Lo scorso venerdì, il movimento transfemminista Non Una di Meno è tornato nelle strade. Con lo slogan “I panni sporchi si lavano in  piazza”, si decide di rompere con la riservatezza del contesto casalingo e familiare che troppo spesso serve a coprire abusi e violenze. 


 Lo scorso venerdì, il movimento transfemminista Non Una di Meno è tornato ad invadere le piazze. A poche settimane dalla fine della quarantena gli effetti della gestione patriarcale e misogina  della crisi sanitaria si palesano in tutte le forme possibili: oltre una decina di feminicidi in 3 mesi e un aumento del 74,5% delle richieste d’aiuto ai numeri antiviolenza si uniscono alla violenza del ricatto sui posti di lavoro in cui alle donne è stato chiesto di scegliere tra l’essere madri o lavorare, in un momento storico in cui, come non mai, lo stato ha scaricato sulle loro spalle tutto il peso della cura dei figli chiudendo le scuole.

Dopo 3 mesi di isolamento sociale e di quarantena, il movimento transfemminista oppone al “distanziamento sociale”, che racchiude in se tutto il peggiore individualismo possibile, il concetto di solidarietà.

Con lo slogan “I panni sporchi si lavano in  piazza”, si decide di rompere con la riservatezza del contesto casalingo e familiare che troppo spesso serve a coprire abusi e violenze; si decide di mostrare pubblicamente in piazza quelle che sono le varie espressioni dell’ oppressione patriarcale che hanno caratterizzato la quarantena, il lavoro, la maternità e la salute di troppe donne.

Uno dei temi fondamentali resta la tutela del diritto all’aborto, reso quasi  impraticabile durante il lockdown e minato continuamente dalle politiche conservatrici, filo-clericali e misogine che si scagliano contro l’autodeterminazione delle donne. Il caso  dell’Umbria è solo un esempio,che si aggiunge alla moltitudine di consultori che vengono chiusi, ai reparti in cui lavorano altissime percentuali di personale obiettore di coscienza, all’assenza di contraccettivi gratuiti e di un reale piano di educazione sessuale e all’affettività.

Quello di venerdì, sembra essere solo l’inizio. Il movimento transfemminista non intende tacere e, nel manifesto di chiamata alla giornata di mobilitazione, ha dichiarato:
“Di fronte alle conseguenze di questa crisi e alla nuova insopportabile normalità che annuncia, non rimarremo in silenzio!”

  

Ilaria Canale