Prima il profitto, prima gli interessi delle aziende americane”.

In questa affermazione si può racchiudere il “ragionamento”, se così si può chiamare l’atteggiamento arrogante, del presidente statunitense Trump sul clima.

Di fronte al rischio di distruzione di vaste aree della Terra, con cataclismi che produrranno centinaia di migliaia se non milioni di vittime, uno dei più grossi imprenditori mondiali, un rappresentante della classe borghese, sceglie di difendere gli interessi immediati dei capitalisti mettendo a repentaglio l’esistenza stessa del genere umano o quantomeno di gran parte di esso.

La “logica” di Trump è di chi tiene in conto principalmente la concorrenza con gli altri capitalisti, di chi vede nell’altra nazione il concorrente, che si avvantaggerebbe dalle politiche di riduzione dei gas serra. Ridurre la CO2 significa per Trump produrre di meno e quindi vendere meno merci, fare meno profitti, avvantaggiando la Cina, l’India, il Giappone, la Russia ed anche l’Europa, in primis la Germania, che esporta grandi quantità di prodotti negli USA.

Questo “ragionamento” sembrerebbe non fare una piega per quanto riguarda gli interessi immediati del Capitale, ma va considerato che a medio e lungo termine – anche restando nella logica di chi ha come faro il profitto – si produrranno sull’intero pianeta crisi economiche mondiali in conseguenza delle crisi climatiche. Saranno sempre più frequenti gli uragani, anche in quelle zone dove il clima era sempre stato mite; aumenteranno i periodi di siccità che saranno sempre più estesi; intere aree della Terra saranno sommerse dall’innalzamento dei mari; nuove e più forti migrazioni di milioni di esseri umani verso aree più tranquille; nuove malattie prodotte dai cambiamenti climatici; prosciugamento dei laghi e dei fiumi; meno cibo disponibile; meno acqua potabile; nuove guerre in conseguenza dei cambiamenti ambientali  e, di conseguenza, forti cali sia dei saggi di plusvalore che dei saggi di profitto.

La dimostrazione di quanto affermiamo è data dalle conseguenze dei disastri ambientali dal 1970 al 2012. Sono stati, infatti, registrati 8.835 disastri, che hanno causato la morte di quasi 2 milioni di persone e danni alle varie economie, per un valore attuale pari a 2,4 trilioni di dollari.

Gli stessi uomini della borghesia, un po’ più lungimiranti, affermano:

Il negazionismo del presidente USA sul riscaldamento globale è privo di qualsiasi fondamento. Parole in libertà: non esiste una sola ricerca che le sostenga. E ora il pianeta è in pericolo.

L’accusa è di Jeffrey Sachs, economista e direttore dell’Earth Institute alla Columbia University.

La logica del profitto, non solo mette a rischio l’intero ecosistema, ma anche la verità sui cambiamenti climatici. Infatti gli scienziati nord-americani hanno intrapreso una corsa contro il tempo per mettere al sicuro i dati pubblici sul cambiamento climatico prima che il presidente Trump si insediasse alla Casa Bianca.  Lo stesso ha dichiarato senza mezzi termini di voler eliminare l’Epa (Environmental Protection Agency), l’agenzia federale responsabile per il finanziamento della ricerca e l’attuazione delle normative per garantire aria e acqua pulita sul territorio americano. Trump ha affermato che l’Epa è “una disgrazia che sta uccidendo il mercato dell’energia e causando alti tassi di disoccupazione”.

A parte la presunta preoccupazione sull’occupazione – inquietudine che espressa da un imprenditore non è altro che nervosismo per una mancanza di profitti –  si evidenzia una miopia politica ed una indifferenza per i problemi ambientali del pianeta.

Il mondo per questi padroni non è altro che un enorme mercato. Una grande fiera dove si scambiano prodotti al fine di realizzare profitti. Ma non esiste solo timore che Trump possa decidere di cancellare intenzionalmente le banche dati, ma c’è anche quello di un azzeramento dei fondi delle attività dell’Epa e la probabilità, quasi certezza, che i dati possano essere occultati.

