Continua nell’azienda napoletana di mobilità, la folle corsa verso il baratro. Abbiamo avuto modo di vedere in questa settimana, i primi cambiamenti. Cambiamenti e “soluzioni”, che ancora una volta ci trovano contro. Contro, perchè non sono altro che una panacea effimera e non risolutiva nei confronti di una crisi economica, che a mio ricordo non trova eguali nella storia di ANM (soprattutto perchè non si risparmiano certamente soldi nel non confermare un appalto ad un imprenditore rispetto a un altro, che offre lo stesso prodotto o servizio a costi inferiori; ciò può andar bene ad un popolo che ragiona con la pancia e non con il cervello).

Hanno cominciato con le ditte di vigilanza interna. Ditte che non sono mai state conformi ai parametri richiesti e alle normative sui bandi di assegnazione. Infatti, erano solo mega carrozzoni dei vari dirigenti aziendali e dei sindacalisti della CISL e della Uil, che senza parsimonia alcuna le hanno riempite all’inverosimile di parenti ed amici. Piccole imprese dove la proprietà aveva rapporti diretti con chi nella holding gestisce piccoli poteri.

Ditte chiamate ad espletare di sana pianta, senza effettuare gara di appalto e venire in possesso di un capitolato di impresa – che è lo strumento che disciplina e mette in sicurezza sia il richiedente che l’offerente – servizi di portierato fatti passare per essenziali e atti alla tutela dei beni aziendali e dei lavoratori. Ditte che in barba alla crisi percepivano il doppio di quanto normalmente percepisce all’ora un dipendente ANM.
Ditte che mai sono state sottoposte a qualche forma di controllo. Ditte che oggi vengono sbattute fuori senza se e senza ma in nome di una crisi da risolvere ed una faccia da rendere presentabile. Subentreranno al loro posto, almeno cosi dice una parte dei piani alti, “gente competente e professionale” – che ovviamente costerà molto di più, se è vero che a maggior professionalità corrisponde maggiore spesa -. Come se non bastasse, l’amministrazione di ANM ha investito qualcosa come 90.000 euro per una consulenza esterna, che deve decidere quali realtà produttive dovranno essere licenziate. In pratica, si va in barba ad un concetto molto chiaro che è nel R.d.L 148/31, cioè:si applica l’articolo 19, il quale contiene a sua volta in sé previste le modalità e i presupposti di licenziamento e spiega  in maniera semplice chi va a casa e chi no. Anm e giunta comunale – la quale avrebbe il ruolo di vigilare sui quattro spiccioli rimasti – invece di assumersi delle responsabilità (come atto dovuto nei confronti di chi sta andando per strada) preferisce pagare il solito braccio armato – meglio dire la testa di legno che se ne assume le responsbilità etiche e politiche in cambio di uno stipendiuccio di “appena” 90000. Mi fermo qui, almeno per oggi, rimanendo sempre con l’occhio vigile e l’orecchio puntato per riportare all’esterno tutto quanto accade in anm, con la complicità di mezzo mondo sindacale e politico. Vicenda che è oramai sotto gli occhi dei tanti rivoluzionari che dal mondo virtuale nella più totale strafottenza gioiscono di quanto accade.
A questi presunti rivoluzionari preferisco chi ha avuto il buon senso di ritirarsi a vita privata senza trasferirsi alle Bahamas e non rompere le uova nel paniere a chi è stanco di una sinistra extraparlamentare inconsistente e che, a parte inutili discussioni, è complice di una amministrazione cittadina padronale e antiproletaria.

Abel