Condividiamo l’intervento di Julia Wallace, una delle fondatrici di Left Voice, nell’Atto internazionale contro il razzismo e la violenza della polizia trasmesso contemporaneamente dalla Rete internazionale dei giornali online La Izquierda Diario.


Mi chiamo Julia Wallace, sono un’attivista antirazzista, sono tra i fondatori di Left Voice, e sono una trotskista vent’anni. Sono cresciuta in un quartiere popolare nero di Los Angeles e mia madre è stata insegnante presso le Freedom Schools della federazione della California del Sud del Black Panther Party.

Come molti neri negli Stati Uniti ho vissuto e affrontato il razzismo e la violenza per mano della polizia. E oggi sono molto ispirata nel vedere tanti giovani neri per le strade insieme a milioni di altri contro la brutalità della polizia e il razzismo del sistema.

Negli ultimi 100 giorni ci sono state manifestazioni in 2.500 città e paesi in tutto il mondo e negli Stati Uniti. Sono state guidate da giovani precari neri e di colore. Hanno lanciato slogan come “le vite nere contano” e “Abolire la polizia”. Sono stati implacabili nel mettere in discussione il razzismo di questo sistema e la polizia corrotta. La polizia è sempre stata una forza di occupazione razzista, corrotta e assassina nelle comunità nere. Hanno torturato, picchiato e ucciso giovani di colore. Hanno umiliato e attaccato i giovani trans, hanno attaccato i disabili e gli anziani, e anche i giovani senzatetto.

Compreso Derek Chauvin, il poliziotto razzista e sadico che sorrideva mentre uccideva George Floyd, soffocandolo a morte in pieno giorno, affinché tutto il mondo lo vedesse. Pensava di poterla fare franca. Invece c’è stata una furia che si è scatenata. La furia della gente è esplosa. Non solo contro la polizia di Minneapolis, ma contro la polizia del mondo. Reliquie della schiavitù sono state abbattute davanti a folle di giovani che applaudivano. I distretti di polizia sono stati rasi al suolo, le auto della polizia sono state bruciate, i negozi come Target sono stati bruciati con un sostegno di massa. Strade e interi isolati sono stati conquistati e occupati.

L’omicidio di George Floyd ha scatenato una furia che non si vedeva da decenni. Contro l’assassinio di George Floyd, ma anche contro la pandemia e la crisi economica. Tutte cose che il capitalismo non può risolvere. La polizia non può essere riformata.

Il capitalismo americano è razzista fino al midollo, perché è stato fondato sulla schiavitù.

Lo schiavismo aveva lo scopo di supersfruttare il lavoro schiavile per i profitti dell’industria del cotono che riforniva gran parte della moderna industria inglese del tempo.

Come diceva Marx “senza la schiavitù non ci sarebbe stato il cotone, senza il cotone non ci sarebbe stata l’industria moderna“.

Fin dagli inizi del Paese, i capitalisti americani e i proprietari di schiavi hanno preso tutte le misure possibili per mantenere la classe lavoratrice divisa ed evitare che si sollevasse unita: dalla creazione di pattuglie per gli schiavi alla polizia, all’istituzionalizzazione del razzismo nelle loro leggi. Hanno sfruttato e torturato gli schiavi neri che lavoravano nei campi, rendendo ricchi i capitalisti e i proprietari di schiavi degli Stati Uniti. Quando lo schiavismo fu abolito, crearono le leggi Jim Crow. Quando dovettero fare un passo indietro per via della lotta per i diritti civili, hanno creato altre leggi per emarginare e attaccare i neri, e hanno usato la brutalità della polizia per mantenere il razzismo.

Ciò significava che la polizia serviva a uno scopo preciso: attaccare i neri e mantenere la proprietà privata.

I lavoratori bianchi venivano pagati per la loro compiacenza con piccoli privilegi, e allo stesso tempo intimiditi da quegli stessi agenti di polizia nel caso si opponessero. L’obiettivo dei capitalisti era quello di impedire che i poveri, gli sfruttati e le altre persone oppresse si riunissero. Ancora oggi i neri sono pagati meno dei bianchi per lo stesso lavoro, hanno tassi di disoccupazione più elevati, ci sono più senzatetto neri; i neri vengono uccisi in modo sproporzionato dalla polizia. Il razzismo permea ogni aspetto della società.

Nonostante ciò, ci sono ancora numerosi esempi di bianchi e neri che lottano insieme contro il razzismo. La lotta multietnica che si sta svolgendo oggi è il peggiore incubo per la borghesia americana.

Sia i Democratici che i Repubblicani mirano a sedare questo movimento, ma hanno strategie diverse. I repubblicani, sotto la guida di Trump, hanno abbracciato apertamente i supremetisti bianchi con la retorica più violenta e bigotta. Trump ha fatto appello alla Guardia Nazionale e ai militari per far cessare le proteste. Ha minacciato “se iniziano a saccheggiare, noi inizieremo a sparare” citando un capo della polizia razzista dei tempi della lotta per i diritti civili. Invece i manifestanti sono diventati ancora più audaci. Costringendo Trump a ritirarsi nel suo bunker come il codardo che è. La sua retorica incoraggia ancora i suprematisti bianchi che hanno continuato ad attaccare e ad uccidere i manifestanti insieme alla polizia.