Nel rapporto dell’IPCC (Intergovermental Panel on Climate Change) di circa 1500 pagine presentato nel 2013, gli oltre mille scienziati che hanno partecipato a questo progetto, hanno concluso che il cambiamento climatico in corso è causato dalle attività umane e, quindi di conseguenza di quella classe che all’interno della popolazione umana possiede gli strumenti della produzione materiale, che sono: le fabbriche, le officine, gli allevamenti intensivi di animali, le attività di trasporto, l’estrazione di petrolio, centrali chimiche, elettriche, etc. Queste attività imprenditoriali sono responsabili della gran parte delle emissioni di CO2 e CH4.

I valori di anidride carbonica, di metano e di ossido d’azoto hanno raggiunto livelli mai registrati negli ultimi 800.000 anni e negli ultimi trent’anni le temperature medie registrate sulla Terra sono state superiori a quelle registrate nei precedenti 200 anni. L’aumento delle temperature sta determinando lo scioglimento repentino dei ghiacciai, in particolare dei quelli perenni dell’Antartide e della Groenlandia. Ogni anno si verifica una riduzione dei ghiacci pari a 226 miliardi di tonnellate con un innalzamento graduale e costante dei livelli del mare.

Alcuni studi affermano, a ben vedere, che questo innalzamento farà scomparire gran parte delle città costiere e d anche intere nazioni. L’Olanda ha la quasi certezza di finire completamente sott’acqua. Venezia, di questo passo, è destinata a scomparire, inghiottita dal mare, con un danno per il patrimonio artistico culturale incalcolabile.

I cambiamenti ambientali porteranno l’Italia ad avere un clima tropicale. Il fenomeno purtroppo è già in atto da anni, con annesse malattie caratteristiche di quei luoghi, con la crescita esponenziale di insetti propri dei climi tropicali, la flora e la fauna mediterranea sono destinate a lasciare il posto a piante africane. La desertificazione di gran parte dell’Italia è inevitabile, a cominciare dalla Sicilia, che è già fortemente colpita da questo fenomeno. La mancanza di acqua sarà motivo di gravi crisi, di disordini sociali e di nuove guerre.

Quello che abbiamo brevemente descritto non è esaustivo di un discorso, in realtà, molto più ampio e nemmeno una visione pessimistica. E’ solo una triste realtà che si verificherà entro il 2050.

I vari protocolli d’intesa tra le nazioni capitalistiche si sono dimostrati aria fritta a cominciare dal protocollo di Kyoto, che ha visto una dichiarazione d’intentiì comunque non sufficiente per modificare un clima ormai irrimediabilmente distrutto. L’accordo non è stato rispettato, in primis,  dai principali paesi capitalistici responsabili dell’innalzamento delle temperature, quali USA, Cina e Russia. L’aumento di tre/quattro gradi della  temperatura sulla Terra non è più scongiurabile, anzi è purtroppo inevitabile. Il punto di non ritorno è stato ormai superato abbondantemente.

Media e giornalisti borghesi affermano che le  responsabilità siano “dell’uomo”. Non solo sono fuorvianti, ma anche false, perché tendono a nascondere le vere responsabilità di un sistema economico basato sul profitto e sull’arricchimento individuale.

Il colpevole di questa barbarie sociale, economica, ambientale e politica è il Capitale con le sue leggi criminali basate sul profitto. L’esistenza del capitalismo è diventato ormai incompatibile con la vita stessa sull’intero pianeta e – prima che il genere umano si avvii verso l’estinzione a causa di questi cambiamenti – la Borghesia dovrà essere chiamata a rispondere sia dei crimini contro l’umanità, che di quelli commessi contro l’intero ecosistema.

Salvatore Cappuccio