Sono davvero tutti contenti del cessate il fuoco a Gaza?
Negli ultimi giorni governi e media si sono sperticati in grida di giubilo …
Negli ultimi giorni governi e media si sono sperticati in grida di giubilo …
Il piano presentato da Trump alla Casa Bianca ha ricevuto sin da subito il benestare di gran parte dei regimi arabi, un segnale chiaro che vede soprattutto i paesi del Golfo in prima fila ad inchinarsi dinanzi all’imperialismo occidentale. Non una novità. Infatti se c’è un filo comune che lega l’intera storia palestinese e le sue vicende è quello relativo alla complicità dei regimi arabi nell’avallare le scelte dell’imperialismo. Fu così nel 1937, durante la Grande Rivoluzione, quando invitarono la borghesia palestinese ad arrestare uno dei più lunghi scioperi della Storia, e fu così nelle fasi del cosiddetto processo di pace, soprattutto dopo il 1973. Il comunicato del 29 settembre da parte di Arabia Saudita, Egitto, Emirati e Qatar, con il beneplacito silenzioso dell’Iran, confermano questa regola. I regimi arabi sono i primi alleati dell’entità sionista e soltanto l’azione della classe lavoratrice può cambiare le carte in tavola. Non vi è alcun asse della resistenza che possa in una qualche maniera portare avanti una politica alternativa che punti a una vera emancipazione dei palestinesi e dei popoli arabi.
Trump non solo ha bombardato l'Iran, ma ha anche fatto a pezzi il fragile equilibrio su cui poggiava ancora una parvenza di ordine mondiale. Dopo la guerra in Ucraina e il genocidio in Palestina, questa è un'ulteriore prova dell'accelerazione verso un'era di guerre, crisi e rivoluzioni; quest'ultime, forse, si stanno già preparando in questo mondo sempre più turbolento.
Gli USA rivendicano la loro "ottima" operazione di bombardamenti di 3 siti nucleari in Iran. È fondamentale rigettare quest'ennesimo attacco imperialista in Medio Oriente: giù le mani dall'Iran!
Gli Stati Uniti hanno bombardato tre impianti nucleari iraniani, unendosi così all'offensiva iniziata una settimana fa dallo Stato di Israele. Si tratta di un salto in avanti nell'ingerenza imperialista nella regione.
Jerome Powell ha nuovamente respinto la richiesta di Donald Trump, che preferisce correre il rischio di aumentare l'inflazione pur di stimolare la crescita economica nel mezzo del confronto con la Cina. Una disputa interna che riflette le difficoltà del Paese nordamericano nel frenare il declino della sua egemonia.
Attaccando i pilastri strategici del regime iraniano, Netanyahu, alla guida di un governo radicalizzato, punta a una vittoria totale. Ma questa ambizione estrema si basa su una scommessa pericolosa, che potrebbe minacciare l'esistenza dello Stato di Israele. Un'analisi a caldo della pericolosa escalation portata avanti da Israele contro l'Iran.
Dagli attacchi ai campus universitari alla sospensione dei visti, passando per le retate dei servizi di immigrazione, il governo Trump ha superato un nuovo limite nella repressione dei sostenitori della Palestina.
I manifestanti a Los Angeles si oppongono agli agenti dell'ICE e protestano…
In decine di migliaia si stanno presentando alle manifestazioni “Contro l’O…
Questo scritto è servito come testo-base per la prima parte della discussio…
La manovra tariffaria di Donald Trump ha scatenato il panico nei mercati di…
Il cessate il fuoco a Gaza riflette la tensione tra le pressioni internazionali e le contraddizioni interne del governo Netanyahu, che affronta una crisi politica dopo il fallimento dei suoi obiettivi di guerra. Mentre le masse palestinesi celebrano una vittoria morale di fronte al genocidio, l'occupazione coloniale continua con nuovi attacchi in Cisgiordania e una persistente resistenza al regime di apartheid.
Pubblichiamo la dichiarazione congiunta dei gruppi e dei giornali che costi…
Mentre l'elezione di Trump ha aperto la strada a una possibile risoluzione …
Questo martedì gli Stati Uniti sceglieranno il loro prossimo presidente tra il repubblicano Donald Trump e la democratica Kamala Harris. I sondaggi sono molto vicini: come si deciderà il risultato e cosa può succedere?
Martedì 5 novembre è l’election day: gli statunitensi sceglieranno un nuovo presidente tra Donald Trump e Kamala Harris Qual è la posta in gioco? Come potrebbe cambiare la politica interna ed estera del Paese?
Martedì 5 novembre gli Stati Uniti sceglieranno il loro prossimo presidente tra il repubblicano Donald Trump e la democratica Kamala Harris. Le elezioni saranno decise a partire da sette Stati chiave in cui non c'è ancora un vincitore certo. Ecco gli ultimi sondaggi e gli Stati da seguire nella maratona elettorale.
Gli Swing States sono stati chiave nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti per la loro capacità di oscillare verso un partito o l'altro, democratico o repubblicano, nelle diverse elezioni. Questi Stati sono cruciali perché non hanno una tendenza politica fissa, il che significa che possono decidere l'esito di un'elezione presidenziale.
La vittoria del Marocco contro la Spagna negli ottavi di finale del campion…
La dimostrata debolezza dell'impianto istituzionale (e della fiducia pubbli…
Il grande movimento di rivolta antirazzista contro la violenza della polizi…
L’estenuante tornata elettorale statunitense volge finalmente al termine: c…
Lenin una volta disse: "Ci sono decenni in cui non succede nulla; e ci sono…