark Rutte lo ha confermato: 500 aerei sono decollati dall’Italia, e migliaia dall’Europa, per sostenere l’azione militare degli Stati Uniti e Israele in Medio Oriente. Il governo corre ai ripari, ma il dato politico è chiaro. L’Italia e l’UE restano complici dell’imperialismo nordamericano.
Così, in un paio di secondi, nel corso di un’intervista rilasciata dall’emittente statunitense Fox News, Mark Rutte ha messo a nudo il velo di menzogne imbastito dal governo italiano rispetto alla sua partecipazione alle operazioni militari contro la Repubblica Islamica dell’Iran da parte dell’asse USA-Israele: “500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme.” Non è una dichiarazione banale: durante tutto il corso degli ultimi mesi, e specialmente dopo la sconfitta subita nell’ambito del referendum sulla giustizia di marzo, il governo di Giorgia Meloni ha cercato di ricostruire una base di consenso politico attorno a sé distanziandosi da Epic Fury, l’offensiva dichiarata dal presidente statunitense Donald Trump, dal suo segretario della guerra Pete Hegseth ed in collaborazione con lo stato sionista di Israele, contro l’Iran ed il regime degli ayatollah, la quale ha causato tra i sette ed i diecimila morti e cinque volte tanto in termini di feriti, ed ha portato ad una crisi economica internazionale a causa della chiusura, prima da parte dell’Iran, ed in seguito reinforzata dagli USA, dello Stretto di Hormuz.
I governi europei, a partire da quello Meloni, ma pure quelli tedesco, francese, britannico e spagnolo, si erano adoperati fin dall’inizio per smarcarsi dalle manovre dell’imperialismo americano nella regione medio-orientale, e la NATO stessa aveva identificato in Epic Fury, il primo atto di questo nuovo ciclo di conflitto, un’iniziativa esclusivamente israeliano-americana: “non è la nostra guerra”, affermava il ministro della difesa tedesco Pistorius il 16 marzo. Ma Rutte, ancora una volta, è didascalico nel confermare la realtà di allineamento che tutt’ora sussiste tra i paesi della NATO ed il progetto imperialista statunitense: dalle basi europee sarebbero partiti migliaia di voli per sostenere i bombardamenti statunitensi, rendendo esempi come l’uso di basi britanniche a Cipro, che causarono molto dibattito a livello continentale, non un “outlier” nella politica bellica europea ma un caso di tanti di complicità europea con l’imperialismo.
La risposta del governo alle dichiarazioni di Rutte è arrivata dal ministro della difesa Crosetto, il quale tenta di disinnescare ogni polemica, facendo leva sull’adesione alle normative ed ai trattati internazionali sottoscritti dall’Italia, risaltando la natura “tecnica” dei voli partiti dalle basi italiane: si tratta di una distinzione che mira a nascondere il dato politico concreto di questa “rivelazione”. Che si trattasse di “operazioni cinetiche”, come le ha definite Crosetto, o invece “puramente logistiche”, la realtà è che il congiunto dei raid effettuati in Iran dalle aeronautiche statunitense ed israeliana non sarebbe stato possibile senza il supporto degli assett strategici disposti dai paesi NATO in osservanza degli accordi previsti dall’alleanza. Attraverso il rifornimento materiale delle forze armate statunitensi, l’Italia e l’UE hanno segnalato ancora una volta il proprio ruolo di sponsor principali delle campagne armate degli USA nel mondo, vanificando mesi di propaganda volta a dipingere un distanziamento politico dai progetti dell’amministrazione Trump.
