Dopo la strage di operai avvenuta a Firenze nel cantiere del supermercato Esselunga, travolti da una trave di cemento armato che non ha lasciato loro scampo e il monito lanciato dal conduttore televisivo Amadeus dal palco dell’ Ariston durante il Festival di Sanremo alcune testate giornalistiche di rilievo nazionale hanno posto l’ attenzione rispetto a quello che è una vero e proprio bollettino di guerra: le morti bianche, centinaia di uomini e donne che ogni anno perdono la vita nei luoghi di lavoro e/o nel tragitto per raggiungerlo.


A sole 24 ore dall’ultimo operaio ritrovato tra le macerie nel cantiere Esselunga di via Mariti a Firenze e a poche ore dall’incidente mortale all’interno della pista di Nardò Technical Center, nello stabilimento Stellantis di Pratola Serra, in provincia di Avellino, un operaio di una ditta esterna di manutenzione in appalto è rimasto schiacciato da un macchinario mentre era intento ad un’attività di manutenzione nel reparto basamento motore. Stando ai dati dell’ Osservatorio indipendente – https://cadutisullavoro.blogspot.com/ – dall’ inizio dell’anno corrente al 17 febbraio sono morti in 153 per infortuni sui luoghi di lavoro e 199 se si aggiungono i morti in itinere.
L’ Osservatorio sopracitato è il primo osservatorio nato in Italia che monitora e registra tutti i morti sul lavoro in Italia (dal 1° gennaio 2008), anche quelli che non dispongono di un’Assicurazione o che ne hanno una diversa da INAIL.

Secondo l’ Osservatorio dal 1° gennaio 2008, anno di apertura dell’Osservatorio, al 31 dicembre 2023, sono morti complessivamente 21050 lavoratori, di questi 10474 per infortuni sui luoghi di lavoro ma purtroppo sulle strade e in itinere sfuggono comunque diversi lavoratori, senza contare ovviamente i decessi avvenuti nel mondo sommerso del lavoro nero e irregolare che innalzerebbero il dato significativamente.
Gli stranieri sotto i sessant’anni sono ormai il 40% dei morti nei cantieri, Come lo sono 4 su 5 nella strage di Firenze, dove c’è un solo italiano, tre sono marocchini e uno è tunisino I morti sui luoghi di lavoro nel 2024 con più di 60 anni sono già 50 accertati.
Continuano a dirci che la maggioranza degli infortuni e dei conseguenti decessi sia causata semplicemente dal mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, ma questa è solo una parte della realtà.

Se è vero che molte aziende non prestano la minima attenzione alle norme di sicurezza soprattutto in luoghi di lavoro pericolosi come cantieri, fabbriche e magazzini, la morte di centinaia di lavoratori (per lo più facchini, operai, autotrasportatori) è dovuta a cause sistemiche, conseguenti al sistema produttivo capitalista basato sullo sfruttamento dell’ uomo sull’uomo intrinseco alla società borghese, alla continua necessità di alzare i ritmi di lavoro risparmiando sulla salute e sulla sicurezza in favore della produttività;  sono morti, insomma, dovute a come la borghesia organizza le sue strutture produttive nel capitalismo.

Le burocrazie sindacali spesso si limitano a vaghe dichiarazioni e poche ore di sciopero simboliche che non mettono minimamente in discussione gli appalti al ribasso e il sistema dei subappalti, non mettono in discussione i ritmi, le condizioni di lavoro spesso disumane che inducono i lavoratori ad abbrutirsi ed isolarsi dai colleghi per poter garantire il minimo necessario per se e per i propri cari.


Nel caso della Strage di Firenze CGIL, CISL e UIL si sono limitati ad indire uno sciopero di due ore per la giornata di ieri, nel caso dell’ operaio Stellantis di Pratola Serra (AV) i sindacati hanno indetto, come spesso accade in Campania, uno sciopero retroattivo al fine di far smaltire il prima possibile il dolore degli operai prima che potesse tramutarsi in rabbia.


Non saranno certo qualche confusa dichiarazione e qualche ora di sciopero a fermare la l’incessante strage di operai. Non sarà certo una riforma a garantire l’igiene e la sicurezza nei cantieri, nelle fabbriche e nei mgazzini. Solo l’organizzazione e il controllo operaio dei luoghi di lavoro, dei ritmi e della sicurezza può fermare questo massacro.
Per salvare le nostre vite dobbiamo impegnarci in prima persona per la costruzione di comitati unitari ed intersindacali che tutelino l’ igiene e la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro e che uniti in coordinamenti intercategoriali promuovano una campagna nazionale per la riduzione dell’ orario di lavoro da 8 a 6 ore giornaliere per un massimo di 5 giorni lavorativi.


Solo lo sciopero generale nazionale prolungato di tutti i settori produttivi d’Italia può costringere i padroni a ridurre i ritmi produttivi e l’orario di lavoro, solo la forza operaia unita e organizzata può imporre migliori condizioni di lavoro e di vita agli operai di questo paese. Promuoviamo e sosteniamo la formazione dei comitati di igiene e sicurezza, composti da lavoratori e tecnici autonomi ed auto-organizzati, al fine di denunciare la mancanza delle condizioni necessarie per produrre, trasformare o trasportare merce in sicurezza e opporsi progressivamente alla produzione, trasformazione e al trasporto di merce inutile e dannosa per gli operai e per l’intera popolazione.


Fin quando saranno i padroni, ovvero chi detiene i mezzi di produzione, ad organizzare il lavoro e quindi la società, questi non potranno che seguire i dettami del profitto e dello sfruttamento a cui i lavoratori devono attenersi per guadagnarsi il salario necessario per sopravvivere in questo sistema sociale in cui il diritto d’esistere si compra con il sudore della fronte o si acquisisce per via clientelare. Non saranno certo qualche confusa dichiarazione e qualche ora di sciopero a fermre l’incessante strage di operai. Non sarà certo una riforma dei governi al servizio di Confindustria a garantire l’igiene e la sicurezza nei cantieri, nelle fabbriche e nei mgazzini. Solo l’organizzazione e il controllo operaio dei luoghi di lavoro, dei ritmi e della sicurezza può fermare questo massacro.

Non siamo carne da macello !
Le nostre vite valgono più dei loro profitti !

Giuseppe Perozziello

Nato a Salerno nel 1994, vive Mercato San Severino, dove ha partecipato al movimento dell'Onda ed è stato rappresentante degli studenti del liceo Virgilio. In seguito, partecipa alle lotte e alle esperienze di autorganizzazione operaia in Campania.
Lavoratore precario e studente di filosofia all'Università di Salerno (Fisciano), è tra i fondatori de La Voce delle Lotte e della Frazione Internazionalista Rivoluzionaria. Attivista sindacale tra le fila del SI Cobas.