La mattina di mercoledì 29 agosto, il presidente Macri ha fatto un discorso da un minuto diretto ai mercati mondiali, annunciando un nuovo “accordo” con il Fondo Monetario Internazionale che avrebbe “garantito” il finanziamento dell’Argentina per il 2019. Nelle ore che sono seguite al discorso, il peso (valuta nazionale argentina) ha perso l’8% del suo valore in un solo giorno – il più grande crollo della storia recente. Il crollo è avvenuto dopo che l’FMI ha annunciato che in quel momento non c’era nessun accordo del genere e che una qualsiasi intesa, semmai venisse raggiunta, è ancora in fase di negoziazione. La strategia di Macri di dire ai mercati quello che secondo lui vogliono sentirsi dire, senza considerare la realtà fattuale, ha creato un senso di profonda diffidenza nei confronti del governo argentino.

Con il peso in caduta libera, i principali sindacati, CGT e CTA, hanno entrambi proclamato lo sciopero generale, che però non si terrà se non verso la fine di settembre. Una data che sembra lontana anni, dato che il paese è sprofondato in una crisi che trasforma i minuti in ore, le ore in giorni e i giorni in settimane.

La crisi economica si è ben presto trasformata in crisi politica, creando quello che gli analisti definiscono come “ciclo vizioso” dove l’instabilità e l’incertezza politica alimentano la crisi economica. La crisi economica genera ulteriore crisi politica, con nessuna fine in vista.

Questo succede in un momento in cui il sistema giudiziario ha puntato il mirino sul precedente governo della “Marea Rosa” guidato da Cristina Kirchner, conducendo una compagna di prosecuzione politica basata su molteplici scandali di corruzione. La campagna è per certi versi simile all’inchiesta di Mani pulite, o alla più recente Lava Jato in Brasile, un’ondata di politici e imprenditori che hanno ammesso di aver dato o ricevuto tangenti in cambio di favori politici o appalti governativi. Uno degli scandali è diventato noto come #CuadernoGate, perché il caso è stato aperto con la scoperta di una raccolta di quaderni (o meglio, fotocopie di quaderni, gli originali non sono mai stati trovati) dove erano annotati tempo, luogo e importo delle tangenti.

Lo scandalo ha avuto importanti effetti negativi sull’economia e si è innescata una dinamica simile a quella in Brasile. Le imprese coinvolte negli scandali di corruzione hanno perso contratti, le loro azioni sono in caduta ed è cominciata un’ondata di licenziamenti. Le ultime statistiche rilasciate dal governo mostrano un’economia entrata in recessione. Le misure precedentemente attuate dal governo di Macri di “dollarizzare” settori chiave dell’economia, come le bollette e i prezzi della benzina, fanno si che ad ogni rafforzamento del dollaro aumenti ulteriormente il tasso d’inflazione, ormai il secondo al mondo, secondo solo al Venezuela. Il piano del governo di superare la crisi consiste nell’imporre ulteriori misure di austerità. In cambio di queste, l’FMI provvederà con “pacchetti di salvataggio” che permetterebbero al governo argentino di ripagare il proprio debito con l’FMI stesso ed evitare il default.

Nel mirino delle misure di austerity sono soprattutto educazione e sanità, entrambe gratuite e pubbliche. Un sistema che l’FMI è desideroso di liquidare.

Studenti, insegnanti e popolo non vogliono dare via le proprie conquiste storiche. Le proteste stanno prendendo piede sulla scia di una storica mobilitazione per il diritto all’aborto, che ha visto centinaia di migliaia di persone scendere in piazza e protestare per la legalizzazione, fermate solo da qualche dozzina di senatori “pro aborto illegale”. L’impulso dato da queste mobilitazioni ha alimentato direttamente il movimento studentesco per l’educazione pubblica.

“Più di mille studenti in assemblea a Jujuy.”

Assemblee studentesche in tutto il paese hanno visto migliaia di studenti discutere di crisi economica e di crisi universitaria, rivendicare la separazione tra Stato e Chiesa, rivendicazione comune al movimento per il diritto all’aborto. Studenti e insegnanti stanno occupando università in tutto il paese per protestare per la mancanza di fondi dal governo. Professori e personale universitario sono in sciopero da più di 50 giorni. Gli educatori stanno ancora combattendo per ottenere aumenti di salario deliberati già a inizio anno. Il governo continua a insistere su aumenti di salario del 15%, quando però l’inflazione supera già il 20% e non si dovrebbe attestare al di sotto del 35% entro la fine dell’anno.

Oggi (30 agosto, ndr) ci sarà un corteo in difesa dell’educazione pubblica in cui studenti e insegnanti per manifestare contro il governo di Macri e l’FMI. Lavoratori di cantieri navali, di ospedali e di altri settori affetti dalle misure di austerità, stanno lottando per il proprio posto di lavoro. Il collegamento tra queste lotte crea un’atmosfera politicizzata ed esplosiva. Le lotte sono molto diffuse e probabilmente si intensificheranno.

Al momento della pubblicazione, sono stati riaperti i mercati finanziari in Argentina. Al momento dell’apertura il dollaro ha fatto un salto di 50 centesimi, arrivando a 35 pesos. Un’ora dopo, era a 40 pesos. La crisi si sta sviluppando a un ritmo che nessuno, neanche il peggiore dei critici, avrebbe potuto immaginare.

Le somiglianze con la crisi del 2001, conclusa con l’allora presidente De la Rua in fuga tramite elicottero dal palazzo del governo, perseguitano il presidente Macri. Le somiglianze non sfuggono ai milioni di persone che sanno che il piano dell’FMI è di far pagare i costi della crisi a lavoratori, studenti e settori più poveri della società. L’esito è incerto. Il governo è sotto shock mentre la crisi continua a peggiorare. Il governo e l’FMI potranno essere fermati solo dall’enorme mobilitazione delle donne che si sono riversate nelle strade per il diritto all’aborto, degli studenti che stanno occupando le università e delle migliaia di lavoratori che lottano contro i licenziamenti e le misure di austerità.

Leo Zino
Traduzione di Gabriele Bertoncelli da
Left Voice