L’impopolarità della guerra, così come dell’attuale presidenza statunitense, ha portato i governi europei, in forte crisi di legittimità, a cercare di rappresentarsi come proponenti di un nuovo assetto del mondo, rappresentando l’Unione come una coalizione di potenze intermedie colte nel fuoco tra grandi potenze imperialiste. Sulla base di questa lettura della realtà, hanno tentato di legittimare la corsa agli armamenti che prosegue, imperterrita, dall’avvio delle ostilità in Ucraina in seguito alla brutale invasione russa del 2022. La scelta di distanziarsi dalle operazioni statunitensi in medio-oriente cercava di capitalizzare sull’antipatia ormai sedimentata nei confronti dell’amministrazione Trump in tutta Europa, e di arginare le pressioni di nuove formazioni di destra a tutelare un ideale di sovranità nazionale di fronte all’arroganza del magnate statunitense: l’apice di questa operazione è stata rappresentata dalla postura del governo spagnolo di Pedro Sanchez, il quale aveva chiuso lo spazio aereo spagnolo per gli aerei militari USA nel corso del conflitto. Queste posture, tuttavia, non possono cancellare la realtà di allineamento formale dei paesi europei ai piani dell’imperialismo statunitense attraverso la NATO, che garantisce la proiezione del potere statunitense attraverso una rete di basi militari ed accordi economico-industriali disseminati su tutto il territorio compreso nell’alleanza.
Per far fronte alle contraddizioni crescenti che emergono anche nei paesi capitalisti occidentali, i governi di questi paesi intendono indulgiare una politica di riarmo e finanziamento dell’industria militare per sostenere le operazioni dell’imperialismo in quei contesti dove si gioca la disputa per il mantenimento della sua egemonia. La NATO gioca un ruolo centrale in questa dinamica, e tutti i governi dell’alleanza hanno accettato le richieste dell’amministrazione statunitense di aumentare le spese militari, colpendo ciò che resta dello stato sociale ed aggravando una crisi sociale, economica e politica che prosegue dalla fine del COVID. Il tutto, ammantato di una retorica nazionalista funzionale a contenere le pulsioni provenienti dall’estrema destra, impugnando lo strumento della repressione per silenziare i movimenti sociali che denunciano la complicità con i progetti dell’imperialismo e le politiche di riarmo, a partire dal genocidio in Palestina.
Il fatto che la guerra in Iran sia risultata in una sconfitta de facto per l’imperialismo, unito al rigetto diffuso nei suoi confronti e di chi l’ha portata avanti, apre lo scenario a nuove possibilità per tutti e tutte coloro che ambiscano a costruire una società, ed un ordine internazionale, non più basato sulla violenza espansionistica e lo sfruttamento di territori ed esseri umani: dobbiamo ritornare a mettere in campo le energie del “Blocchiamo Tutto”, che ha ispirato milioni di persone nel mondo, e costruire la più ampia mobilitazione anti-imperialista possibile, a partire dai settori che si sono mobilitati negli anni scorsi in solidarietà con il popolo palestinese, e che si basi sulla forza e sugli interessi della classe lavoratrice internazionale, che tiene nelle sue mani la capacità di bloccare il sistema nel suo complesso ed imporre una politica nei suoi interessi, e di coloro che oggi si trovano a pagare più amaramente la direzione politica dei nostri governi, a casa come all’estero. Una parte centrale di queste mobilitazioni passa attraverso la rimozione delle basi NATO presenti sul nostro territorio: in Italia si trovano otto basi militari dell’alleanza, e siamo il secondo paese per concentrazione di installazioni militari NATO in Europa (dopo la Germania, il paese che più di tutti gli altri ha abbracciato il corso della militarizzazione negli ultimi anni): la presenza delle basi NATO, oltre ad essere una disgrazia per coloro che vivono nelle zone ad esse circostanti, rappresenta meglio di ogni altro fattore l’integrazione e il ruolo attivo, sebbene subordinato, del “nostro” paese all’imperialismo. Rivendichiamo lo smantellamento di tutte le installazioni militari della NATO, in ottica di un disfacimento dell’alleanza militare e della sconfitta dell’imperialismo nel mondo.
Luca Otello Gieri
Nato a Toronto nel 1998, studente di scienze politiche all'Università di Bologna presso il campus di Forlì, militante della FIR e redattore della Voce delle Lotte. Cresciuto a Bologna, ha partecipato ai movimenti degli studenti e di lotta per la casa della città.