Sabato 4 agosto, Nicolas Maduro è stato vittima di un attentato da parte di un drone carico di esplosivo da cui è sfuggito illeso. Sono sorte molte polemiche rigaurdo il mandante dell’attacco e soprattutto su cosa cambierà per il proletariato venezuelano?

Le immagini hanno fatto il giro di tutto il mondo, il presidente venezuelano Nicolas Maduro, si rivolge ai soldati in onore dell’85° anniversario della Guardia Nazionale Bolivariana. Improvvisamente, si sentono numerose esplosioni. Le guardie del corpo fanno evacuare il capo dello Stato rapidamente. I soldati presenti fuggono in preda al panico. Secondo alcune fonti governative, due o tre droni carichi di esplosivi C4 sono stati inviati da parte dei terroristi con lo scopo di uccidere Nicolas Maduro. Sette militari sono rimasti feriti nell’esplosione.

Ciò che colpisce nel trattamento dell’evento in Francia, è l’indignazione “variabile” dei media.

Di solito, subito pronti a manifestare le emozioni quando si verifica un attentato e quando si hanno vittime europee o nordamericane. I diversi media, hanno, in questo caso, messo tra le virgolette la parola “attentato” , trasmettendo così le voci diffuse sui social network venezuelani, secondo i quali, le esplosioni erano dovute ad un incidente intorno ad un serbatoio di gas, un’ipotesi altamente improbabile date le circostanze(mancanza di finestre rotte nell’edificio). Altre volte, pronti a condannare il “complottismo” di coloro che mettono in dubbio la versione ufficiale di un attacco, la maggior parte dei media europei sono stati partecipi al complotto.

Questo riflesso eufemistico di quanto accaduto questo sabato 4 agosto in Venezuela è arrivato fino alla presidenza della Repubblica. Tre giorno dopo l’attentato, Emmanuel Macron, non ha ancora condannato gli atti commessi contro Nicolas Maduro. Il Presidente francese è diventato maestro della strumentalizzazione del Venezuela negli obiettivi politici interni e nel sostegno dei suoi amici borghesi a Caracas in nome di una presunta difesa della democrazia, una difesa più lenta quando si tratta di ricevere all’Eliseo il principe ereditario dell’Arabia Sudita, Mohammed Ben Salmane, o il capo di Stato egiziano, il maresciallo Abdel Fattah al-Sissi.

Non si tratta di prendere in prestito le dichiarazioni del governo venezuelano, perché ogni Stato , in Venezuela come in Europa o nel Nord America, tende a presentare secondo i suoi interessi la realtà durante un attacco. E’ comunque divertente vedere il trattamento dei media come possa cambiare, le precauzioni mai prese in caso di un attacco in Francia e diffuse con zelo quando l’attacco è in Venezuela.

Secondo la versione ufficiale del governo, l’attacco sarebbe stato ordinato dal presidente colombiano Juan Manuel Santos, in accordo con dei finanzieri presenti negli Stati Uniti. Queste accuse non sono state suffragate da alcuna prova. La lunga tradizione di interferenze degli Stati Uniti nella politica dei governi che si oppongono il meno possibile ai loro interessi rende credibile l’incriminazione, che sia direttamente o mediante il suo miglior alleato nella regione, la Colombia. Tuttavia, il dilettantismo dell’attacco non si adatta perfettamente all’ipotesi di una cospirazione internazionale. L’attacco è stato rivendicato da un piccolo gruppo dell’opposizione, il “Movimento dei soldati in T-shirt”, sconosciuto fino ad allora. Nella loro dichiarazione, invocano delle affermazioni legittime come il diritto di poter mangiare, l’accesso alle cure, il collasso del potere d’acquisto con postulati di un anticomunismo primario. I loro metodi ricordano altri atti. Un anno fa, l’attacco di una base militare ad una ventina di civili e militari e il furto di un elicottero da parte di un ex ufficiale di polizia che aveva attaccato con una granata la Corte Suprema di giustizia e il Ministero degli Interni. Questi attacchi si verificano in un paese che sta vivendo un collasso economico senza precedenti, dove i salari non possono permettersi di pagare il 5% del fabbisogno alimentare di una famiglia, dove la stragrande maggioranza della popolazione non ha cibo, soffre di carenza di medicinali e cerca di fuggire nei paesi vicini per trovare condizioni di vita migliori. Questi attacchi isolati non possono portare a nulla di positivo per la popolazione, non solo per i cliché reazionari che guidano le loro azioni ma anche per i loro mezzi di azione, degli atti disperati, isolati, impreparati e che non permettono alla maggioranza di prendere coscienza della loro forza. Al contrario, offrono al governo Maduro un pretesto per continuare la sua deriva autoritaria.

In contrasto con i colpi di alcuni giovani disperati, le infermiere sono in sciopero da più di un mese. In tutto il paese, i lavoratori dell’Università, del settore elettrico, della telefonia, del settore petrolifero, sono in aumento nel richiedere un funzionamento dignitoso dei servizi pubblici e dei salari alti quanto quelli dei generali, protetti dalla crisi del governo o gerarchi vicini a Maduro, salari che gli permettono di sfamarsi. Sarà da queste donne e uomini, dal loro coordinamento a livello internazionale , che emergerà la speranza di una vita migliore in Venezuela e certamente non di Nicolas Maduro o dei suoi assalitori.

 

Fonte: www.revolutionpermanente.fr 
Articolo di Romain Lamel
Traduzione a cura di Annalisa Esposito