La strategia dei Democratici, d’altra parte, è stata quella di assecondare e cooptare. Cercando di mascherare i loro anni di attacchi alla comunità nera. I Democratici hanno contribuito a facilitare massicci tassi di incarcerazione, gentrificazione, e hanno protetto la polizia omicida, come Derek Chauvin che ha ucciso George Floyd.

In entrambe le amministrazioni Clinton e Obama, i neri hanno subito sfratti e pignoramenti e attacchi senza precedenti. Ora, i democratici inginocchiati sul pavimento del Congresso pretendono di sostenere il movimento. Nel frattempo, al calare della notte, fanno lanciano gas lacrimogeni sui manifestanti e li fanno picchiare per le strade. Il candidato presidenziale ed ex vice presidente Joe Biden ha detto al movimento Black Lives Matter “la polizia dovrebbe sparare ai neri alle gambe piuttosto che al cuore“. Che pagliaccio razzista. È per costui che la burocrazia sindacale, le ONG e le organizzazioni non profit, si stanno preparando a fare campagna? Non ci faremo comprare da deboli concessioni per sostenere la nostra oppressione.

Nessuno dei due partiti capitalisti può risolvere i problemi della crisi, del razzismo sistemico o della brutalità della polizia. Per porre fine al razzismo sistemico e alla brutalità della polizia, abbiamo bisogno di una strategia di liberazione. Abbiamo bisogno di una strategia che combatta sia il capitalismo che la polizia. La polizia che li difende. È così che ci liberiamo. Organizzandoci come classe operaia.

Come la pandemia di coronavirus ci ha dimostrato, i padroni non sono essenziali. La classe operaia è essenziale. I lavoratori possono fermare gli ingranaggi del capitalismo, e non solo: i lavoratori possono organizzare tutta la produzione e la riproduzione al servizio di tutte le nostre vite, e non al servizio dei profitti dei capitalisti.

I lavoratori, sindacalizzati e non, stabili e precari, possono organizzarsi e lottare contro il razzismo nei nostri luoghi di lavoro e nelle nostre comunità e contro lo sfruttamento dei padroni. Dobbiamo anche combattere la burocrazia sindacale che si rifiuta di mobilitare le nostre fila per proteggere i posti di lavoro e difenderci dall’austerità imposta sia dal partito democratico che da quello repubblicano.

Noi, classe operaia e oppressi, abbiamo bisogno di un partito politico indipendente dai capitalisti e dagli imperialisti. Senza poliziotti, senza padroni, senza bigotti come membri. Dobbiamo organizzarci politicamente nelle strade e nei luoghi di lavoro per un partito che rappresenti i nostri interessi.

Costruire un partito rivoluzionario nella più grande, pericolosa, potenza imperialista del mondo, è una sfida enorme. Ma avrebbe conseguenze storiche. Questa sfida è inseparabile dalla costruzione di un partito internazionale della classe operaia, che è per noi, la Quarta Internazionale. È così che Trotsky e i trotskisti americani dell’originario Socialist Workers Party hanno compreso il loro compito alla fine degli anni Trenta. La nostra organizzazione, la Frazione Trotskista, insieme alla nostra rete di giornali online La Izquierda Diario, che pubblichiamo in 14 paesi diversi, cerca di raccogliere questa sfida internazionalista. Siamo d’accordo con la strategia generale per rovesciare il capitalismo e costruire il socialismo su scala globale, come è stata delineata da Trotsky. Invitiamo tutti i giovani di strada, i socialisti, gli attivisti neri e di colore che combattono la brutalità della polizia, i lavoratori che si ribellano alla loro oppressione capitalista a ricostruire con noi la Quarta Internazionale.

Il razzismo in qualsiasi forma è il nemico della classe operaia. E i poliziotti razzisti violenti sono una componente chiave dello sfruttamento capitalistico. Dobbiamo distruggere il razzismo e abolire la polizia con la solidarietà e la militanza proletaria internazionale. Continuiamo la lotta di quei rivoluzionari che ci hanno preceduto, per costruire un futuro socialista. E lasciamo che i capitalisti tremino, perché dovrebbero avere paura, perché non ci fermeremo per niente di meno che la fine completa del razzismo, della polizia, del capitalismo e dell’imperialismo. Per un movimento operaio internazionale degli oppressi, per la rivoluzione socialista!

Come ha detto Karl Marx nel Manifesto comunista, e come ha scritto la rivoluzionaria nera Assata Shakur nella sua prefazione al libro: “Non abbiamo niente da perdere se non le nostre catene. Abbiamo un mondo da vincere”.