Essere pagati “a pezzo”: la realtà del cottimo

  • Category: Lavoro
  • Date: maggio 9, 2018

Sebbene il termine cottimo esista da ben più tempo una forma relativamente recente di questo sistema è data dal sistema Bedaux che consisteva sostanzialmente in una campionatura del lavoro e, più precisamente, nel cronometrare il tempo impiegato dall’operaio per ogni singola operazione; in seguito veniva fissata la quantità di lavoro che poteva essere effettuata in quella porzione di tempo e veniva stabilito un tempo standard necessario che determinava la paga base a pezzo.

Prende il nome dall’ingegnere Parigino Charles Eugène Bedaux,che caratterizzò con questo metodo la disciplina del cottimo nel ‘900. Al principio degli anni trenta, il sistema fu applicato anche in Italia, durante il fascismo, ed in particolare alla Fiat, iniziando dallo stabilimento del Lingotto di Torino; ciò provocò proteste e aggressioni ai controllori e venne abolito in italia nel 1934, altre forme di cottimo rimasero in vigore nonostante che, con le contrattazioni collettive negli anni ’60 e ’70, si provò ad arginarle. Volendo dare una definizione a questo sistema di sfruttamento, facciamo riferimento a come Marx lo descrive e fa luce sulla sua natura: “La qualità del lavoro è qui controllata dall’opera stessa,la quale deve contenere bontà media, se il prezzo a cottimo dev’essere pagato in pieno. Il salario a cottimo diventa da questo lato fonte fecondissima di detrazioni sul salario e di truffe capitalistiche. Esso offre al capitalista una misura ben definita dell’intensità del lavoro.”

Dobbiamo aggiungere quindi, che, come sappiamo, il capitalista è a conoscenza dei ritmi e di conseguenza i tempi per effettuare lavorazioni più o meno semplici, il lavoratore è forzato a mantenere il rendimento fissato dal padrone, quindi se il lavoratore non è in grado di fornire un determinato minimo di opera giornaliera, lo si licenzia o lo si forza a lavorare a ritmi più sostenuti.

Con il termine cottimo si intende ad oggi, una forma di retribuzione calcolata in base alla quantità di merce prodotta in un tempo prefissato. Più si produce e più si viene retribuiti. I capitalisti non si sono lasciati scappare l’opportunità di sfruttare la classe lavoratrice con questo sistema, anche se per legge il cottimo non può mai costituire l’unica retribuzione del lavoratore ma solo un’integrazione della normale retribuzione a tempo. Tuttavia l’art 36 della carta costituzionale garantirebbe una retribuzione adeguata e sufficiente per la propria persona e la propria famiglia ad ogni lavoratore. Conoscendo lo sfruttamento del mondo del lavoro, è evidentemente la contraddizione contenuta nell’art 36.

Per esempio esistono ad oggi contratti che garantiscono un fisso mensile di poche centinaia di euro (di certo non sufficienti a garantire nulla al lavoratore, dato il costo della vita), a fronte delle provvigioni, che possiamo vedere come lavoro a cottimo mascherato con un altro termine. La retribuzione a provvigione si basa sulla percentuale di fatturato che il lavoratore riesce a produrre per l’azienda. Se un operatore telefonico riesce a far firmare tanti contratti o un venditore porta a porta riesce a vendere un certo numero di articoli per la casa, verrà elargito un importo supplementare.

Questo tipo di lavoro porta il padrone a poter disporre in maniera indiscriminata della forza lavoro, sfruttando storture di ogni genere. Prendiamo il caso, come molti altri casi, di una lavoratrice anonima: il primo giorno di colloquio gli viene confermato un rimborso spese per il viaggio di andata e ritorno da e per il lavoro, gli viene detto che raggiungendo un totale di 15 contratti fatti in una settimana sarebbe scattato il premio in denaro (che niente altro è che lavoro a cottimo). La lavoratrice raggiunge 14 contratti nella settimana e decide di andarsene. Al momento di licenziarsi con la speranza di riuscire almeno a prendere una percentuale sui contratti portati a termine,ed un rimborso spese dei viaggi il padrone la lascia senza un rimborso e senza un premio per il lavoro svolto proprio perché non ha raggiunto il livello minimo fissato inizialmente. Il padrone si è assicurato così il profitto di 14 contratti stipulati grazie al lavoro della lavoratrice, ma non ha pagato nulla.

Un altro esempio emblematico di cosa sia il lavoro a cottimo lo troviamo nella denuncia di qualche anno fa di lavoratrici nell’ambito delle pulizie nelle camere di alberghi. Queste lavoratrici hanno un contratto indeterminato da 40 ore settimanali. Al momento dell’accredito bancario del salario e dopo aver visionato la busta paga, si sono accorte di un taglio dello stipendio che variava di mese in mese. In pratica, ecco quello che succedeva: alle lavoratrici veniva detratto dalla retribuzione,un ammontare fino a 200 euro. Questo avveniva se le lavoratrici non riuscivano a sistemare il numero di camere prefissato, in un determinato tempo anch’esso prefissato. Il sistema è stato smascherato una volta che le lavoratrici sono entrate in possesso di una sorta di una contabilità parallela da cui emerge che il consorzio rilevava, su un programma informatico, il tempo con il quale le lavoratrici dovevano terminare il lavoro in ciascuna stanza. Nel caso specifico 5 ore e 50 minuti per sistemare 14 camere, con una media di 25 minuti a stanza. Anche in questo caso si tratta di una forma di cottimo, e costringe le lavoratrici a ritmi di lavoro sempre più intensi e frenetici.

Sarebbero da citare tanti altri esempi di lavoro a cottimo presenti oggi massicciamente in molti settori del lavoro, anche la recente lotta dei riders (Foodora, Deliveroo ecc…) si incentrava sul rifiuto del lavoro a cottimo, ovvero ad essere pagati a consegna, con tutte le ricadute su stress e rischi dovuto alla necessità di essere celeri nelle consegne    ( https://www.lavocedellelotte.it/it/2018/04/16/a-bologna-i-rider-fattorini-tengono-la-loro-prima-assemblea-nazionale/ ).

Il sistema di sfruttamento a cottimo, non è altro che un metodo che usano i padroni per aumentare la produzione, quindi la produttività dei lavoratori. I problemi fisici e psichici che avranno i lavoratori sottoposti allo stress incessante di vedere il proprio salario direttamente legato alla produzione che riescono a garantire non possono essere equiparati al guadagno che riescono a ricavare.

Il lavoro a cottimo, ancora oggi, è un anello fondamentale di questo sistema di sfruttamento, comandato da padroni pronti a tutto per aumentare i propri profitti. Evidentemente non bastano leggi e contrattazioni collettive per eliminare simili storture che arriveranno al tramonto solo quando l’intero sistema sarà messo in discussione dai lavoratori stessi.

Vanja

1 Commenti

  1. “è il tuo lavoro lo DEVI fare ! “ “se non ce la fai cazzi tuoi” “devi segnare un numero di ore -consono- al lavoro che fai” se avete ricevuto frasi del genere sono tutte minacce intimidatorie su cui si può fare querela e sono pure prove di mobbing . Registrare e annotare tutto , in sede giudiziaria hanno un valore .

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